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lunedì, Aprile 12, 2021

Senza olio di palma

Confesso, forse l’ho già fatto ma repetita juvant, che soffro di una tremenda perversione: guardo e ascolto attentamente le pubblicità. Credo di aver già spiegato anche il perché. Ritengo che lasciarle fluire nelle orecchie e negli occhi senza prestar loro attenzione possa provocare perniciosi effetti di persuasione subliminale che invece, ascoltando attentamente, non si producono, in quanto la stupidità eclatante dei messaggi  può provocare al più, come effetto malefico, solo un travaso di bile o la slogatura della mandibola per risata irrefrenabile.

Ora da un certo lasso di tempo le pubblicità alimentari, ma non solo, fissano il messaggio sul fatto che il prodotto sia privo di qualcosa.  Badate bene non di qualcosa che sia un orpello trascurabile nel genere messo in commercio ma di qualcosa che normalmente ne è una componente essenziale.

Tutto iniziò anni e anni fa con il caffè decaffeinato. Notate che, come vedremo anche in seguito, il terrorismo salutista è una componente essenziale dei messaggi esaltanti la deprivazione. Ovviamente la caffeina non è un toccasana per chi soffre di cuore ma non è neanche un veleno e basta diminuire il numero dei caffè e il rischio si azzera mentre il decaffeinato, che diventa tale con un passaggio nella trielina, e quantomeno sospetto dal punto di vista della salubrità.

Massimo Granata

Al caffè decaffeinato seguì, e te pareva, il tè deteinato non so con che procedura ma presumo simile a quella del caffè, poi venne la birra analcolica, poi quell’immensa sciocchezza dell’acqua senza sodio. Che caso mai è il cloruro di sodio  che può avere effetti spiacevoli, cosi dicono,  sugli ipertesi.

E che comunque nell’acqua potabile può essere presente solo in quantità infinitesimali che diversamente sarebbe acqua di mare. Ma la cosa più eclatante è che nemmeno la celeberrima particella solitaria  di sodio, elemento puro, può essere presente  nell’acqua perché, non chiedetemi per quale misteriosa ragione, il sodio allo stato puro, a contatto con l’acqua , esplode.

E così siamo giunti all’apoteosi di questo ultimo anno in cui per espandere il mercato, altrimenti di nicchia, di alimenti dietetici destinati a portatori di ben determinate patologie, siamo arrivati al latte e ai formaggi  senza lattosio (1), agli alimenti senza glutine, e ai wurstel senza  carne . E’ sicuramente giusto che esistano alimenti dedicati a chi soffre di determinate patologie (2) quello che disturba è che vengano propagandati come “più buoni” dell’originale per ampliarne il traget di mercato. E comunque resta sempre il sospetto che le procedure industriali per rendere l’alimento “privo di” siano comparabili a quelle della decaffeinatura.

E veniamo al Mantra che ci affligge in questi giorni e che titola questa nostra lamentazio: “Senza olio di palma”.

Cosa avesse fatto di male l’olio di palma per spingere improvvisamente tutti a volersene liberare era per me avvolto nel mistero. Così ho deciso di informarmi.

La prima risposta l’ho trovata direttamente in casa mia. Mia mamma sostiene che mio nonno, produttore di burro e formaggi, lamentasse l’utilizzo dell’olio di palma per adulterare il burro, si trattava di una frode in commercio e non alimentare in quanto l’olio di palma non faceva male ma, a parità di peso il burro addizionato di olio di palma costava meno alla produzione di quello puro e garantiva guadagni maggiori. Evidentemente non era questa la ragione del bando che anzi, minori costi sono sempre graditissimi all’odierno capitalismo di rapina.

Altre fonti adducevano la scarsa digeribilità dello stesso come ragione del bando, ma altri ancora smentivano categoricamente la cosa e comunque non mi risulta che le multinazionali alimentari siano sensibili alla digeribilità dei prodotti che immettono sul mercato .

Un’altra versione lo dava per cancerogeno, ed è probabile che lo sia, se bevuto a bottiglioni per tutta la vita. Così come lo sarà sicuramente il cioccolato mangiato a quintali e qualsiasi altro alimento di cui si faccia abuso esageratamente. E così dopo laboriose indagini sono giunto a scoprire il perché dell’ostracismo riservato al povero olio di palma.

Si tratta dell’ultima, ma purtroppo solo in ordine di tempo, manifestazione dell’idiozia ecologista sicuramente finanziata da qualcuno che ha trovato qualcosa di meno costoso da mettere nei biscotti. L’olio di palma va eliminato perchè  le piantagioni di palme sottraggono spazio alla foresta vergine.

Vorrei far notare che allo stesso modo agiscono la coltivazione del riso e della soia, che anzi sottraggono molto più spazio alla vegetazione naturale. Ma queste non provocano le stesso rigetto dei palmizi da olio. Forse perché il cereale e il legume in questione sono essenziali per la produzione della pasta senza glutine e dei wurstel senza carne che tanto solleticano il politicaly corect postmoderno.

E per chiudere con il povero olio di palma  mi domando con cosa lo sostituiranno? Atteso che non esiste una produzione di burro  sufficiente alla bisogna e che comunque l’uso del burro raddoppierebbe i costi di produzione, verranno utilizzate senza dubbio quelle autentiche porcherie industriali che sono le margarine.  Alla faccia del salutismo.

Ritornando comunque a bomba, come si suol dire , la ragione di questo mio sfogo e sempre la stessa:  attenti, la pubblicità assorbita acriticamente, rincoglionisce!
Fonte:Massimo Granata

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