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Uno sbirciata all’interno della discussa categoria degli arbitri

Luca Torcasio ha incontrato su questo tema il Presidente Eugenio Viterbo, un Lametino DOC
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Aia1Il dott. Eugenio Viterbo, 33 anni, è presidente di un’associazione piuttosto particolare, un’associazione che fa della discrezione, della responsabilità e dell’impegno uno stile di vita.

È il presidente dell’Associazione Italiana Arbitri di Lamezia Terme, 120 arbitri, di cui ben 80 impegnati direttamente sul campo e 40 come osservatori ai più disparati livelli e con differenze di età talvolta anche di 60 anni tra gli uni e gli altri. Insomma, una vera e propria palestra di dialogo intergenerazionale e di corresponsabilità.

Presidente, buongiorno e grazie per la sua disponibilità.

Per dare un’idea di quanto siate efficaci, le chiedo subito il numero delle gare che gli arbitri di Lamezia hanno diretto quest’anno, a quali livelli e con quali compensi.
Per rendere l’idea, le dico subito che solamente gli arbitri che dirigono gare direttamente designate dalla Sezione, per intenderci dal settore giovanile alla seconda categoria, sono state oltre cinquecento. A queste vi sono da aggiungere quelle dirette in ambito regionale dai ragazzi che operano dalla prima categoria all’eccellenza, senza dimenticare il calcio a 5, e quelle arbitrate dai nostri in ambito nazionale, essendo la nostra sezione ben rappresentata con due associati che in questa stagione hanno operato in Lega Pro, due in Serie D e due in serie A di Calcio a5. Per cui in totale sforiamo il muro delle 800 gare dirette nella stagione. Una gran mole di lavoro se si pensa poi che non c’è alcun compenso per chi domenicalmente va ad arbitrare, ma solamente rimborsi spese legati ad una diaria che mediamente è meno di 50 euro. A fronte della partita della domenica, però, gli arbitri vivono una settimana intensa, fatta di allenamenti e di continuo aggiornamento sul regolamento.

Se si pensa che la rosa di una squadra è composta da 25 calciatori e che ogni squadra, a costo di notevoli sacrifici, riesce a coprire in un anno una trentina di gare tra amichevoli e campionato, allora ci si rende conto che i numeri che ci ha dato sono davvero sorprendenti. Considerato che poi è praticamente gratuito… Le chiedo ancora come si diventa arbitri, da che età si può iniziare e con quali motivazioni.
Per poter diventare arbitri è necessario solamente aver compiuto 15 anni e frequentare un corso della durata media di un mese, al termine del quale, superata una prova teorica ed i test atletici si acquisisce la qualifica di arbitro. Da quel momento inizia un percorso che per i più dura tutta la vita! Lei mi chiede le motivazioni per fare l’arbitro, ma io devo risponderle con un’altra domanda per poter rendere l’idea. Lei riesce a spiegare da dove proviene il sentimento dell’amore? Ecco, fare l’arbitro è qualcosa di simile, devi sentirlo dentro e svolgere l’attività senza secondi fini, anche perché non ce ne sono!

Lei è il più giovane Presidente di Sezione d’Italia. La storia della sezione di Lamezia è una storia importante. Come è riuscito a raggiungere questo traguardo e per realizzare cosa.
Tutto è nato da un gruppo di giovani colleghi che mi hanno proposto di candidarmi due anni addietro per la carica di Presidente. Dopo una attenta riflessione, in considerazione della consapevolezza del lavoro che avrei dovuto affrontare, ho accettato di buon grado, e successivamente sono stato premiato dagli associati che mi hanno voluto Presidente per il quadriennio olimpico. Ovviamente l’obiettivo principale è riuscire a creare arbitri che possano raggiungere i massimi livelli, ma non è l’unico, ovviamente, dato che non tutti possono arrivare in serie A. Assieme a questo quindi vi è una continua attività di carattere associativo, di aggregazione, di amicizia. L’Associazione, seppur ha delle regole, non ha carattere verticistico in senso stretto, l’ultimo associato, in termini di anzianità, è uguale al più anziano.

