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Determinante il ruolo della stampa locale contro le infiltrazioni nei piccoli Comuni

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Determinante il ruolo della stampa locale contro le infiltrazioni nei piccoli Comuni

La ‘ndrangheta al Nord si infiltra nei piccoli comuni anche per responsabilità dell’informazione, in particolare dei quotidiani locali, che spesso si limitano a riportare comunicati stampa oppure i giornalisti omettono alcune notizie perché magari prendono il caffè al bar con il sindaco o l’assessore. Proprio nelle realtà più piccole come Sedriano c’è bisogno di giornalismo d’inchiesta, capace di documentare ciò che fa l’amministrazione pubblica e di denunciare ogni forma di condizionamento

Lo ha detto la giornalista del settimanale “AltoMilaneseEster Castano, intervenendo ieri a Lamezia Terme in un’iniziativa organizzata dall’associazione culturale InOper@ e dal Sistema Bibliotecario Llametino, con il patrocinio del Comune di Lamezia Terme. All’incontro ha partecipato l’Onorevole Angela Napoli, consulente della commissione parlamentare antimafia e presidente dell’associazione Risveglio Ideale. In mattinata la giornalista ha incontrato, insieme alla docente Michela Cimmino, gli studenti del progetto di giornalismo del Liceo Campanella “Scuolinforma”. Dalla prima intervista all’ex Sindaco di Sedriano Alfredo Celeste alle inchieste sulle infiltrazioni delle cosche dell’hinterland milanese in settori come l’edilizia, il movimento terra, le slot machine, il percorso giornalistico di Ester è stato segnato da querele pretestuose, convocazioni dai Carabinieri per conto del primo cittadino, diffida come soggetto “molesto e violento” per aver fatto “ciò che dovrebbe essere normale per una giornalista: fare domande al primo cittadino”. Querele pretestuose all’ordine del giorno anche per il settimanale “AltoMilanese”, che oggi esce in edicola ogni venerdì con grandi sforzi, dopo l’abbandono della precedente casa editrice.

Questi i passaggi chiave della storia della cronista 24enne che, grazie alle inchieste realizzate per il settimanale magentino, ha contribuito a scalfire il muro di omertà e indifferenza sulla presenza sempre più pervasiva della ‘ndrangheta in Lombardia e in particolare nell’hinterland milanese.

Ci hanno chiamati visionari della mafia al Nord, ci hanno accusato di diffamare il buon nome di Sedriano e io in particolare sono stata accusata di voler fare carriera con l’antimafia”, ha detto la Castano che, nel giro di un anno, ha visto scoperchiarsi il vaso dei silenzi e delle connivenze: l’arresto del Sindaco, di Eugenio Costantino (presunto referente delle cosche), di Marco Scalambra fino allo scioglimento di Sedriano disposto dal Ministro degli Interni Angelino Alfano nell’ottobre 2013, primo comune lombardo sciolto per infiltrazioni mafiose. Spiega Ester

Per il Sindaco Alfredo Celeste, Eugenio Costantino e Marco Scalambra i procedimenti giudiziari sono ancora in corso  ma, al di là dell’aspetto giudiziario, con il lavoro fatto dalla giovane redazione del settimanale AltoMilanese, un progetto concepito nel 2011 insieme all’ex direttore Ersilio Mattioni alla luce dell’esperienza di stampoantimafioso.it,  abbiamo voluto provare con i fatti che nell’hinterland milanese la mafia c’è, non è solo un problema del Sud, che gli imprenditori coinvolti nelle inchieste hanno cognomi lombardissimi e che il problema non si affronta se ci si continua a chiuderci in una pseudo-immunità, come ci è stato raccontato in questi anni

Non si può fare giornalismo d’inchiesta con pezzi pagati tra i 3 e i 5 euro” ha aggiunto Ester Castano raccontando la realtà di un mondo come quello giornalistico “dove, come è capitato a me, spesso abbondano premi e riconoscimenti ma domina il precariato e le retribuzioni medie non consentono di fare bene il proprio lavoro”. Ester  Castano, che oggi continua a scrivere per AltoMilanese e collabora con Ilfattoquotidiano.it, non ha paura per il lavoro che fa e non ne ha avuto nemmeno negli anni in cui gli scontri con il Sindaco Alfredo Celeste e con i custodi del “buon nome” del Paese erano all’ordine del giorno: “l’unica paura che c’è per chi fa questo lavoro è quella di non poter più scrivere e vivere di questo lavoro a causa del precariato – ha affermato – per il resto anche nei momenti più difficili io e i colleghi di AltoMilanese abbiamo avuto intorno a noi una rete di persone e di associazioni che ci hanno incoraggiato a non mollare. Questi segnali di cambiamento, insieme al lavoro delle associazioni, l’istituzione per la prima volta di una commissione consiliare al Comune di Milano, sono il segno che qualcosa si sta muovendo, che la mafia non è percepita come una malattia riguardante solo il Sud e che il contrasto deve vederci protagonisti in prima persona, come giornalisti e come semplici cittadini”.