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Convegno-seminario tecnico di ricerca documentale sulla storia Di Gizzeria

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Nello scorso mese di giugno, esattamente mercoledi 28, si è tenuto a Gizzeria, negli accoglienti locali della Biblioteca comunale, un importante Convegno sulla storia della nota cittadina lametina di lingua e tradizioni arbëreshë. Pensato, nelle intenzioni degli organizzatori, come un “Seminario tecnico di Ricerca documentale sulla Storia  di Gizzeria”, l’evento si è trasformato, andando al di là di un semplice Seminario, in un importante Convegno per l’impostazione e la trattazione dei contenuti, ampia e varia, che ad esso ha dato la relatrice Giovanna De Sensi Sestito, professore ordinario di Storia Greca nel corso di laurea in Lettere e di Storia della Magna Grecia nel corso di laurea in Scienze Turistiche dell’Università della Calabria.

Il Convegno-Seminario (denominiamolo così….)  è stato organizzato da alcune associazioni del paese che, con i loro programmi annuali,  ne rendono vivace ed interessante la vita sociale e culturale. Molte delle persone che le animano sono giovani. Ma non mancano i meno giovani di qualità, che fanno da guide intelligenti.

Le Associazioni organizzatrici, i cui rappresentanti hanno portato al Convegno-Seminario i saluti sono: ViaggiAMO Gizzeria,  Sharing Project e Centro Studi Futura per i quali sono intervenuti, rispettivamente Sharon Arcieri, Andrea Scalercio, Carmelo Cortellaro.

Ha portato i saluti suoi personali e di tutta l’amministrazione comunale il sindaco, ing. Pietro Raso, che sia alla manifestazione del 28 che alle tante altre che nei mesi da luglio-agosto, fino ai primi di settembre, avranno luogo,  ha dato e continua a dare un fondamentale contributo.

Erano presenti alla manifestazione componenti dell’Amministrazione civica e del Consiglio comunale ed un folto pubblico, tra cui, ripeto, moltissimi i giovani. Ciò fa ben sperare che il cantiere che si è aperto il 28 giugno avrà certamente un cammino lungo e faticoso, ma certamente fruttuoso perchè pieno di accattivanti prospettive.

Ha aperto ed introdotto i lavori il prof. Umberto Delfino. Il quale ha illustrato, all’attenta assemblea dei presenti, l’intero programma di iniziative che si svolgeranno  a Gizzeria nei mesi sopra menzionati ed ha presentato la prof. Giovanna De Sensi Sèstito. Infine, con un’abile ed accorta regìa, il presidente del Convegno-Seminario ha ben coordinato e diretto i lavori della lunga manifestazione che si è protratta per oltre due ore.

La prof.ssa De Sensi ha iniziato la sua relazione esortando tutti i gizzeroti, ma soprattutto i giovani promotori dell’iniziativa, a guardare il territorio e il paesaggio circostante senza limitarsi ai confini attuali del comune di Gizzeria, frutto nel corso dell’età moderna di vicende insediative e di provvedimenti amministrativi vari, ma recuperando l’unitarietà dello scenario complessivo delimitato dai due grandi bacini fluviali  dell’Amato e del Savuto: uno scenario fatto di montagne e colline verdeggianti ai margini della pianura, torrenti numerosi dalla caratteristiche diversificate, un lungo arco costiero con numerosi punti di approdo e caratterizzata da residui lagunari di antichissima formazione geologica; e dentro questo scenario, un contesto culturale omogeneo che risale indietro nel tempo di almeno tre millenni durante i quali ha sperimentato evoluzioni e trasformazioni senza perdere la sua sostanziale unitarietà.

La più importante realtà insediativa di questo vasto territorio in età greca fu la città di Terina, fondata da Crotone verso la fine del VI sec. a. C. L’impianto urbano, costituito da una acropoli con santuari ed edifici pubblici, da una serie di quartieri sottostanti, da mura di cinta e da diverse aree di necropoli, si sviluppò probabilmente tra i torrenti Bagni e Zinnavo, ma tutta la pianura percorsa dall’Amato e le montagne circostanti, da Curinga almeno fino a Capo Suvero, costituiva il territorio della città, con le proprietà dei cittadini e le diverse aree di confine.

