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8 marzo, un appello: femministe di tutto il mondo unitevi!

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E’ ormai assodato che la festa dell’8 marzo nasce da un falso storico quanto alla data e alle motivazioni.

La giornata internazionale della donna fu celebrata per la prima volta nel febbraio del 1909 negli Stati Uniti su iniziativa del Partito Socialista americano.

L’anno seguente, nel 1910, l’iniziativa fu ripresa da Clara Zetkin a Copenaghen durante la Conferenza internazionale delle donne socialiste.

Quanto alla data, dai documenti del Congresso, non risultano chiare le motivazioni della scelta dell’8 marzo, in quanto i singoli Paesi scelsero giorni diversi per la celebrazione.

Fu con la seconda Conferenza delle donne comuniste a Mosca, 1921, che venne confermata come unica data per le celebrazioni l’8 di marzo. Nessun fantomatico rogo della fabbrica in cui lavoravano le donne.

A questo proposito, mi viene in mente un noto brocardo del gerarca nazionalsocialista Joseph Goebbels ministro della propaganda del Terzo Reich, che diceva: “Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità.”.

Nulla togliere a nessuno la libertà di festeggiare qualcosa o qualcuno, ma in realtà è quello che fino ad oggi è successo.

Si fa a gara per trovare iniziative per la celebrazione dell’8 marzo. L’ultima è del Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo Dario Franceschini sull’apertura gratuita alle donne dei musei, delle aree archeologiche ed i monumenti statali.

Invece, oggi proporrei alle femministe italiane di lottare per l’abolizione dell’ abominevole pratica dell’utero in affitto, imitando le femministe francesi che hanno già fatto sentire in proposito la loro voce.

Non saranno originali nel seguire l’iniziativa delle colleghe francesi, ma almeno si guadagnerà il merito di sposare una giusta causa.