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CAPITOLO 4° -IL CASTELLO NORMANNO

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CAPITOLO 4° -IL CASTELLO NORMANNO

Incastonato sul cucuzzolo di una collina che, prima di dominare l’estesa pianura di Sant’Eufemia, sembra controllare il quieto scorrere della vita degli abitanti del sottostante centro storico di San Teodoro; il Castello Normanno ha un forte interesse storico, sottolineato anche in un “attestato” di cui è autore il Ministero della Pubblica Istruzione, datato 21-8-1914.

E’ denominato “Normanno” in quanto esso è tutto impregnato della storia e della cultura normanna : iniziante dalla sua costruzione avvenuta il 1057 con una sua prima parte , a finire con la conclusione del ciclo storico legato al periodo di prigionia del figlio di Federico II, avvenuto nel 1240. La seconda parte della costruzione dell’edificio avvenne nel secolo successivo, mentre si deve a Federico II il suo forte interessamento nel far portare a termine alcune opere di restauro.

L’area su cui sorge il Castello, e quella circostante, era di proprietà dell’Abbazia Benedettina di Sant’Eufemia.

L’accesso alla parte interna del Castello era ricavato proprio sulla facciata centrale, quella che guarda in direzione della Piana, a Mezzogiorno;  la porta d’ingresso sembra come se stesse protetta da “due robusti ed eleganti torrioni, mentre altri due torrioni, ora crollati, erano posti a difesa, rispettivamente, dei lati di levante e di ponente”.

Certamente costruito con evidente motivazione di sicura protezione contro le frequenti invasioni nemiche, il Castello presenta tutte le caratteristiche di una vera e propria fortezza militare, tanto che al suo interno erano ben sistemate le caserme per i soldati, riccamente supportate da altre dotazioni, come “una piazza d’armi ed ampie cisterne, per la conservazione di abbondanti riserve d’acqua”.

Gli studiosi si contrappongono alle tradizioni popolari in quanto individuano la presenza di una zona segreta di sicurezza esistente all’interno del Castello che, partendo dal suo interno, si prolunga e non supera la chiesa parrocchiale di San Teodoro. Diversa sarebbe la realtà proposta dalle tradizioni popolari, che fanno arrivare tale prolungamento di sicurezza addirittura fino all’ingresso del Bastione di Malta, quasi sulle sponde del mare di Gizzeria Lido. Questo particolare avvalorerebbe una posizione dichiaratamente strategica di tale cuneo sotterraneo, che si volle mettere in atto a tutti  i costi, nell’intento o di difendersi dalle incursioni degli eserciti nemici, oppure nel segno di una strategia segreta di attacco alle spalle del nemico. Questa tesi sembra però un po’ troppo di sapore fiabesco.

Come è stato accennato, il Castello servì a Federico II, re di Svezia, per far rinchiudere il figlio Enrico, re di Germania, accusato di sostenere con le sue ribelli prese di posizione le politiche autonomistiche dei Comuni dell’Italia settentrionale.

L’anno di tale prigionia risale al 1240, così come si ha pure certezza che il prigioniero Enrico morì due anni più tardi, ma non all’interno del Castello, bensì nella vicina Martirano ed a seguito di una rovinosa caduta da cavallo. Il cadavere fu poi sepolto nella Cattedrale di Cosenza.

Dal 1266 l’eredità del Castello ritornò all’Abbate di Sant’Eufemia, su decisione di Carlo d’Angiò a seguito dell’avvento in Italia degli Angioini, sollecitati dal Papa Clemente IV perché ponessero termine alla politica antipapale degli Svevi.

Discordante la tesi sulla funzione che ebbe il Castello a partire dal XV secolo. Alcuni storici indicano che venne adibito a carcere, forse perché nel 1240 aveva ospitato il re Enrico di Germania, prigioniero. Altri storici sostengono ,invece, che esso “servì principalmente per la difesa della Città”; come il Giuliani, che giustificò la sua tesi per la presenza di “ampi squarci, che furono aperti nel prospetto durante il Cinquecento, per sistemarvi i cannoni”.

Un fatto, su tutti, è sicuro : il forte terremoto del 1783 provocò il completo abbandono del Castello e tale è stato per lunghi anni, dopo che fu sede di frequentazioni e di conquiste, oltre che dei Normanni e degli Svevi, anche da parte dei Longobardi, dei Bizantini, dei Saraceni, degli Angioini, degli Aragonesi e Francesi.