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9 novembre 1989, crolla il “Muro” e il “mito” del comunismo

Dai crimini ai complici, capire e non dimenticare il prodotto di un sistema anti-umano
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E’ trascorso un quarto di secolo dal 9 novembre 1989, il giorno in cui, in un clima di festa generale, “fu permesso” l’abbattimento del Muro di Berlino, fatto costruire nell’agosto del 1961 dal regime comunista della Germania dell’Est per dividere in due la città che fu capitale della Germania, secondo la logica spartizionistica uscita da Yalta.

Il 1989, dunque, è la data simbolo dell’ “implosione” dell’impero social-comunista sotto il peso delle sue contraddizioni pluridecennali; implosione in parte voluta e controllata, poi sfuggita di mano a chi credeva di gestire persino catastrofi coinvolgenti interi popoli.

A 25 anni di distanza, quanto le giovani generazioni a quella data succedute sanno oltre alla riunificazione della Germania? Cosa è successo nei Paesi dell’Est prima di quella data? Che cosa è stato il comunismo? Come si è affermato? Perché è durato 70-50 anni?  Ebbene, sembra proprio che a queste “irritanti” domande non si voglia dare risposte, soprattutto nei testi scolastici.

Gli avvenimenti che si sono succeduti nella Russia, poi URSS (Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche), la nascita del comunismo e la sua espansione ed affermazione con la violenza, nei Paesi limitrofi, sono stati posti in soffitta. La parola d’ordine è quella di dimenticare la natura “intrinsecamente perversa” del comunismo, quel che ha prodotto non solo in Europa ma nel mondo intero.

Centinaia di milioni di morti, i gulag, gli stermini di massa indiscriminati e mirati, le fosse comuni, le deportazioni e le carestie artificiali per affamare popoli ostili o categorie sociali: la tragedia più nefasta che il mondo e la storia abbiano mai conosciuto.

Crimini e criminali accertati, documentati, paese per paese, città per città, dove è stata applicata e ha regnato l’ideologia “atea e materialista”, che ha cercato di cancellare o estirpare dalla vita dei popoli sottomessi  e resi schiavi ogni traccia di Dio e di fede religiosa, e, con essa, la famiglia e la proprietà privata. Per tutto questo nessuno ha mai pagato, nessuna “Norimberga” è mai stata istituita per processare i responsabili. Ma come ciò poteva accadere se quelli che avrebbero dovuto giudicarli erano i loro complici?

L’impero social-comunista sovietico, e le sue “filiali” all’estero, non avrebbe mai potuto nascere, opprimere ed affermarsi senza l’aiuto-complice e l’amore storico tra i Club Mondialisti occidentali e il Cremlino. C’è una pagina delle memorie di Trotzsky nella quale si legge di prestiti da parte della finanza inglese alla fazione bolscevica fin dal 1907.

Da allora, ininterrottamente, fioccano i miliardi e i nomi eccellenti in aiuto della rivoluzione comunista, a cominciare, tra gli altri, da quel Jacob Schiff, banchiere della Kun and Loab & Company che già allora garantì alla causa della vittoria bolscevica circa 20 milioni di dollari.

Cassa riempita dai vari benefattori della finanza attraverso un traffico, palese e sotterraneo, diretto, oltre che da Sir George Buchanan, soprattutto da lord Alfred Milner, potentissimo fondatore del  “gruppo segreto” della “Round Table”, la super massoneria anglo-americana che ha rappresentato, nei primi decenni dello scorso secolo, la mente e il braccio intorno a cui si è raccolto il più potente sodalizio economico-finanziario mai conosciuto e che va dai Morgan ai Rothschild, ai Rockefeller, ai Ford.

Miliardi e miliardi di dollari sono stati versati per aiutare il sistema e la “Nomenklatura” comunista a vivere, sopravvivere e riciclarsi.

Il 25° anniversario del crollo del Muro di Berlino dovrebbe  essere ricordato per tutto questo e non solo per la riunificazione della Germania.  Deve servire per una presa di coscienza collettiva attraverso la conoscenza di quegli orrori, per non dimenticare il sogno infranto di intere generazioni, il loro anelito di libertà e il loro eroismo, molte volte sconosciuto, sommerso nei gulag o soppresso nel sangue.