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Calabria, Nesci (M5S): “Integrazione Dulbecco vuole condivisione reale”, lettera a vertici istituzioni

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Per migliorare l’integrazione in corso tra l’ospedale “Pugliese-Ciaccio” e il policlinico universitario “Mater Domini”, la deputata M5s Dalila Nesci ha scritto una lettera al governatore regionale Mario Oliverio, al suo vice Antonio Viscomi, al commissario alla sanità calabrese Massimo Scura, al commissario dell’Ao di Catanzaro, Giuseppe Panella, e al rettore dell’ateneo catanzarese, Aldo Quattrone.

La parlamentare 5 stelle ha premesso: «L’integrazione è di certo un’opportunità. La sanità regionale soffre da decenni per causa di pratiche clientelari, politiche scellerate, interessi di palazzo e mafia, incapacità gestionale e tagli disumani connessi al sistema dell’euro, che fa debito dall’emissione della cartamoneta. Finora l’illegalità dilagante ha condizionato e a volte compromesso la tutela della salute in Calabria. Ciononostante ha insegnato molto poco l’emergenza sanitaria disposta nel 2007 dopo la morte, inaccettabile, dei giovanissimi Federica Monteleone, Flavio Scutellà ed Eva Ruscio. Da allora la sanità, spesso sganciata dalle regole, è rimasta in largo un affare, uno strumento di consenso politico e  illeciti arricchimenti, sempre a danno dei cittadini». «Alle istituzioni calabresi – ha osservato la parlamentare M5s – è mancato il dialogo, il raccordo, la capacità di reagire, intervenire e cambiare. Dal 2010 è iniziato il piano di rientro dal disavanzo sanitario, che ha obbligato la popolazione a grossi sacrifici: emigrazione, spostamenti interni, rinunce e contestuale aumento delle tasse. In cambio l’amministrazione pubblica, centrale o periferica, ha dato disservizi pesanti e creato sfiducia e paure diffuse, con qualche sana eccezione». «È arrivato – secondo Nesci – il momento di voltare pagina, intanto comprendendo il ruolo di ciascuno in questo momento storico di crisi della Repubblica. Nel passato sono stati commessi molti gravi errori. Di questi il più emblematico è il caso della Fondazione Campanella, per cui la Regione Calabria e l’Università di Catanzaro hanno responsabilità istituzionali innegabili. A riguardo c’è stato un enorme spreco di risorse, col risultato che vi sono lavoratori a spasso, strutture chiuse e macchinari probabilmente inutilizzati, abbandonati alla polvere». «Negli anni – ha ricordato la deputata – l’Università di Catanzaro, che ha specifica vocazione di ricerca e insegnamento, si è dedicata in prevalenza alla cura della patologie croniche, lasciando all’ospedale ‘Pugliese’ gran parte dell’attività di emergenza-urgenza. L’Università non ha mai avuto un pronto soccorso, ha prediletto gli interventi in elezione e laureato studenti che non hanno mai visto, per esempio, un politrauma o una banale frattura; benché la Regione Calabria abbia versato – e versi – all’ateneo un illecito surplus di finanziamento di 12 milioni annui, anche in mancanza di un protocollo d’intesa valido». «Possiamo essere credibili – ha chiesto la parlamentare – se non risolviamo taluni nodi cruciali in quanto istituzioni? Possiamo vincere la sfida di una sanità migliore, se sopravvivono anomalie, antipatie, chiusure, disparità, silenzi e comportamenti contrari ai criteri scientifici e perfino al buon senso?». La deputata 5 stelle ha contestato «la composizione della commissione cosiddetta paritetica preposta all’integrazione in argomento», evidenziando che «si vorrebbero sopprimere primariati in egual misura, a prescindere dal volume, dall’appropriatezza e dalla qualità delle prestazioni». «Non possiamo trattare una materia così delicata – ha ammonito la deputata – come se fosse una compravendita di strade del gioco Monòpoli. Ieri al commissario Scura ho proposto di uscire dalla commissione paritetica, per fare da arbitro rispetto alle indicazioni tecniche delle parti. Il mio appello, dunque, è che tutte le istituzioni in elenco ritrovino il dialogo, procedano per ragionevolezza e considerino, in testa, le necessità reali dei calabresi». «Se in questo senso – ha concluso Nesci – ci sarà uno sforzo comune, Catanzaro e la regione intera potranno avere una struttura ospedaliera pubblica di notevole livello, con un’offerta sanitaria finalmente completa e pertanto in grado di sostenersi da sé».