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Tra devozioni e tradizioni: la festa di San Francesco di Paola di Sambiase

Viaggio nel tempo alle origini della tradizione
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San Francesco Sambiase 2-6-06 (9)Le tradizioni, checché  ne pensino altri, sono l’anima della cultura popolare e sono voce per tramandare negli anni, e nei secoli, la storia di un popolo, il suo modo di vivere, il racconto continuo ed appassionato che lega, tra di loro insieme, le persone e gli anni.

Le feste più care ai cittadini di Lamezia Terme sono quelle di Sant’Antonio di Padova e di San Francesco di Paola, che si tramandano da secoli e che distinguono  rispettivamente i centri urbani di Nicastro e di Sambiase, oggi uniti tra di loro per dare forma e sostanza ad una comunità molto più allargata, come in effetti è Lamezia Terme.

Nell’immaginario della memoria, supponiamo che abbia fatto nuovamente ritorno in Calabria il noto “signor Rudolf “ turista tedesco, che ebbe a sapere da uno scritto del suo bisnonno, signor Martin, del fascino delle due feste fortemente volute dal consenso di massa e come “risposta di popolo” ad uno scampato e grave evento calamitoso, quasi con storie apparse molto identiche e significative.

Il “signor Rudolf”, da sospettoso tedesco qual è, ha voluto approfondire inesplorati effetti e affascinanti  retroscena nascosti tra le contorte pieghe proprio delle tradizioni popolari; e, alla fine, va a scoprire dei particolari veramente interessanti e concomitanti. Ecco perché vuole ora trasmettere tutto questo ad un testimone della storia che verrà, quale vuole essere questa nostra testata giornalistica online di “LameziaLive”.

Si comincia, quindi, dalla festa di San Francesco di Paola a Sambiase (per favore: non lo definite più “quartiere”!). E, prima di scendere in altri aspetti di questa storia, con il “signor Rudolf” ci avviciniamo a conoscere più da vicino quel che vogliono tramandare ai posteri le mura della chiesa dedicata al grande taumaturgo, San Francesco di Paola. Veniamo a sapere che essa fu costruita sulle rovine della originaria chiesa detta della “Madonna dei malati”, tanto frequentata fin dalla seconda metà del 1400. Quasi concomitante a tale chiesa c’era (e c’è tuttora) una sorta di cappella con facente funzione di chiesa; ed è quella di “San Marco”, di cui si fa menzione in una relazione del 1595, dove si riporta testualmente: “Esiste la Confraternita di San Marco nella chiesa dei frati minimi di San Francesco di Paola, ivi dimoranti”.

E già, pensa “mister Rudolf”: la storia non si ferma ma, imperterrita e misteriosa, procede innanzi, e con incredibile linearità, considerando che il Fraticello di Paola – in uno dei suoi spostamenti in varie località della sua Calabria – andava esortando i suoi seguaci a diffondere sempre la fede in Cristo, costruendo anche più luoghi di culto per rendere gloria a Dio Padre. Lui, intanto, pregava fervidamente il Signore perché proteggesse il suo popolo da ogni male e da ogni tipo di avversità. Timore, questo, che si tramutò in realtà cocente. Il 27 marzo del 1638 una potente e prolungata scossa sismica centrò in pieno il territorio di Sambiase ( ed anche di Nicastro). Edifici crollati; rovine ovunque; morti e tanti morti: ben  414, tirati fuori anche da sotto le macerie causate dal crollo di buona parte della chiesa e dell’attiguo convento dei frati Minimi, i quali rimasero invece sani e salvi, assieme a molte altre persone che si trovavano all’interno di quelle strutture.

Se  non è miracolo, questo!

Per il popolo sambiasino si doveva allora festeggiare in tutti gli anni a venire tale evento, in modo di rendere lode a Dio che, per intercessione proprio di San Francesco, non permise di registrare danni e sciagure di ancora più grossa proporzione.

A questo punto, il viaggiatore tedesco, “signor Rudolf”, viene a capo del “perché” di questa festa molto sentita ed è in questo facilitato da uno scritto tratto dal libro di Enrico Borrello, “ Sambiase: storia della città e del suo territorio”, dove leggiamo testualmente: “Allora, perché i cittadini di Sambiase avessero in Cielo un intercessore, che li risparmiasse da simili disastri, fu proclamato protettore di Sambiase San Francesco di Paola, Santo Padre di tutti, e, a perpetuo segno di devozione, fu scolpita una statua che decora la chiesa. Fu stabilito, poi, che il 2 aprile  di ogni anno,”  ricorda Borrello, “coll’intervento del clero secolare e regolare e col concorso del popolo, la statua fosse portata in processione  per  tutta la città e colla solennità più grande”,.

Se vogliamo scandagliare più a fondo tra i perché della storia, il nostro “signor Rudolf” ricorda come l’umile frate di Paola si prodigò anche quando, nell’anno 1866, i padri Minimi , pur se fossero riusciti a salvarsi dalla soppressione napoleonica e non da quella italiana che li costrinse ad abbandonare in fretta ed in furia  sia la comunità che la chiesa e il loro convento, ebbero però la grazia di ritornare definitivamente a Sambiase negli anni successivi.

La festa in onore di San Francesco di Paola, Patrono e Protettore prima (dell’ex Comune di Sambiase), ora solo Protettore in ossequio alla nuova conformazione urbana di Lamezia Terme, è  un vero e proprio rendimento di grazia al Santo Poverello di Paola, che evidentemente tanto influì con la sua potente intercessione, facendo registrare tanti miracoli sia fisici che di conversione spirituale, i quali sono certamente quelli che più influiscono sugli umani sentimenti delle persone.

Quelle stesse persone che, ieri come oggi, si riversano in massa per le strade di Sambiase, e nelle chiese di San Francesco di Paola e della Matrice con immenso trasporto e con evidente riconoscenza.

Il “signor Rudolf”, al termine di questo viaggio tra le pieghe della memoria, si accorge che la festa attorno è anche popolare e molto vivace; è gioiosa; è coinvolgente.

Gli odori di questa festa hanno ormai impregnato le pareti di questo spazio di memoria. E così il “signor Rudolf” fa impazzire di gioia anche il suo nipotino che ha voluto con sé in questo viaggio, il  biondissimo Peter, che si diverte come non mai nella baldoria delle giostre dalle mille luci e dai giochi più divertenti; o come lo sono almeno per loro, i giovani, “please, signor Rudolf”! Noi, più anziani, lasciamo che una lacrima dopo l’altra si incanali tra le rughe del nostro viso, come nella parvenza di una carezza che ancora trasmettono le persone a noi tanto care e che ora ci stanno guardando da Lassù.

E così, un domani, sarà Peter a raccontare queste belle pagine di storia; e poi, forse, un altro Rudolf ed un altro Peter ancora ripeteranno e riformuleranno le stesse testimonianze a sostegno di quanti pensano che devozioni e tradizioni sono l’essenza portante della storia: la nostra storia!