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Altra Lamezia dice basta alle false promesse

Questione Infocontact
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Una cattiva gestione aziendale, l’ennesima nell’ambito dei call center utilizzati da sempre dai padroni come fonti di facile guadagno, viene spacciata adesso come conseguenza della crisi economica: il risultato non cambia, a farne le spese sono sempre le lavoratrici e i lavoratori. Forti di un potere conquistato con il ricatto occupazionale, nascondendosi dietro una diminuzione delle commesse di cui i dirigenti e il debito da loro creato sono gli unici responsabili, hanno offerto ai lavoratori due sole alternative: l’esodo volontario con il conseguente assegno di disoccupazione o il contratto di solidarietà che prevede una diminuzione dell’orario lavorativo e la conseguente diminuzione salariale. Chi ha accettato l’esodo si trova oggi a non aver ancora percepito né l’incentivo previsto, né il TFR maturato  e neppure l’assegno di disoccupazione per un problema di forma nel licenziamento. Il rischio reale è la chiusura di una struttura che solo a Lamezia conta circa 1600 dipendenti. Si ripete dunque il triste copione già visto con altre, seppur più piccole aziende cittadine, come Foderaro, Sidis e Treofan. Questa preoccupante situazione è occasione ghiotta di sciacallaggio per politici e rappresentanti istituzionali che, per l’ennesima volta, fingono un interessamento sterile incapace di produrre, per mancanza di volontà, risultati concreti. In tempi di crisi economica globale occorre dunque ricollocare questa lotta in un contesto più ampio, affiancandola a tutte le altre mobilitazioni in corso per i diritti dei lavoratori e respingendo al mittente qualsiasi tentativo di cedere al ricatto padronale.

Siamo dunque al fianco dei dipendenti della Infocontact, per una lotta che, partendo dal basso, abbia come protagonisti in primo luogo le lavoratrici ed i lavoratori ed invitiamo, allo stesso tempo, tutta la cittadinanza a schierarsi al loro fianco.