Forse tutto l’attuale territorio del vasto comune di Gizzeria apparteneva alla città di Terina;  in esso comunque sono stati effettuati importanti ritrovamenti in aree adiacenti a Sant’Eufemia Vetere: da un’area di necropoli in località Cerzito proviene, tra altri materiali, una grande brocca per l’acqua (hydrìa), dipinta con scene di riti prenuziali, la preparazione della sposa circondata dalle sue ancelle attraverso bagni lustrali, acconciatura dei capelli  e abbigliamento con gioielli e velo, che è esposta nel Museo Archeologico Lametino.

Da un’altra vicina località di Gizzeria proviene un importante ripostiglio di monete con esemplari della città di Terina e delle altre città della Magna Grecia. Da un ritrovamento in località Capo Suvero provengono, infine, due piccoli chiodi di bronzo intenzionalmente piegati, con la dedica ad AION, all’Eternità, incisa sulla parte interna della testa.

Una scoperta importante, che documenta le credenze religiose nell’immortalità dell’anima e nella vera vita dopo la morte, credenze professate dagli iniziati ai misteri di Orfeo e anche dai seguaci di Pitagora.

Quando la città greca fu distrutta da Annibale verso il 203 a.C. perché non cadesse intatta nelle mani dei Romani, questi divennero i nuovi signori del territorio e fra le diverse tracce di ville romane disseminate in esso, da Acconia di Curinga a Pian delle Vigne di Falerna, ci sono pure quelle di Torre Lupo a Gizzeria.

Con la conquista prima bizantina (VIII – IX sec. d. C.) e poi normanna (1056), cambiò l’assetto del territorio. Il potere politico ritrovò una sua forte espressione urbana nella città munita di Neocastrum, mentre vasti territori della piana e delle aree  montane divennero di pertinenza di grandi abbazie basiliane, quella dei Santi Quaranta nella zona collinare e montana fra il Bagni e il sistema montuoso del Mancuso; quella di S. Costantino, nell’area del Carrà, e quella di Santa Eufemia con estesi possedimenti costieri da Curinga a Gizzeria.

Il principe normanno Roberto il Guiscardo avrebbe trasformato solo questa di Sant’Eufemia in una grande abbazia benedettina, estendendo ulteriormente i suoi possedimenti con la donazione di altre terre.  E Federico II, per riscattare metà della città di Nicastro infeudata all’Abbazia, le donò i casali di Nocera e di Aprigliano. Fu intorno al 1300 che l’ordine militare degli Ospitalieri di S. Giovanni in Gerusalemme, scacciati dalle altre loro sedi, ottennero dal papa di stabilirsi in una serie di Abbazie benedettine  e si impadronirono anche di quella di Santa Eufemia.

Quando la sede dell’Ordine divenne l’isola di Malta, furono comunemente indicati come i Cavalieri di Malta.

Nella Biblioteca Nazionale di Malta si conserva un importante documento dell’Abbazia, l’inventario dei beni posseduti e dati in fitto, con le relative rendite (detto “cabreo”) redatto nei 1624 per la prima volta, prima del grave terremoto del 1638,  e successivamente aggiornato.  Ampia parte dell’inventario riguarda Gizzeria, che ricadeva tutta all’interno dei beni del baliaggio, e se ne ricavano nomi di persone, di località, di luoghi di culto, e informazioni sulla viabilità, sulle attività produttive e su tanti altri aspetti della vita della comunità a quel tempo.

In conclusione la professoressa De Sensi ha sollecitato i giovani gizzeroti di partire dallo studio di questo documento per perseguire il lodevole  proposito di recuperare elementi di conoscenza preziosi sulla storia di Gizzeria, e poi estenderla fino ai nostri giorni.

Alla relazione della prof. De Sensi Séstito è seguito il dibattito in cui sono intervenuti il sindaco Pietro Raso, il prof. Umberto Delfino, il dr. Carmelo Cortellaro, la studentessa universitaria Sharon Arcieri, il dott.  Andrea Scalercio, il geom. Pasquale Arcieri ed altri giovani di cui non ho, purtroppo, segnato nomi.

Il dibattito, più che una serie di domande e risposte, è stato un appassionato dialogo  a più voci, che ha approfondito ancora di più i contenuti della splendida manifestazione culturale gizzerota.