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Come iniziò, il 26 luglio del 1938, il cammino di santità di Natuzza Evolo

La mistica di Paravati ripeteva spesso: “Io sono un verme di terra”! – La ricostruzione dell’evento
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Per  migliaia e migliaia di fedeli, devoti a “mamma Natuzza”, ovvero la mistica di Paravati, la data del 26 luglio segna una tappa importante, basilare, per il suo cammino di santità, riconosciuto in tutto il mondo e dalla stessa Chiesa: ovvero, la sua morte apparente. Una esperienza incredibile, prodigiosa, questa, che permise a Natuzza Evolo di incontrare personalmente Gesù- in questo suo stato fisico già preannunciatole dalla Madonna; e Gesù stesso le chiese di svolgere a suo nome un compito: “Portare a me le anime. Amare e portare, compatire ed amare”. La stessa Natuzza ebbe modo poi di completare la richiesta di Gesù : “Io scelgo quelli che mi possono aiutare nel cammino, per convertire. E poi scelgo le anime semplici che accettano il mio parere. E quando uno accetta”, le disse Gesù, “non si deve ritirare. Io scelgo le persone umili per fare del bene agli uomini”.

La mistica di Paravati, dove tale data  è stata ricordata con particolare trasporto, aggiunse anche tale particolare: “Mi ritrovai di colpo in un posto bellissimo dove c’erano tanti defunti di tutte le età; poi arrivò Gesù “. Ed il “poi” terreno di Natuzza è veramente straordinario, prodigioso. Persone che arrivavano da lei da tutte le parti del mondo e con problemi gravissimi di varia natura; e lei che ascoltava, consigliava, pregava.

Godeva, tra l’altro, del dono della bilocazione, portava le stigmate, incontrava e parlava con i defunti; lei, analfabeta, che scriveva addirittura in aramaico, la lingua di Gesù !

Non s’è mai inorgoglita di questi straordinari doni che il divino le aveva riservato; anzi, ripeteva spesso: “ sono un verme di terra”.

Ecco come spiegò l’inizio del suo cammino mistico verso i sentieri della santità:

“ La Madonna mi disse (era il 26 luglio del 1938, aveva ancora 14 anni, n.d.r.) :<Il 26 luglio farai la morte apparente>. Io non sapevo che significasse la parola <apparente>, e non ho detto <apparente> a quelle persone. Ero sicura che morivo e mi preparavo alla morte con la preghiera. (—) Chi piangeva di qua, chi piangeva di là. Io non piangevo, ero contenta. Fu così che mi addormentai in un sonno profondo. Era di sera, ma per me non era tra lume e lustro, perché mi trovai in un posto bellissimo, che era come una cupola, ma largo, largo e rotondo come una piazza. C’era una luce meravigliosa, che faceva mille colori, bellissima. Quanta gente c’era ! Piccoli, grandi,  vecchi e giovani, ma non erano vecchi di età, ma luminosi, sollevati da terra, e tutti a cerchio. Ho visto tante anime di defunti, con il viso per terra, in ginocchio che pregavano, altri in una grande luce. Gesù predicava e tutti gli altri rispondevano, meno di me, che non sapevo come rispondere. Io, nel mio cuore, pregavo a modo mio, solo che avevo quella gioia e aspettavo di fare la fine che avevano fatto gli altri. Poi Gesù è arrivato a braccia aperte dove mi trovavo io: tremavo come una canna e mi ha detto : <Figlia mia, dividiamoci i compiti”.

Ecco come iniziò la prodigiosa storia di Natuzza , in quel lontano 26 luglio del 1938 !