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Assolti tre medici lametini perché il fatto non sussiste

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Assolti tre medici lametini perché il fatto non sussiste

Erano accusati di “concorso in omicidio colposo”, ex artt. 113 e 589 c.p., per aver cagionato la morte di un loro paziente,  con questa ipotesi di reato erano finiti sotto processo i dottori Saladino Mario, Daffinà Roberto e Borrello Luigino, tutti medici presso l’Ospedale di Lamezia Terme.

I fatti risalivano al 2007 allorquando C.L. era stato ricoverato presso il nosocomio lametino. Dopo il ricovero, presso il reparto di Chirurgia, si era reso necessario l’intervento chirurgico da parte dei medici indagati. Successivamente il C.L. era deceduto.  Dopo la denuncia dei familiari erano partite le indagini, a conclusioni delle stesse i medici erano stati accusati di aver operato “con urgenza il paziente senza che ve ne fosse la reale necessità” e di aver, nondimeno, “commesso nell’intervento chirurgico degli errori tecnici dettati da imperizia e sia per l’inidoneità del trattamento chirurgico, sia per le omissioni tenute nell’intervento stesso”. Diametralmente opposte erano invece le tesi dei difensori, per il dott. Saladino Mario gli avvocati Giancarlo Nicotera e Umberto Di Bianco, e per i dottori  Daffinà Roberto e Borrello Luigino l’avv. Francesco Gambardella, che hanno sostenuto l’assoluta diligenza e perizia dei medici nell’intera vicenda.

Si è arrivati all’udienza davanti al GUP del Tribunale di Lamezia Terme, Dott. Carlo Fontanazza, dove il dott. Saladino aveva optato per il rito ordinario, mentre i dottori Daffinà e Borello avevano richiesto il giudizio abbreviato. Dinanzi al GUP si sono succedute diverse consulenze medico-legali delle parti processuali, nonché un’altra disposta d’ufficio dallo stesso Giudice. Fondamentale è stato, nell’ambito delle indagini difensive, il rinvenimento di un referto istologico. Nella sua requisitoria il pubblico ministero Dott. Luigi Maffia, nel ribadire tutte le accuse formulate, ha chiesto il rinvio ai giudizio a carico del dott. Saladino, all’epoca primario del reparto di U.O. di Chirurgia, e la condanna a nove mesi di reclusione per i dottori Daffinà e Borrello facenti parte della sua equipe. I difensori dei sanitari nel ricostruire la vicenda hanno ribadito l’assoluta estraneità dei loro assistiti in merito ai fatti contestati, in quanto essi nel percorso diagnostico-terapeutico, in quello chirurgico ed in quello post-operatorio avevano tenuto la massima professionalità. Gli stessi legali hanno ribadito l’assoluta necessità dell’intervento, nonché la massima perizia e diligenza, secondo i dettami della scienza medica, nell’eseguire l’operazione da parte dei loro difesi. A loro pare, nessun addebito poteva essere mosso ai sanitari.

All’esito dell’udienza il GUP di Lamezia Terme, accogliendo le tesi difensive ha emesso sentenza di non luogo a procedere nei confronti di Saldino Mario “perché il fatto non sussiste” e sentenza di assoluzione sempre “perché il fatto non sussiste” nei confronti dei dottori Daffinà e Borrello.