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Barbanti: “Non inutili allarmismi ma azioni concrete per assegnare a Lamezia un ruolo di primo piano nell’inevitabile e necessario processo di creazione dell’Azienda Ospedaliera unica”

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Barbanti: “Non inutili allarmismi ma azioni concrete per assegnare a Lamezia un ruolo di primo piano nell’inevitabile e necessario processo di creazione dell’Azienda Ospedaliera unica”

Riceviamo e pubblichiamo

I due onorevoli residenti in Lamezia Terme vogliono mantenere la situazione attuale nel nostro Ospedale e nella nostra sanità trascurando così anni di impegni, di grandi manifestazioni popolari, di sottoscrizione e consegna al Sindaco della Città di ben 25000 firme e di ben otto consigli comunali, l’ultimo dei quali, tenuto addirittura sulla strada davanti all’esterno dell’Ospedale.

I partiti, le amministrazioni comunali, i Sindaci e le associazioni civiche hanno sostenuto la necessità di una programmazione sanitaria unica in un territorio che si percorre da un capo all’altro in mezz’ora, di un riequilibrio di attività specialistiche e di risorse, del migliore utilizzo della struttura del nostro ospedale attivando il polo traumatologico regionale, già previsto nei piani sanitari regionali 2004-2006 e 2007-2009, ma “dimenticato” nel decreto 18 del 2010. Non quindi un ridimensionamento ulteriore del nostro ospedale, bensì una riappropriazione del suo importante ruolo.

Ora questo obiettivo sembra raggiungibile perché il consigliere regionale lametino Scalzo in un pubblico incontro nel maggio del 2018 ha fatto proprio un documento elaborato dalle associazioni civiche per la sanità che ha portato la commissione regionale sanità ad inserire il nostro ospedale nella proposta di fusione che creerà la più grande azienda ospedaliero-universitaria del meridione d’Italia con oltre 800 posti letto, che sono all’incirca l’80% dei posti letto prevedibili per l’intera area.

Ci vuol poco, quindi, a dedurre che rimanere fuori da questo imponente progetto di programmazione sanitaria significherebbe ridurre ulteriormente le attività del nostro Ospedale ed impoverire ancora il nostro territorio.

Essere inseriti in una programmazione comprensiva dell’intera area, invece, è un punto di partenza verso il riequilibrio delle specialità, oggi abbondantemente sbilanciate verso Catanzaro, con le attività che si possono giovare della posizione e delle vie di collegamento del nostro Ospedale.

V’è bisogno dell’apporto di tutti per una finalità che non ci deve sfuggire e che segnerebbe l’inversione di rotta rispetto alla sciagurata destinazione della nostra sanità e del nostro ospedale disegnata nel decreto 18 del 2010 che ha avuto conseguenze che oggi tutti noi possiamo vedere.

V’è bisogno sicuramente di spendere i 20 milioni assegnati al nostro Ospedale per evitare che vengano persi, cosa purtroppo già accaduta con i 16 milioni che furono assegnati, e mai spesi, dalla Regione per l’acquisto di attrezzature e la realizzazione del Trauma Center. E v’è sì bisogno di spenderli non per abbellimenti o per spostare reparti da un piano all’altro, come nel progetto presentato, ma per definire e migliorare la possibilità di offrire le prestazioni specialistiche riferite alla Rete Politrauma, ancora oggi incompleta in Calabria, unica Regione in Italia.

Abbiamo quindi bisogno che queste richieste della società civile vengano portate avanti con interventi decisivi, risolutivi e anche migliorativi e non ostacolati con strumenti di sindacato ispettivo che, sinceramente, mal si sposano con l’attività di chi siede tra i banchi della maggioranza che governa il Paese.