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4 maggio 1929 – Nasce la meravigliosa Audrey Hepburn

10 cose che forse non sapete su Audrey Hepburn
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Nata a Bruxelles il 4 maggio 1929, Audrey Hepburn fu una delle figure di spicco del cinema statunitense degli anni cinquanta e sessanta.

 Una donna che non ha fatto solo la storia del cinema, ma anche della cultura occidentale. L’attrice amata da tutte le generazioni, compresa la nostra, oggi avrebbe compiuto 88 anni.

Audrey ha portato sul grande schermo dei capolavori come: Colazione da Tiffany, Sabrina, My Fair Lady e Sciarada, Vacanze Romane (solo alcuni dei titoli più famosi). Ha vinto nel corso della sua carriera ben cinque Oscar come migliore attrice.

Audrey è diventata molto famosa anche per le sue frasi sulle donne, che combattono da sole ogni giorno i problemi della vita. E’ sempre stata un’esempio di forza e coraggio, un aiuto fondamentale per moltissime di noi. La vogliamo ricordare, quindi, anche con due delle sue frasi più famose:“La bellezza di una donna non dipende dai vestiti che indossa né dall’aspetto che possiede o dal modo di pettinarsi. La bellezza di una donna si deve percepire dai suoi occhi, perché quella è la porta del suo cuore, il posto nel quale risiede l’amore.”

“Ricordati, se mai dovessi aver bisogno di una mano che ti aiuti, che ne troverai una alla fine del tuo braccio… Nel diventare più maturo scoprirai che hai due mani. Una per aiutare te stesso, l’altra per aiutare gli altri.”

10 cose che forse non sapete su Audrey Hepburn:

