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A proposito di processioni e di purificazione: ma non si possono redimere mafiosi e peccatori in genere?

Giovedì, a Paola, i Vescovi calabresi si riuniranno per riflettere sulla processione di Oppido Mamertina. Nell'attesa, noi offriamo una nostra riflessione
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Tempo di polemiche e di dichiarazioni forti, dall’una all’altra parte dello status sociale. Al centro delle contese, una processione, una delle tante processioni che dalle chiese si portano, in Calabria, tra le tante strade e vicoletti dei paesi. Quella di Oppido Mamertina, dove è scoppiato all’improvviso il caso dell’inchino durante la processione e dove ora il parroco vorrebbe esentare da colpe i portantini, scelti tra gli strati sociali senza ricorrere all’esibizione di un certificato del casellario giudiziale o senza previi accertamenti se essi facessero parte o meno di cupole o famiglie in odor di  ‘ndrangheta.

La Chiesa, da sempre, cammina per le strade del mondo e lo deve anche sapere ben fare, seguendo l’esempio di Colui che la Chiesa l’ha voluta, e l’ha voluta Santa, Cattolica, Apostolica. I rappresentanti di questa Chiesa, siano essi Vescovi, Sacerdoti, Diaconi, religiose e religiosi, laici, sanno molto bene che non bisogna rimanere rinchiusi tra le stanze della parrocchia o della curia, ma bisogna scendere tra le persone qualsiasi esse siano: tra chi è circondato dalla mafia, che spesse volte li stringe in una morsa letale; tra le persone che sono (o sono state) sull’orlo del precipizio e che sono state trascinate su dall’amore misericordioso del Padre o dalle carezze di una Mamma che, nonostante tutto e nonostante tutti, continua a stare in mezzo a questa gente, come le testimonianze di centinaia di luoghi sparsi nel mondo (da Fatima a Medjugorie; da Lourdes a Pompei e così via).

La Madonna non si inchina ai potenti di turno, siano essi della mafia, della politica o del capo della giornata. Quella Madonna che le polemiche umane, hanno messa da parte, come è successo a Oppido Mamertina. In questi giorni, si è parlato di tutto. Tutti hanno espresso pareri, hanno emesso giudizi ma nessuno s’è battuto il petto. Soltanto pochi si sono soffermati in preghiera o si sono messi  in ginocchio dinanzi ad un tabernacolo per chiedere perdono, pace, nuovo ossigeno per far ritorno tra le strade impolverate del mondo, togliendo quella polvere che altro non è se non l’incrostazione del male tra le pareti dei cuori e che copre la carica di Divino che ognuno di noi ha ricevuto nella propria anima.

Ora, giovedì 16, proprio nella Festività della Madonna del Carmelo, i Vescovi della Calabria convergeranno verso il Santuario del grande Santo taumaturgo di Paola, Francesco, che – oltre alla umiltà ed alla caritas additate agli uomini di buona volontà – sapeva ben usare anche le maniere forti pur di gridare in faccia ai potenti che il “Potente è Uno e soltanto Uno” e che il male non deve prevalere sul bene. Cosa si diranno i Pastori calabresi se non altro il tutto ed il tanto di un gregge che ha dimostrato, in parecchi casi, di aver paura del lupo e che al lupo non vuole  affatto soccombere.

I Vescovi non hanno armamenti e non hanno forze oppositrici al male se non l’arma del Vangelo e la forza prorompente dello Spirito Santo

La purificazione dei cuori passa attraverso una profonda  azione di metanoia (riconversione) che deve poter far gridare ai tanti figliuol prodighi ovunque sparsi e dispersi: “Padre, ho sbagliato, ma ora riprendimi tra le tue braccia di Misericordia e di Amore”. Quasi certamente, tra queste persone, ci sono centinaia di mafiosi disposti  a cambiare rotta. Anche San Paolo faceva odiare ed uccidere i cristiani per imporre loro le idee della sua parte e le loro tendenze. Eppure oggi è San Paolo. E basta! Oppure Sant’Agostino d’Ippona che nella sua gioventù amava i piaceri della vita, nonostante ciò, il Padre Misericordioso non lo ha sbattuto fuori, lasciandolo in pasto del male sempre in agguato. Ed è Sant’Agostino. E basta!

