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Sono i campanilismi, vecchi e nuovi, che uccidono.

Una riflessione sui campanilismi che azzannano Lamezia.
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Sono i campanilismi, vecchi e nuovi, che uccidono.

Tra le cose più svariate che possano accadere c ‘è quel senso di (mancato) comune sentire tra le persone o, meglio, di una mancata identità comune di un popolo, o una porzione di popolo, creando così quelle fasce sociali di categorie che su tutto e su tutti aprono l’ombrello protettivo , inventando a sua volta altri “modi” di apparenza sociale, che poi durano nel tempo e non si scalfiscono proprio per niente. Tanto che viene ancora molto usato il termine :” Tanto, qui non si cambia niente è stato sempre così, ; lasciamoci stare”.

In una siffatta situazione , e che si tramanda nel  tempo, vede in primo piano la politica ed il suo ruolo all’interno della componente società; nonché – di converso- l’atteggiamento del politico di fronte alla questione che chiama in causa gli immancabili e diversificati campanilismi, il cui unico scopo è quello, ovviamente, non di unire e far partecipare collettivamente alla edificazione del bene comune, quanto di dividere, spaccare, creare scontri spesso pericolosi.

il tema in questione è stato risuscitato dal Presidente del Consiglio comunale di Lamezia, nel di dentro di una recente valutazione socio – politico molto difficile da viverci dentro, com’è il corso della politica con il suo modo di rapportarsi all’influenza del campanilismo tou – court che blocca l’agire politico e, quindi, lo sviluppo della società in cui si vive come se si fosse nemici e rivali, più che amici e fratelli.

Il “campanilismo lametino”, ad esempio, è quindi un esempio più calzante che si possa avere e trasmettere per dare valutazioni quanto più attendibili.

La Lamezia che non  si riesce a far progredire è quella Lamezia che si porta dietro i campanilismi di ogni sorta, bloccando sul pre-nascere ogni  tentativo  di accaparrarsi progetti di forte crescita; così è stato per quanto riguarda l’unificazione urbanistica (non si ha unificazione alcuna se non c’è unione delle persone nell’interesse del loro bene comune). C’è , ancora, “ campanilismo suicida”, ad esempio, quando i tre centri urbani di Nicastro – Sambiase e Sant’Eufemia si guardano negli occhi velati di veleno, modo per cui le parti interessate si respingono anziché attrarsi vicendevolmente.

C’è campanilismo, ancora, tra Lamezia e Catanzaro che, nel gioco del “ mio e del tuo” si stanno azzannando ed il popolo paga le tasse e sputa sul piatto sempre più vuoto dell’altro.

C’è campanilismo  tra i comuni capoluoghi di provincia che devono fare a gara nello spartirsi quote di fondi CE e che spesso non si riescono a spendere perché la burocrazia ( che ha il veleno del campanilismo) è come la gramigna che fa sparire i pascoli erbosi.

C’p, infine, il campanilismo che soffoca la politica  ed alimenta sempre più la sua sete di “bloccare” più che di creare.

Fino quando non  si ridà pace fra le diverse componenti della società, si finirà allora per fomentare gli egoismi, che sono le vie distorte dei campanilismi.,

C’è un invito che vogliamo estendere a tutti, con cuore sincero e libero : non lasciamo alimentare in noi forme distruttive; sforziamoti ci invece di cambiare marcia, quella che porta alla risurrezione,