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A chi sta davvero a cuore l’ospedale lametino?

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A chi sta davvero a cuore l’ospedale lametino?

Dalila Nesci (M5S) è tornata anche oggi nella sua – anzi, nella nostra – regione per continuare a sostenere medici e operatori sanitari che operano con estrema difficoltà nelle strutture calabresi. Questa mattina, insieme a diversi attivisti cinquestelle, ha visitato l’ospedale di Polistena (RC) che già dal prossimo primo luglio dovrà ridurre l’operatività dei principali reparti per mancanza di personale: «Tutta la politica deve difendere l’ospedale di Polistena – ha scritto su facebook alla fine della visita – Apra bene le orecchie il commissario alla sanità calabrese Massimo‪ ‎Scura‬, che spero sia toccato dal caos al pronto soccorso e dall’affaticamento di medici e infermieri costretti a turni massacranti».
L’associazione “I nostri Angeli”che riunisce i familiari delle vittime della malasanità – fondata non a caso nella nostra regione – ha programmato per domani a Rizziconi una fiaccolata in memoria di Vincenza Raso, morta un mese fa di parto proprio all’ospedale di Polistena, affinché «i cittadini prendano contezza che il diritto alla salute nella nostra regione purtroppo non è garantito a tutti». E’ stato Alfonso Scutellà, padre del piccolo Flavio morto nel 2007 a causa di un’ambulanza giunta in ritardo, ad informare dell’evento: l’uomo ha dato appuntamento alla cittadinanza e a chiunque dovesse ritenere che la questione possa in qualche modo interessarlo. La speranza è ovviamente riuscire a scuotere una volta in più chi oggi in Calabria è chiamato a riorganizzare la nostra sanità, dal momento che i decessi dovuti a negligenza e al caos nel settore continuano a ritmo costante.
E nella nostra ridente cittadina chi e cosa si sta organizzando per difendere il nosocomio lametino da dove anche qui, purtroppo, più di qualcuno non è riuscito ad uscirne vivo?
Al momento da nessuna parte sembra muoversi foglia. Eppure in campagna elettorale erano tutti agguerriti, tutti con la propria, personale, ricetta capace di salvare la maternità a rischio chiusura, la rianimazione, le chirurgie, tutti sensibili al ridimensionamento del Centro Trasfusionale.
Poi oggi, terminata la campagna elettorale, dismessi i palchetti, accantonati gli ‘strepiti’, abbandonate le automobili dotate di altoparlanti gracchianti, Lamezia è ritornata – evidentemente soddisfatta – a bearsi della sua ritrovata (finta) serenità.
Ed è tornata anche a bearsi del suo bell’ospedale blu dipinto di blu.
Chi se ne frega se poi al suo interno ha servizi completamente inadeguati? Chi se ne frega se al pronto soccorso non si trova uno straccio di barella per consentire ad un paziente di poter fare una risonanza magnetica che può salvargli la vita? Chi se ne frega se non si trovano pinzette sterili, se manca il filo per le suture, se ti dimettono dimenticandosi di toglierti un ago da un braccio, se tralasciano di avvisare i familiari che il oro congiunto è morto all’improvviso; se ti abbandonano per ore nel corridoio del pronto soccorso perché mancano i medici e tu hai un ictus in corso?
No, a Lamezia abbiamo davvero toccato il fondo e siamo già in preoccupante ritardo: ci siamo dentro tutti e tutti siamo chiamati in causa per difendere il nostro sacrosanto diritto di essere tempestivamente curati senza subire (anche ) il disagio di dover percorrere decine o perfino centinaia di chilometri che ci priveranno della vicinanza delle persone a noi care.
E’ ora di fregarsene dei colori politici: si dimostri, una volta per tutte, di avere davvero a cuore il bene comune e ci si attivi, tutti insieme. Adesso.

  • Smettetela per una buona volta di fare killeraggio politico con la sanità. L’Ospedale e la sanità lametino sono stati utilizzati da sedicenti comitati, che ora hanno perso la parola (!), solo per complottare contro politici in ascesa. Il tempo e’ galantuomo. …..