Chi non ha peccato scagli la prima pietra. E di sbagli ne abbiamo fatto tutti

san Paolo

San Paolo

Papa Francesco si accusa pubblicamente di essere anche lui un peccatore.

Ritornando al mafioso, anche lui potrebbe essere  quello di un cuore che sanguina e che sarebbe oltremodo disposto ad abbandonare e a ricusare la sua strada  impregnata di violenze e di morte. Non è una sua scelta, questa. Ma è il Padre Misericordioso che gli sussurra sempre nelle orecchie che Lui resta lì ad attendere, assicurandolo di essere sempre disposto a perdonarlo. Udite! Udite! Gesù non caccia via chi sta ad aspettare, non fa soffrire chi è sofferente ed invita ad aprire le porte del proprio cuore chi si è nascosto in stanze segrete. Ed è anche così per la Chiesa Cattolica?

Ritorniamo al caso di Oppido. Diciamolo con tutta onestà e sincerità: quante processioni “sbagliate” si sono tenute e sono state condotte in disprezzo alla Parola di Dio. Quante banconote sono state appuntate ai vestiti delle statue dei Santi. Quanti “pegni d’onore” rispettati attraverso le tante catenine d’oro o preziosi, venivano appuntate sulle vestigia delle statue. Si, in gran parte era data da gente buona per ringraziare il Santo di una grazia ricevuta, ma tra queste persone non ci si immischiava pure il mafioso? E dove erano quelle persone che oggi si sono svegliate dal sonno ed hanno fatto capire che in questa circostanza (Oppido) c’era la mano lunga della mafia?

Tutti dovremmo allora gridare: “Mea culpa! Mea culpa!” ma anche, con la gioia di gridare liberamente e gioiosamente, “Mea culpa sed felix culpa!”, perché solo  attraverso una dura prova si può passare dalla cruna di un ago per arrivare all’abbraccio con il Padre.

I Vescovi, nel loro incontro a Paola, sapranno molto bene che tra i mafiosi c’è anche chi si può redimere, così come lo possono fare i carcerati, i violenti, i grandi peccatori in genere. E poi occorre che ogni passo, ogni centimetro di una processione siano slanci di preghiere, di lode, di canto, di supplica e che non ci siano, come ci potrebbero essere, le processioni che regalano facili occasioni per puntare il dito contro questo o contro quello, per il gusto (pessimo) del chiacchiericcio da comare di borgate.

Purificare le processioni, sottraendole non solo all’inchino ma anche a tutti gli altri gesti sacrilegi, come quelli sopra accennati

Ed i Vescovi non sbattano le porte in faccia ai peccatori, perché tra di loro ci potrebbe essere chi avverte il bisogno del ritorno al cammino di santità, proprio come Paolo di Tarso, come Agostino d’Ippona o tanti altri che il peccato lo hanno affrontato prima con la fragilità, dovuta alla condizione di uomo, e poi con la decisa fermezza di essere stati soltanto un veicolo di transito verso le zone del bene, del bello, della santità, appunto.

Anche questa è purificazione. Anche questa è azione di inchino, questa volta non della Madonna al mafioso o al peccatore ma di inchini  del mafioso e del peccatore alla Madonna

Cari Vescovi, successori di Pietro: vi amiamo proprio perché lo sappiamo che oggi (ma è da sempre così) è veramente difficile essere Papa, Vescovo, Sacerdote, Diacono, religiosa e religioso, laici  e  testimoni di Cristo in genere.

E preghiamo che le nostre vere processioni siano soltanto quelle che dalla terra ci trasportino al Cielo!