  • Audrey Hepburn ha vissuto tre vite. La prima fu quella di Hollywood. L’attrice “secchiona” che si alzava alle quattro di mattina per ripassare la parte, sempre lontana dagli stravizi peccaminosi della città delle star. Poi la seconda, quella da casalinga, lontana dalle scene e vicina alla famiglia. La vita che aveva scelto, e conquistato, per dedicarsi alle cose che contano davvero. E infine la terza, quella da inviata dell’UNICEF. Ora che i suoi figli erano grandi poteva dedicarsi ai bambini a cui, proprio come a lei, le guerre e la fame avevano rubato l’infanzia.
  • Amava mangiare cibo-spazzatura davanti alla tv. Sai che facciamo stasera? Penne al ketchup davanti alla tv. Finalmente poteva stare davanti allo schermo senza essere protagonista. Non vedeva i film suoi, ma quelli degli altri: li giudicava e si appassionava come se non fosse un’attrice. Era ingenua, ha sempre guardato la vita senza diventare blasé: ti scordavi che era la Hepburn». Adorava la tv italiana, il varietà, Canzonissima. Non approvava i film d’azione – la violenza non può essere intrattenimento – e i quiz a premi – non è bene pensare che si possano fare soldi senza lavorare. Non perdeva una puntata della serie Tv – Cuore e batticuore.
  • Era una fan sfegatata di Raffaella Carrà. Tra tutte le soubrette degli amati show televisivi, Raffaella Carrà era la sua preferita. «Le piaceva perché lei avrebbe voluto fare la ballerina. Sapeva il lavoro che c’era dietro ad ogni performance. «La Carrà è fantastica. Canta, balla, sa fare tutto ed è preparata in modo straordinario. È un’artista completa, in America diventerebbe una grande star».
  •  Agli abiti da sera preferiva i piumini. La moda di Audrey era essere adatta alle occasioni. L’eleganza, per esempio, era legata al suo lavoro, e anche il rapporto con Givenchy faceva parte del personaggio. Sarà solo lontano dal set a dalle serate di gala, che potrà vestirsi come le pare. «La sua libertà era indossare jeans, magliette e golf. Non era di quelle che in casa camminano sui tacchi» spiega Luca. «Per anni indossò cappotti divini di sarti famosi, ma fu davvero felice quando inventarono i piumini». «Quelli sì che proteggono dal freddo e sono pratici» sosteneva l’attrice.
  • Ha inventato – e cucinato – una ricetta per Valentino. Audrey era molto fiera del suo rapporto con Valentino: c’erano affetto, stima, e una rispettosa distanza. Un inverno si trovavano entrambi in Svizzera, a Gstaad, e lo stilista la invitò a una cena jet-set. Qualche giorno dopo lei volle ricambiare, invitandolo a casa per una cena molto semplice. «Per lui ci vogliono le linguine al pesto!» decise eccitata come una ragazzina. E subito dopo si chiese: «dove lo trovo il basilico sulle Alpi svizzere?». Costrinse Robert Wolders – suo compagno dopo il divorzio da Andrea Dotti – a cercare, in ogni negozio di ogni paesino, tutte le foglie di basilico in circolazione. Non erano abbastanza. Cocciuta ma pragmatica, sostituì il basilico mancante col prezzemolo. Fu un successo!
  •  Lontano da Tiffany, la vera colazione di Audrey. Audrey scendeva le scale in vestaglia e si dirigeva in cucina. È lì che si prendeva il tempo da dedicare alla prima colazione con i figli. Tra una madeleine e una tazza di caffelatte, le chiacchiere diventavano confessioni. Audrey riusciva sempre a trovare vie di mezzo e motivazioni per stemperare i furori adolescenziali del figlio.
  • Quella Roma che non l’ha mai accettata. «Roma ti accoglie ma ti giudica». Audrey stava bene con la parte popolare della città, non con l’alta-borghesia e la nobiltà: criticavano la sua vita, tranquilla e quadrata, troppo lontana dallo stereotipo della diva. «Quando mamma si trasferì nella capitale aveva 40 anni e un passato che l’aveva provata. Inoltre non era serena accanto a mio padre e alla sua vita festaiola. Lei piuttosto che andare a un cocktail preferiva chiacchierare con un’amica, ne aveva 4 o 5. I romani poi erano abituati a spettegolare, lei preferiva non giudicare nessuno. Era molto forte, restava ferma e manteneva la sua autonomia: questo li irritava ulteriormente».
  •  L’amore incompatibile con Andrea Dotti. «Mamma aveva perso la testa per papà, non era mai stata così innamorata. Sposarlo fu una scommessa. Sperava che lui crescesse più in fretta, ma non accadde: era un farfallone. Avevano dieci anni di differenza, ed era come se ne avessero ancora di più. Erano troppo diversi: lui mondano e urbano, lei riservata e quasi contadina.  Inoltre «per molti uomini è difficile avere una moglie famosa. Da italiano, il ruolo di principe consorte  non piaceva».
  •  Il suo segreto per gestire la suocera italiana. Paola Bandini – madre di Andrea Dotti – era una donna forte e aggressiva, abituata a controllare gli affetti: a 25 anni aveva già quattro figli e una gran voglia di liberarsi del marito per iniziare una nuova vita. Pur stimando la nuora, non riusciva a non lanciarle quelle frecciatine tipiche delle suocere. Audrey era dolce, ma ferma e indipendente. Di fronte a quegli attacchi porgeva l’altra guancia e sorrideva con tutta la sua dolcezza. «L’altra così si imbestialiva ancora di più»
  •  Sincera sì, ma con un benefit: le bugie bianche. Audrey credeva nella sincerità, ma sosteneva che le bugie bianche avessero una virtù: aiutano a rendere la vita meno dolorosa, alterano lievemente la realtà senza fare torti a nessuno. Amava raccontarle soprattutto ai bambini – perché è per loro che le cose vanno filtrate – con risultati spesso comici. Quando suo figlio aveva cinque anni passò con i genitori davanti all’Ara Pacis, e chiese cosa fosse. Lei, per non toccare il tema della morte, rispose «lì vivono gli antichi romani». «Allora sono tutti morti» la freddò il bambino.
  • I suoi consigli da mamma. Quando Luca, suo figlio, decise di fare dei lavoretti durante gli studi, Audrey non fu d’accordo: «il tuo lavoro è andare bene a scuola. Nel tempo libero divertiti, fai sport. Io non ho avuto la possibilità di studiare con calma, tu sì. Ora non c’è la guerra, e io ti posso pagare gli studi. Hai tutta la vita per lavorare». «Mamma credeva nell’importanza delle stagioni della vita. Credeva anche in una lotta tra bene e male. La rabbia nutre la collera, il sorriso genera positività. È grazie all’amore che tutto quello che abbiamo – noi stessi, gli uccelli, le piante – vive e cresce: il contrario genera morte.  Metteva sempre l’amore prima di tutto».

 

 

 

 

 

 

 

fonte: notizie.it; VanityFair