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Anguria il frutto del piacere di… dissetarsi

L'Accademia nata a Lamezia ha valorizzato questo prodotto ma adesso punta all'IGP. Un prodotto povero che ci nutre e ci difende
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L’estate, seppure un po’ avara, quest’anno non ci fa mancare l’esigenza di qualcosa di rinfrescante e dissetante. Spesso ci rifugiamo nelle bibite gassate o nella frutta, ma la regina del piacere rinfrescante e dissetante è l’anguria, dalle nostri parti più comunemente chiamata “zipangulu”. Questo prezioso frutto era già conosciuto nell’antico Egitto, ne parla la Bibbia,lo apprezzavano i greci ed i latini, sebbene per un periodo fu accostato al cetriolo.In Europa l’anguria è presente sia dopo le crociate che le invasioni moresche.Quindi l’anguria ci porta lontani nel tempo, oggi già da maggio fino a settembre troviamo negli angoli delle strade principali e delle località più abitate, venditori che aprono il banco ogni mattina per deliziarci con l’anguria. Ma come non sbagliare nell’acquisto, prima di tutto verificando il livello di maturazione riscontrabile dalla tensione della buccia. Poi provare a battere, il suono non deve essere sordo, ma piuttosto nitido. Infine si consiglia di acquistare l’anguria che sia sufficientemente pesante, segno che all’interno vi è una buona quantità di acqua, quindi il frutto è consistente e non asciutto. Attorno a questo prodotto si sono sviluppati vari interessi e tentativi di valorizzazione. Dalle forme più strane, realizzate sotto la guida di contenitori durante la crescita, molto diffuse quelle quadrate per facilitare il trasporto, a quelle piramidali che hanno raggiunto quotazioni interessanti.I nostri cuochi ci hanno deliziato gli occhi oltre che il palato, durante varie cerimonie nuziali o gare di cucina, con la decorazione più o meno estrosa effettuata con il melone o l’anguria. Molto diffuso l’intaglio a forma di rosa.

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A Lamezia il cocomero per iniziativa della famiglia Muraca ed in particolare di Battista è stato al centro di varie iniziative di promozione e valorizzazione. Attualmente nella città della piana la produzione è molto limitata, mentre nella zona che va dal crotonese alla fascia ionica catanzarese sono diverse le estensioni dedicate a questo frutto rosso. Battista Muraca ha costituito una cooperativa di conferimento che comprende agricoltori da Rocca di Neto a Botricello per una estensione di ben 90 ettari.

Una parte di questo prodotto lo vende direttamente il resto i produttori lo commercializzano in Italia ed anche all’estero. A Lamezia nel 2008 è stata costituita l’Accademia nazionale dell’anguria e del melone presieduta appunto da Battista Muraca.Il ruolo svolto dal sodalizio finora è stato quello di far conoscere il prodotto ed aumentare l’interesse attorno a questo frutto ricco per il 94% di acqua ma carico di antiossidanti e licopene. Nel 2010 le sue angurie denominate come “angurie dello sceriffo” sono state riconosciute con il marchio Uami. Questo perché è stato il primo a livello europeo a muoversi per far conoscere e valorizzare l’anguria a vari livelli. Per questo impegno ha potuto effettuare una degustazione all’interno del Parlamento Europeo.

Ma l’anguria non è solo frutta, ma può diventare un ottimo gelato con l’ausilio del pluridecorato gelataio Francesco Mastroianni di Lamezia. Lo scorso anno il gelato all’anguria dello sceriffo è stato premiato all’interno delle grotte di Castellana. Traguardi per promuovere questo frutto rosso e povero non ne sono mancati, ma ancora si può fare altro. Muraca si pone tra gli obiettivi più strategici quello di ottenere l’Indicazione Geografica Tipica e l’organizzazione di una manifestazione a livello nazionale in Calabria per questo frutto, indirizzata ai consumatori, cuochi, ristoratori e commercianti. C’è anche da tentare le strade dell’utilizzo diversificato, per esempio in medicina e in varie linee di prodotti alimentari.

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