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Dal punto di vista politico non ho mai apprezzato né la Lega Nord, né i leghisti. La loro fortuna, politica ed economica, si è basata fondamentalmente sull’odio per il Mezzogiorno ed il razzismo verso i meridionali.

Chi non ricorda il dileggio continuo dei leghisti contro Roma ladrona  (per voler dire che il Mezzogiorno rubava a spese del Settentrione) e gli epiteti razzistici contro i meridionali. Infatti, i leghisti, da Umberto Bossi  a tutti gli altri, un giorno si e l’altro pure, per anni, non hanno fatto  altro che urlare che i meridionali sono dei ladri perchè rubano; sono parassiti perché non lavorano;  sono sporchi e puzzano perché non si lavano mai.

In seguito si sarebbe scoperto che i veri ladri  e falsari sono loro (avete presente nella memoria o no?  i diamanti esportati in Tanzania, la laurea del Trota “conseguita” in Albania, il tesoriere Luisi che intascava i soldi del finanziamento pubblico alla Lega e, per questo, è stato condannato).

A rubare ha cominciato il fondatore della Lega, Umberto Bossi, che ha dato l’esempio e che di recente è stato condannato perché si è appropriato anche lui dei soldi del finanziamento pubblico al suo partito e,  quindi, dei soldi dei cittadini italiani. E, insieme a, lui si è messo a rubare tutto il partito.

Ecco perchè mi fa specie che il partito di Salvini sia penetrato anche nel Mezzogiorno e ci siano dei meridionali, dei calabresi, che  aderiscono al partito leghista  “Noi con Salvini”.

Costoro, i nostri conterranei, cioè, hanno dimenticato tutto. Forse perché se è vero, come diceva Indro Montanelli, che gli italiani hanno poca memoria, sarà che ai meridionali la memoria manca del tutto.

Fatta questa premessa, che certo non  è un mio canto d’amore per la Lega e i leghisti, non posso però non apprezzare ciò che ha detto oggi Maroni  a proposito della eventualità che il Movimento5S possa vincere le elezioni e a Di Maio possa capitargli l’incombenza  di  governare il Paese.

In una conferenza stampa, convocata per annunciare che per motivi personali non si candiderà a quale Presidente alle elezioni regionali in Lombardia, Maroni ha aggiunto: <<So che cosa significa avere responsabilità di governo. Ho solo una preoccupazione che possa assumere responsabilità di governo uno come Di Maio. Per me Di Maio è la Raggi al cubo. Se dovesse andare lui a Palazzo Chigi c’è il rischio che l’Italia finisca come Spelacchio. Spero che non succeda>>

Ho riportato integralmente le parole del Presidente leghista della Lombardia per dire che in questa occasione sono d’accordo, pienamente, con lui. La sua preoccupazione è anche la mia e, penso, è anche quella di tanti cittadini italiani, per i quali il M5S raccoglie il peggio della politica  neghittosa che in Italia oggi si possa immaginare.

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Boldrini e Grasso

Tutti sappiamo che Piero Grasso e Laura Boldrini sono, dal punto di vista della loro carriera politica, due miracolati. Stavano, infatti, svolgendo, al meglio, il loro mestiere allorchè sulla loro strada professionale ed umana irruppe, come un distributore di “manna dal cielo”,  Pier Luigi Bersani,  che oltre a dilettarsi a smacchiare giaguari era allora segretario e dominus del partito democratico.

In prossimità delle elezioni politiche della primavera del 2013 chiamò entrambi e li sistemò in due primi posti di un listino chiuso per cui la loro elezione fu certa. Non dovettero fare alcuna fatica per raccogliere nemmeno un voto.

Successivamente, dovendo tentare di formare il governo ed esserne presidente del consiglio, l’ex segretario del Pd, per accattivarsi la benevolenza politica del M5S,  li indicò alla coalizione di centro-sinistra quali candidati Presidenti, rispettivamente, alla Camera dei deputati, Grasso, ed al Senato della Repubblica, Boldrini.

Essendo due  nomi e volti nuovi della politica non ebbero, entrambi, nessuna difficoltà ad essere eletti e, per cinque anni, hanno presieduto, secondo me senza infamia e senza lode, le rispettive assemblee elettive.

Adesso, in vista della campagna elettorale, hanno aderito al la nuova formazione politica Leu (Liberi e uguali) nell’ambito della quale hanno assunto il ruolo di leader.

Sennonchè, leader non si diventa né per investitura, né per decreto, né per elezione, sia essa a scrutinio segreto sia essa per alzata di mano. Leader si nasce e soprattutto lo si diventa strada facendo partendo dal basso, dalla gente, e per investitura popolare. Così è successo per Matteo Renzi e per Silvio Berlusconi; così è successo per andare a tempi meno recenti, per Amintore Fanfani, Aldo Moro, Alcide De Gasperi, Bettino Craxi, Almirante, Pietro Nenni, Palmiro Togliatti. L’unico, quest’ultimo,  che i comunisti abbiano avuto. Nemmeno Berlinguer lo è stato.

Li ho sentiti parlare, Grasso e Boldrini nella nuova veste di “leader” politici e di partito. Non ne hanno, è la mia personale convinzione, la stoffa; manca loro l’ubi consistam. Non scaldano il cuore della gente, non riescono a trascinare, con la loro oratoria che manca ad entrambi, le folle. Entrambi difettano di capacità di attrazione, non hanno appeal; ne ha poco Grasso, non ne ha per nulla la Boldrini.

Sarò un facile profeta nel prevedere che il loro compito sarà duro ed i risultati che tanti ex piddini che voteranno Leu, si aspettano da loro, ne rimarranno delusi.

Vedo già il leader maximo, D’Alema, il vero dominus di Leu mordersi il labro superiore cercando di nasconderselo dietro i baffi  ed esclamare:<< ….perdio! Qui ho sbagliato tutto…….>>