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Calabria Etica, non bisogna infangare il nome di una persona,si difendono i collaboratori

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Si difendono da un salone d’albergo del lametino, i collaboratori di Calabria Etica contro gli usi strumentali fatti dei loro nomi.Messi all’indice dando numeri spesso poco precisi, non sono 700, parlano di un attacco attraverso le loro persone al già presidente della Fondazione Pasqualino Ruberto sceso in campo per le elezioni comunali e prima ancora in modo indiretto, per quelle regionali appoggiando  un candidato del vibonese. Le vittime di questa diatriba politico-informativa e comunicativa ci tengono a ricordare che i progetti sono bloccati e non percepiscono stipendio da gennaio,insomma al danno la beffa. Da privilegiati per un incarico a oggetto di una guerriglia politica elettorale e per giunta senza stipendio.Una situazione calabrese, spesso ripetutasi con altri enti in house negli anni passati e in tempi più recenti.

Ma rispetto a Ruberto è necessario dire che in questo paese vige il concetto della presunzione di non colpevolezza e si è innocenti fino a prova contraria, afferma un rappresentante dei collaboratori della Fondazione.Ci tengo a precisare che i collaboratori sono stati scelti attraverso regolare selezione, che hanno sostenuto più di un colloquio e sono stati collocati in apposite short lists. Inoltre, rispetto agli  avvocati, tutti hanno un curriculum che prevede dai cinque ai dieci anni di esperienza e di iscrizione all’ordine. Il fatto che non ci siano state selezioni o concorsi pubblici è normale: non conosco nessun ente di questo tipo che scelga così i collaboratori.Non bisogna ledere la dignità delle persone, né travisare le notizie o infangare il nome di una persona perché deve essere eliminata politicamente. Può sembrare strano e alimentare sospetti che un politico si impegni, e  con successo, in ambito sociale, ma Ruberto è riuscito in questo.