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Chieffallo allo scientifico per parlare del suo libro “ Non vergognatevi di me”

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Venerdì il giornalista Antonio Chieffallo, autore del libro “Non vergognatevi di me sono innocente”, edito da Pellegrini, ha incontrato gli studenti del liceo scientifico di Lamezia Terme rispondendo alle domande dei ragazzi. A salutare l’autore la Dirigente scolastica del liceo scientifico ospitante Teresa Goffredo secondo la quale «Si tratta di un testo scritto con il cuore. Piacevole da leggere e che presenta al lettore la tragedia familiare vissuta dall’autore ma anche la solidarietà ricevuta da parte dell’intero paese di San Mango d’Aquino». L’incontro è stato moderato dalla docente e giornalista Dora Anna Rocca che ha reso dinamico l’incontro consentendo agli studenti di interagire con l’autore del libro, grazie al lavoro svolto in precedenza in collaborazione con la docente di lettere Marina Accordino. Il giornalista nel libro parla dunque della storia del padre Leopoldo che dopo una lunga carriera politica nel 1993 ai tempi di tangentopoli fu accusato di falso in atto pubblico, truffa aggravata, abuso in atti d’ufficio, turbativa d’asta per una vicenda relativa alla “realizzazione della strada Medio Savuto collegante Marcellinara a Colosimi (ponte tra Cz e Cs). L’accusa era quella di aver apposto una firma senza prerequisiti tecnici e aver così contribuito all’assegnazione di un appalto ad una determinata ditta”. A tale sentenza fu deciso di ricorrere. Prima il tribunale della libertà respinse le richieste, poi il successivo ricorso in cassazione è stato vinto. Un racconto scritto in silenzio ma per urlare al mondo “Ci hanno fatto tanto male ma ce l’abbiamo fatta”. Un urlo liberatorio e catartico, affidato alle pagine di un libro per esternare la difficoltà dopo una condanna ritenuta ingiusta nel riprendere la routine come se nulla fosse accaduto e per evidenziare come non esista risarcimento alcuno in grado di restituire la serenità persa né la continuità di un percorso politico che forse stava disturbando qualcuno. Vicissitudini scritte con una penna fluente e precisa di un uomo che ha scelto di raccontarsi aprendo la porta della sua anima, svelando segreti intimi e personali. Ti rapisce con le sue rivelazioni e confidenze profonde che ti consentono di comprendere quale il contesto familiare di Antonio, come quella di Renato il fratello amato accolto come un dono, affetto dal morbo di Leigh. Un testo coinvolgente che ti cattura inizialmente per la ricchezza di informazioni su ciò che accadde da quando quel fatidico 20 Dicembre del 1993,quando Antonio aveva 23 anni, qualcosa sconvolse la vita di una intera famiglia: Una accusa pesante come un macigno che ai tempi di tangentopoli suonava già come una condanna. «Anche se», spiega l’autore alla domanda di un giovane :«Non ho mai dubitato della innocenza di mio padre», e sul comportamento manifestato una volta ricevuta la lettera del padre con su scritto Non vergognatevi di me, sono innocente, lui risponde:«Quella lettera mi fece riflettere sul fatto che fino a quel momento tutta la mia famiglia non aveva messo il naso fuori di casa, non per vergogna ma perché c’era sempre gente attorno a noi, allora avvertii la necessità di uscire per riprendere la quotidianità». La reazione di un figlio che a dispetto di qualunque timore di ripercussione o maldicenza decide di reagire, uscire ed andare incontro alle persone a testa alta Un libro che riesce a commuovere arrivando al cuore raccontandoti, attraverso le vicissitudini di Antonio tante storie della nostra Calabria, terra di niente e di nessuno dove chi non agisce è considerato un inetto ma chi lavora per gli altri corre il rischio di finire invischiato in ragnatele, trappole ed insidie subdole per un fenomeno noto come condizionamento mafioso. Un fenomeno che purtroppo nella nostra città miete molte vittime. Il legame con la questione accaduta al sindaco della città Mascaro ne è una prova eclatante.

Dora Anna Rocca