Tanti giovani leve, tanti altri che hanno già calcato i campi polverosi della nostra città e della nostra regione con passione e competenza. Altri si sono affacciati con più o meno successo su palcoscenici nazionale. Ci può fare dei nomi?
Partendo dall’alto, non posso non iniziare con Giovanni Luciano, arbitro in Lega PRO, per proseguire con Valerio Vecchi, anche lui in Lega PRO come assistente. Abbiamo poi in Serie D due assistenti, Ruben Angotti e Fernando Cantafio, mentre in serie A di calcio a5 militano Angelino Iuliano a Antonio Belsito. Tutti ragazzi che mettono quotidianamente a disposizione le loro esperienze e fanno da traino ai giovani colleghi.

Ci ha parlato della vita sezionale. Ma è vero che il lunedì vi ritrovate insieme per fare i referti e fare il punto?
Il lunedì sera è sacro per gli arbitri. Tutti quanti ci ritroviamo in Sezione per inviare i rapporti ma anche per scambiare le solite impressioni sulla domenica, riguardo alle gare dirette, agli osservatori che gli arbitri hanno avuto, agli errori rilevati per cercare di capirne e le cause e i rimedi immediati. Gli arbitri devono subito fare tesoro dei consigli degli osservatori, metabolizzarli e metterli in pratica già la settimana successiva.

La storia arbitrale è anche segnata da gesti di violenza davvero incredibili e vergognosi. Come si combattono questi gesti?
Purtroppo questo è il tasto dolente che personalmente mi provoca molta amarezza. Lei non sa ogni domenica sera, il mio stato d’animo prima di sentire i ragazzi per sapere come sono andate le gare, nella speranza che non sia stata violata la loro dignità con gesti violenti che nulla hanno a che fare con lo sport. Non voglio elencare fatti gravi accaduti purtroppo anche in questa stagione sportiva in Calabria, non ad arbitri di Lamezia, ma comunque atti vili. Dal canto nostro è stato istituito un osservatorio permanente per monitorare gli atti di violenza agli arbitri, che vengono trasferiti al Presidente dell’AIA e poi successivamente all’Osservatorio sugli eventi sportivi del Viminale. La soluzione del problema dipende da diversi fattori, come la non sempre adeguatezza delle strutture che consentono il facile accesso a chiunque, oppure come la cultura sportiva non proprio spiccata che porta al convincimento che bisogna vincere “a tutti i costi”. Certamente sanzioni di carattere disciplinare esemplari impartiti dagli organi competenti possono essere da deterrente per il futuro, ma penso anche che è necessario che il mondo del calcio organizzi incontri e convegni in cui si parla del fenomeno e magari vengono pubblicati tutti i dati, con trasparenza e con una decisa presa di posizione.

La scuola arbitrale come scuola di responsabilità e di impegno per il rispetto delle regole. Quanto e come l’associazione che presiede può essere valorizzata per far crescere la città?
Gli arbitri domenicalmente si assumono grandi responsabilità solo per portare avanti una passione ed allo stesso tempo sono portatori di regole. Già questo è qualcosa che ritengo importante nella formazione di un individuo. La crescita di una comunità avviene a mio giudizio con i contributi positivi che ogni gruppo di persone può portare. Io dico sempre che il terreno di gioco è uno spaccato della società, vi sono persone di tutte le estrazioni sociali, con culture diverse e con obiettivi diversi; la garanzia per il rispetto delle regole e della legalità all’interno del terreno di gioco la può dare sempre e comunque solamente l’arbitro. Se queste esperienze vengono valorizzate all’interno di una comunità quale può essere quello della città attraverso manifestazioni, incontri, convegni, certamente non ci tireremo indietro per portare il nostro contributo positivo e spassionato.