Notizie, cronaca, sport, eventi della Città di Lamezia Terme

Cittadino Agricoltura

Contro la “cultura della morte” si deve contrapporre la “cultura dell’amore”

San Camillo De Lellis, la risposta cristiana alle malattie inguaribili
,
1.23K 0

La drammatica vicenda del piccolo Charlie Gard, condannato a morte dai tribunali inglesi e dal “Tribunale Europeo per i diritti dell’uomo” (sic!) solo perché gravemente ammalato e probabilmente inguaribile, pone un pesante interrogativo alla coscienza di ogni uomo ed in particolare di ogni cristiano.

Cosa fare di fronte ad un malato a cui non si può restituire la salute e di cui talvolta non si riesce neppure a lenire le sofferenze? La Chiesa (che sul caso del piccolo Charlie ha osservato – fatta salva qualche lodevole eccezione – uno sconcertante silenzio) ha saputo nel corso dei secoli dare la risposta giusta.

Una lunga schiera di santi, non tutti già finiti sugli Altari, si è prodigata per assistere, confortare, aiutare e curare i malati inguaribili. Un esempio luminoso di questa schiera di Santi è sicuramente San Camillo De Lellis di cui vogliamo ricordare brevemente la figura.

Camillo DImmagine correlatae Lellis nacque a Bucchianico, vicino a Chieti, il 25 maggio 1550. Il padre era un uomo d’armi, la madre, già avanti negli anni, una pia donna e sarà lei ad infondere nel figlio l’amore per i deboli, i poveri, gli ultimi. Camillo era un omone di oltre due metri, piuttosto spaccone e vanaglorioso.

Quando la madre morì decise di seguire le orme del padre e si arruolò con i Veneziani per combattere i Turchi, ma si ritrovò a patire per una piaga comparsa sul piede destro, un’ulcera che lo costrinse a recarsi a Roma all’ospedale di san Giacomo.

Qui riuscì a farsi curare ed in cambio prestò il suo aiuto ai medici come inserviente nell’assistenza dei malati. Questa prima esperienza in ambito sanitario però durò poco perché Camillo era ancora attratto dalla vita militare. Decise infatti di arruolarsi nuovamente con la Lega Veneta ed insieme agli Spagnoli combattè i Turchi rischaindo più volte la vita.

Messo da parte un gruzzoletto (allora quella delle armi era un professione abbastanza ben pagata) si diede ad una vita licenziosa, spendendo tutti i suoi soldi e finendo con il ridursi a fare il mendicante.

Questa drammatica esperienza spinse però Camillo ad un ripensamento di tutta la sua vita alla fine del quale decise di recarsi al convento di san Giovanni rotondo sul Gargano dove un umile uomo di dio, Padre Angelo, cambierà definitivamente la sua vita.

Camillo, completamente cambiato dalle parole del sant’uomo, decise di partire per il convento di Trivento nel molise dove affrontare gli studi del noviziato. Purtroppo il riacutizzarsi della vecchia piaga al piede destro lo costrinse ad abbandonare gli studi ed a ritornare all’ospedale di san Giacomo per farsi curare.

A San Giacomo Camillo rimase per ben tre anni, impegnandosi come infermiere e guardarobiere malgrado la dolorosa infermità che i medici non riuscivano a sanare. A San Giacomo Camillo conobbe un’altra persona che sarà decisiva nella sua vita: San Filippo Neri che divenne suo padre spirituale e che lo convinse a non farsi Frate, ma a continuare la sua opera a favore degli infermi.

Mai consiglio fu più provvido ed illuminato. Camillo dedicò anima e corpo alla sua vera vocazione e, dopo essere stato ordinato sacerdote nel 1584, iniziò la sua grande opera di misericordia spirituale corporale. Forte anche delle esperienze acquisite come paziente e come infermiere, fondò un ordine religioso, l’Ordine dei Chierici Regolari Ministri degli Infermi, che iniziarono ad operare negli ospedali di Roma e successivamente di altre città italiane.

Sotto la guida di Camillo gli ospedali dove i suoi Chierici operavano cambiarono volto. Da luoghi grigi e sporchi divennero ambienti più puliti, più accoglienti e attenti alle persone specialmente ai poveri che prima venivano spesso abbandonati in un pagliericcio senza nemmeno una parola di conforto.

La fama di questo gigante buono si diffuse presto in tutta Roma e lo stesso papa Sisto V, dopo averlo incontrato, lo volle alla guida dell’ospedale del santo Spirito, il più importante di Roma.

De Lellis fu un innovatore non solo a livello organizzativo ed operativo, ma soprattutto nell’approccio al malato. Il futuro Santo vedeva in ogni infermo il volto di Dio che egli amava e che si onorava di servire nel prossimo. La sua era una cura spirituale ancor prima che fisica, Camillo portò Gesù, la Fede e quindi la Speranza ad ogni suo assistito, anche ai poveri morenti, ridonando quella dignità e quell’amore di cui erano stati privati.

La sua Compagnia crebbe rapidamente di numero ed adottò una semplice divisa: un umile saio su cui Camillo volle una grande Croce rossa. Era ufficialmente nata la grande famiglia dei “Camilliani” che ritroveremo di seguito anche negli ospedali di altre grandi città italiane (come Napoli, Genova, Milano…) ed a fianco dei feriti e dei morenti nei campi di battaglia o in occasione delle grandi epidemie.

Camillo si prodigò nella sua opera fino alla morte avvenuta il 14 luglio 1614 nel convento della Maddalena, divenuto sede centrale del suo Ordine. Fu beatificato il 7 aprile 1742 da Benedetto XIV, che lo canonizzò il 29 giugno 1746.

Nel 1886 papa Leone XIII lo dichiarò, insieme con san Giovanni di Dio, “Patrono degli ospedali e dei malati”; Pio XI, il 28 agosto 1930, lo proclamò, sempre insieme col fondatore dell’Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio, “Patrono degli infermieri”; Paolo VI, infine, nel 1964, lo proclamò Patrono della Regione Abruzzo e, nel 1974 “Protettore particolare della sanità militare italiana”.

A San Camillo in questo tristissimo momento per l’umanità chiediamo di intercede per assistere il piccolo Carlie Gard, per i suoi genitori e per tutti gli ammalati che la cultura della morte oggi imperante vorrebbe brutalmente eliminare.

Fabio Pretari