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Bisogna finirla di descrivere i calabresi come ‘pericolosi’ o ‘disonesti’

Angelo Marra, Presidente del Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Reggio Calabria, lancia il grido d’allarme
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Nessuna lezione di legalità, ma usare  ogni contrasto alle iniziative denigratrici che provengono da ben localizzati territori e settori del Centro Nord. Vogliamo competere alla pari: è l’alzata del tono di voce da parte di Angelo Marra, presidente del Gruppo giovani imprenditori di Confindustria Reggio Calabria, che reagisce duramente contro le critiche di media e di diversi social network tese a delegittimare un intero sistema economico e sociale. I calabresi non sono tutti malavitosi. Basta con questi vili attacchi”.

Purtroppo l’ostilità mediatica degli ultimi giorni sta innescando un circuito pericoloso che avrà conseguenze molto negative.

Credo – continua Marra – che quanto stia accadendo non nasca in maniera accidentale, bensì sia il risultato di un’azione ben programmata al fine di delegittimare tutto e tutti, aziende e cittadini, per una volontà ‘politica-commerciale’ precisa.

Se si continua su questa scia, se i vari personaggi pubblici continueranno a descriverci come ‘pericolosi’ o ‘disonesti’, tutte le nostre imprese correranno grossi rischi, perderanno commesse o trattative.

In un periodo storico di grandi difficoltà economiche, eliminare un competitor, considerando tra le altre cose, che gli spazi sono sempre più ristretti, è una strategia di mercato.

Non sta a noi descriverci come aziende sane e rispettose delle regole, ma tutti gli sforzi fatti fin qui da migliaia di uomini e donne reggini e calabresi, rischiano di divenire vani se continuano ad etichettarci come qualcosa che non siamo.

La Calabria – conclude il presidente del GGI – è colma di imprenditori onesti e professionali, di giovani talentuosi e vogliosi di fare impresa e dare corpo alle proprie idee.

Vogliamo competere ad armi pari con le imprese settentrionali e per farlo pretendiamo dalle istituzioni da un lato maggiori controlli, a garanzia di legalità e trasparenza, e dall’altro, con la stessa scrupolosità, maggiore impegno ad eliminare radicalmente il gap atavico del nostro ‘geographical handicap'”.