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Antonio Marziale: «A scuola adottare materie come l’educazione ai media»

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“Non può non suscitare viva emozione l’intervista rilasciata da Don Giorgio Costantino al giornalista Riccardo Giacoia per Tv7 Rai, nel corso della quale il sacerdote brutalmente malmenato ha individuato negli aggressori ragazzi che egli ha sempre aiutato e per i quali invoca il perdono di Dio.

Rispettabilissima posizione, che non può che essere letta in chiave esclusivamente religiosa, perché un perdono sociale o le attenuanti giudiziarie farebbero presto a divenire perdonismo”.

E’ quanto dichiara il sociologo Antonio Marziale, Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza della Regione Calabria per il quale “occorre agire tempestivamente sul piano educativo, facendo comprendere ai genitori che il loro contatto con la scuola non può limitarsi al voto in pagella. I dirigenti scolastici organizzano momenti di riflessione che i genitori per lo più snobbano, preferendo alla formazione dei figli la parrucchiera o il club. Di questo passo le cose potranno solo peggiorare. Così come – incalza Marziale – è assolutamente necessario che la scuola, come sistema, si affretti ad adottare organicamente materie come l’educazione ai media, ai quali i giovanissimi attingono per carpire modelli ed emularli. A nulla serve la censura, se non si fa in fretta a spiegare che un attore morto sul set risuscita nella vita privata, mentre nella realtà muore inesorabilmente, ed i media in questo processo di magma indifferenziato hanno grandi responsabilità, visto e considerato la violenza che propinano ovunque, in Tv come su Internet. Educarli al corretto utilizzo dei media significa ridurre di gran numero la portata dei fenomeni violenti che coinvolgono a vario titolo i minorenni o, comunque, i giovanissimi”.
“Rimane, nel nostro territorio una cancrena di più difficile soluzione
– conclude il Garante – e concerne la cultura della sopraffazione, tipicamente mafiosa, che pervade il tessuto sociale mietendo fascinazioni tra le masse in età evolutiva. Ed anche qui la scuola e i genitori, insieme, sono la chiave di soluzione, fermo restando che gli adulti di riferimento, cioè tutti noi, possiamo e dobbiamo fare ciò che ci viene richiesto, vale a dire dimostrare con i fatti da quale parte stiamo. Ciò è più importante di marce e marcette, perché l’esempio è ciò che conta”.​