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A rischio il mercato della Patata Silana IGP

Allarme lanciato da produttori: I costi di produzione del Sud Italia sono più alti e questo rischia di penalizzare il mercato
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A seguito della guerra tra l’Unione Europea ed il paese sovietivo, produce i suoi effetti fino in Calabria ed a subire un duro colpo è il mercato della patata. L’allarme è stato lanciato dai produttori del settore, al termine di un ampio confronto tra i rappresentanti delle organizzazioni agricole e cooperative dell’Ue (Copa e Cogeca). Il bando russo infatti, ha colpito il 37% dell’export di patate europee, con conseguenze negative che ricadono indirettamente sui produttori italiani in tutto il Paese.

Per quanto riguarda la Calabria, ad essere penalizzata è soprattutto la produzione della patata della Sila. Al danno rischia di aggiungersi la beffa: con il mercato russo bloccato, i paesi del nord europa portano sul mercato italiano il loro prodotto che ha un costo molto più basso e questo penalizza soprattutto il prodotto calabrese.

Siamo estremamente preoccupati – ha detto all’Ansa Fausto Bosca di Unapa (l’Unione nazionale delle associazione dei produttori di patate) – almeno per due motivi. In primo luogo, sono aumentati del 5% gli investimenti nel settore e si prevede uno dei raccolti più importanti degli ultimi anni. Ci sono quindi le premesse per un certo squilibrio tra domanda e offerta.

Inoltre la parte della produzione Ue, come quella francese e tedesca, che non può più confluire verso la Russia è destinata ad essere esportata verso il Sud dell’Europa, tra cui l’Italia. I nostri produttori non possono fare concorrenza ai prezzi (oggi 12-13 centesimi il kg franco arrivo) dei partner del nord europa perché hanno costi di produzione più elevati. Chiediamo quindi all’Ue di introdurre elementi di regolamentazione del mercato del settore delle patate, il più discriminato della Politica agricola comune in quanto non è gestito da un’organizzazione comune di mercato, né riceve un sostegno comunitario.

Bisogna correre ai ripari – ha rilanciato Luciano Torreggiani, coordinatore di Fedagri per il settore – indicando che è necessario “intensificare i controlli per evitare che venga cambiata, grazie ad alcuni commercianti che si prestano a farlo, l’origine del prodotto importato che, una volta passato la frontiera diventa italiano”.

La Commissione Europea invece sta lavorando per estendere la presenza dei prodotti europei in America Latina, in particolare in Brasile, in Asia e soprattutto in Africa. La prossima settimana, il Parlamento di Ucraino dovrebbe approvare la liberalizzazione con l’Ue del commercio della patata. Questo però non è abbastanza. Le associazioni agricole europee chiedono all’esecutivo di “rimuovere nei prossimo negoziati commerciali con i Paesi extra-Ue la burocrazia, le barriere non tariffarie e quelle fitosanitarie. Ma anche proteggere i diritti di proprietà intellettuale per i tuberi-seme rafforzando la promozione del prodotto fresco”.