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Addio velo islamico sui luoghi di lavoro

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Un’azienda può vietare alla dipendente di indossare il velo islamico durante le attività lavorative; se non rispetta il divieto si può procedere al licenziamento.

Addio velo islamico sui luoghi di lavoro: un’impresa è libera di vietare alle proprie dipendenti di indossare segni visibili di convinzioni religiose (ma anche politiche o filosofiche). È questa la sintesi di una delle sentenze più attese di quest’anno, emessa solo stamattina dalla Corte di Giustizia Europea  e che chiarisce un dubbio sorto negli ultimi anni in più Stati Membri.

Da oggi il datore di lavoro potrà adottare regolamenti aziendali con cui impone l’obbligo, alle donne, di lavorare a viso scoperto, specie se addette ai rapporti con la clientela: un obbligo che non può considerarsi – a detta dei giudici europei – fonte di discriminazione.
La sentenza è figlia dei tempi.

Il problema della «laicità» del luogo di lavoro si è posto in modo ancora più urgente e serio dopo gli ultimi attentati di Parigi. Da allora, numerosi sono stati i datori di lavoro a imporre l’eliminazione di qualsiasi segno distintivo di natura religiosa all’interno dell’azienda. Primo tra tutti il velo islamico.

È vero: la Convenzione dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro proibisce ogni discriminazione sul luogo di lavoro e impone il principio della parità di trattamento, onde combattere discriminazioni fondate sulla religione, convinzioni personali, handicap, età o tendenze sessuali.

Ed è per questo che la pronuncia potrebbe avere un sapore vagamente politico o, quantomeno, legato alla sicurezza. La vicenda – Un’impresa assumeva una lavoratrice musulmana come receptionist. In virtù di una regola, non scritta, interna all’azienda, l’ufficio personale comunicava alla donna di non poter indossare il velo islamico sul luogo di lavoro.

La donna, invece, ritenendo discriminatorio il divieto, continuava a coprire il visto con i simboli della propria religione. In risposta, l’azienda approvava una modifica del regolamento interno che sanciva il «divieto ai dipendenti di indossare sul luogo di lavoro segni visibili delle loro convinzioni politiche, filosofiche o religiose e/o manifestare qualsiasi rituale che ne derivi». Insomma, la regola che prima era «non scritta» veniva così formalizzata. Nel 2006, a causa del suo perseverare nella volontà di indossare il velo, la lavoratrice veniva licenziata.

No al velo islamico sul luogo di lavoro – Secondo la Corte di Giustizia, non commette alcuna discriminazione l’impresa che vieta il velo islamico ai suoi dipendenti. Difatti, la norma del regolamento interno dell’impresa riferendosi al fatto di indossare segni visibili di convinzioni politiche, filosofiche o religiose, tratta in maniera identica tutti i dipendenti, imponendo loro, indiscriminatamente, una neutralità di abbigliamento.

Pertanto, non può dirsi violato il principio di parità di trattamento. La volontà del datore di lavoro di mostrare ai suoi clienti un’immagine di neutralità è del tutto legittima e il divieto di indossare segni di convinzioni politiche, filosofiche o religiose è idoneo ad assicurare la corretta applicazione di tale politica aziendale.

fonte:cicas