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Alla Regione Calabria si voterà a novembre

Tutto lascia credere che sia così, dopo le dichiarazioni della Stasi, di Talarico e le punzecchiate di Magorno
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Sono ormai tutti convinti, fra i vari schieramenti politici e nel commento generale dei cittadini, che il mese di novembre prossimo sarà quello buono per andare a votare. Ovviamente alla Regione, almeno che non ci siano impellenze tali da far maturare accorpamenti anche a livello comunale e, in tale discorso, potrebbe rientrare anche il Comune di Lamezia Terme: se non proprio novembre, da lì a qualche mesetto.

Ad ogni buon conto, alla Regione Calabria – tra un tira e molla e l’altro – si sta per andare dritti verso la prima decade di novembre prossimo per cambiare tutto e ripartire con un nuovo Consiglio e, da lì a poco, con una nuova Giunta. Già le schermaglie sono iniziate e le risposte per niente dimesse ci sono anche, così come s’è registrato nelle ultime ore con alcune riflessioni politiche.

Ed a fare da “attaccante puro” è stato dapprima il Presidente del Consiglio Regionale uscente, Francesco Talarico, secondo cui tutto è ormai deciso:

Con le dimissioni dei consiglieri la questione non cambia, perché si voterebbe comunque a novembre.
Noi – ha aggiunto – abbiamo uno Statuto regionale, al pari delle altre Regioni, secondo il quale il Consiglio regionale rimane in carica fino alla proclamazione dei nuovi eletti. Non è come nel caso di un sindaco che, nel momento in cui rassegna le dimissioni, viene sostituito da un commissario facendo decadere giunta e consiglio comunali. Qui non c’è alcuna manovra dilatoria. Noi stiamo continuando a portare a termine una serie di cose importanti.

E siccome lui è un calabrese dalla testa dura, temendo cioè di essere frainteso, ha subito confermato la sua idea già più volte espressa: “Siamo pronti a votare a novembre. Dopo le dimissioni, trattandosi di una elezione diretta del Presidente della Regione, non c’è alcun dubbio che sia necessario tornare alle urne, in modo tale che i calabresi possano esprimersi su un nuovo governo”.

Esprime invece molti dubbi il Segretario del PD calabrese, Ernesto Magorno, secondo cui  in Calabria tutto tace, invitando di  rimando la Presidente facente funzione della Regione, Antonella Stasi, a “dire ai calabresi, seriamente, però, quando potranno andare a votare per scegliere democraticamente chi li governerà. Sarebbe difficilmente spiegabile all’opinione pubblica che di fronte a una Regione che vive una situazione simile alla nostra, non si possa fissare la stessa data per dare la parola agli elettori. In realtà una differenza c’è: Errani con grande senso di responsabilità si è dimesso un minuto dopo la condanna, Scopelliti no, facendo perdere tempo prezioso ai calabresi “.

E che fa, allora, la Presidente f.f., Stasi? Chiaramente al discorso non ci sta, per cui replica seccamente:

Partiamo dal presupposto che la legislatura si è di fatto conclusa con la presa d’atto delle dimissioni del Presidente Scopelliti e i consiglieri sono stati definitivamente congedati, per cui le riunioni del Consiglio sono semplicemente legate ad atti urgenti e di ordinaria amministrazione. La legge in vigore prevede che il decreto con la data per il rinnovo del Consiglio regionale venga emanato tra il 45* ed 90* giorno dallo scioglimento dell’assemblea e che le elezioni sono indette dal Presidente della Giunta sentito il Presidente del Consiglio regionale e d’intesa con il Presidente della Corte d’Appello di Catanzaro. A calcoli fatti, quindi, non mi è possibile firmare tale decreto prima del prossimo 18 luglio, e comunque non oltre il 2 settembre. Ho inviato oggi – aggiunge la  Stasi – una nota al Ministero dell’Interno per sapere se ci sarà una data nazionale unica in cui far convenientemente convergere anche la data delle elezioni per la Regione Calabria

I dubbi, a questo punto, finiscono, e le grandi battaglie elettorali già iniziano. Magari sotto l’ombrellone o all’ombra di un abete verdeggiante, ponendosi davanti ad un elettorato che certi modi di fare politica lo hanno allontanato dal prendere decisioni, di scendere in campo, di dire si o no.