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14 luglio 1789: Dal falso, la nascita del pensiero politico moderno

l'odio diventa metodo politico
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Sulla presa della Bastiglia sono stati scritti fiumi di libri per celebrare l’avvenimento che segna l’inizio della Rivoluzione Francese. La storiografia ufficiale riporta che, nella tarda mattinata del 14 luglio 1789, il popolo parigino assalta la “famigerata” prigione-fortezza, nella quale venivano rinchiusi e torturati quanti si opponevano all’assolutismo regio, liberando, nel tripudio generale, i prigionieri che vi erano rinchiusi. Peccato, però, per i mistificatori della storia, che in tutto questo racconto non ci sia nulla di vero, perché

La presa della Bastiglia è un gigantesco falso storico, elevato a “mito” e verità dell’ideologia rivoluzionaria

Nessuna “presa della Bastiglia”, nessun assalto è stato fatto dal popolo, nessun prigioniero politico è stato liberato: la fortezza, che fungeva anche da deposito di munizioni, era protetta da invalidi e fu fatta aprire su ordine del governatore.

Ma, se vogliamo essere più precisi, la Bastiglia “ospitava” sette prigionieri davvero “speciali”, ma non certamente “politici”, visto che si trattava di quattro falsari di moneta, un depravato e maniaco sessuale e due pazzi, abbastanza pericolosi, che, scambiati inizialmente per filosofi, e, dunque celebrati come “oppressi”, vennero successivamente rinchiusi, dagli stessi rivoluzionari, nel manicomio cittadino di Charenton. In quanto ai “crudeli sistemi di tortura” ritrovati all’interno, si trattava di un’armatura medievale e una pressa, sequestrata tre anni prima ad un tipografo che stampava pubblicazioni oscene.

In quel fatidico 14 luglio dell’anno I della rivoluzione, in nome della Libertà, Fraternità e Uguaglianza, i rivoluzionari si apprestavano ad instaurare il terrore e lasciare una scia di persecuzione e sangue che avrebbe travolto la Francia e trasmesso il germe del totalitarismo. Il sogno e il progetto di odio di Voltaire prendeva corpo: “schiacciare l’infame cristianesimo” e, con esso, il popolo era diventato realtà ed applicato alla lettera.

Fin da subito, infatti, si ebbero una scristianizzazione sistematica e la negazione del culto, il Dio dei cristiani fu messo fuorilegge, i sacerdoti vennero incarcerati o uccisi, i simboli, le croci, le immagini e le feste fatte sparire. La religione cattolica viene sostituita con entità astratte, quali il culto dell’“Essere Supremo” prima e quello della “Dea Ragione” dopo. Il popolo, in nome del quale si diceva venisse fatta la Rivoluzione, fu la vittima principale dell’ideologia rivoluzionaria. E, quando nel marzo del 1783 venne messa in atto la legge sulla leva obligatoria, che si aggiungeva ad una tassazione esasperata, alla privazione dei diritti religiosi e civili, ma, soprattutto, alla decapitazione del Re Luigi XVI (21 gennaio 1793), la Vandea, regione ad ovest della Francia, insorse. Un rosso cuore crociato su un pezzo di stoffa bianca diventa il simbolo di quella che sarà l’Armata Cattolica e Reale che reclamava libertà religiosa e il ritorno al trono del legittimo erede. L’esercito francese dei “blues” brucerà e raderà al suolo l’intera regione ribelle, macchiandosi di ogni genere di atrocità. Ad Angers molti vandeani vennero “scuoiati” per fare le cinture dei pantaloni degli ufficiali; a Clisson circa 150 donne vennero bruciate per estraene il grasso con il quale ungere le ruote dei carri; in altre località il generale Amey fece “infornare” donne e bambini; deportazioni e campi di concentramento fecero la loro funesta apparizione. Furono 150mila e, secondo altre stime, circa 600mila i morti della Vandea. Fu il primo “genocidio” della storia, uno sterminio di massa organizzato. Westerman, “il macellaio della Vandea” scriveva: “Facemmo un’orribile carneficina. Si,non c’è più la Vandea. Ho sterminato tutto. Noi non facemmo prigionieri. La pietà non è rivoluzionaria”. Nasce la nuova era dei diritti non riconosciuti, della Libertà soppressa, della Fraternità delle logge, dell’Uguaglianza “egualitarista”, si scopre l’individuo e il popolo si trasforma in massa. I giacobini furono i maestri del “male”, i quali lasciarono in eredità “l’essenza anticristiana” della Rivoluzione.

E pensare che ancora nei libri di testo delle nostre scuole di ogni grado si narra solo l’apologia della Rivoluzione Francese con i suoi miti, con le sue menzogne grondanti di sangue.

Dobbiamo essere più attenti custodi della memoria ma, soprattutto, guardare all’identità delle generazioni passate e con coraggio e rispetto restaurarne la Verità, senza la paura di apparire contro corrente.

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI:

JEAN DUMONT, I falsi miti della rivoluzione francese, Effedieffe, Milano 1989.
PIERRE GAXOTTE, La rivoluzione francese, Mondadori (Oscar Storia), Milano 2001.
REYNALD SECHER, Il genocidio vandeano, Effedieffe, Milano 19882.