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Disastro Calabria, la Uil invita a non sprecare i fondi

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Non si può dire che quello che è successo in Calabria, nella zona ionica, sia il frutto di un inesorabile destino.

Lo dichiarano in una nota congiunta il segretario regionale della Uil, Santo Biondo e della Feneal Calabria, Bruno Marte.

Piuttosto è il risultato, la somma, di anni e anni di incuria e abbandono del territorio da parte di una classe politica ed istituzionale disattenta ai molteplici problemi della Calabria ed incapace a generare la benché minima risposta ai bisogni essenziali della gente.Il costo economico e sociale di questi eventi devastanti è straordinario. Lo è, soprattutto, perché, da troppo tempo, è sbagliata la percezione che si ha della necessità di mettere in sicurezza il territorio, perché, negli anni, troppi condoni hanno “sanato” gli abusi commessi dalla mano dell’uomo.Negli anni la popolazione locale ha vissuto sulle proprie spalle momenti drammatici, sia per l’assenza totale di un tessuto sociale degno di questo nome, per la mancanza di una regia istituzionale in grado di programmare uno sviluppo socio economico adeguato è compatibile al territorio. La carenza di strutture sanitarie, di centri di aggregazione sociale, la mancanza di siti produttivi degni di questo nome e, conseguentemente, l’assenza totale di lavoro oltre che di infrastrutture adeguate, ha costretto la popolazione locale a vivere sulle proprie spalle i drammi di una economia inesistente, a fronte di una politica di assistenza imposta come forma di schiavitù occulta e pericolosa.In questo scenario desolante, vengono propinate delle chimere economiche alla popolazioni di questo lembo di Paese, finalizzate alla raccolta di una manciata di voti utili solo a qualcuno per costruire la propria piccola fortuna. In Calabria, adesso, si impone come strategica la tutela del territorio. Tutela del territorio che deve essere vista come una risorsa, come un capitale naturale che va tutelato e valorizzato anche per il suo contenuto economico, produttivo e di lavoro, cui destinare risorse e competenze attraverso investimenti e processi che devono avere orizzonti temporali di lunga durata. E’ ora di mettere a frutto i finanziamenti che arrivano in Calabria dall’Europa.Il disastro che è avvenuto nei giorni scorsi non è avvenuto per caso, né si può dire che non vi erano state avvisaglie. Quello che è successo nella Locride era già stato annunciato qualche anno fa, era stato anticipato dalle catastrofi di Castrovillari e Rossano e prima ancora da quelle di Crotone e del catanzarese. La storia ci racconta di alluvioni e di conseguenza frane, smottamenti, interruzioni di strade e della linea ferroviaria.Da anni, periodicamente, si registra tutto questo ed ogni volta che si verifica una calamita naturale i danni sono sempre maggiori a questo tragico bilancio si è aggiunta anche la perdita di vite umane, ciò è inaccettabile, i proclami ed i buoni propositi dopo l’ennesima catastrofe abbattutasi sul territorio non bastano più, l’auspicio che i riflettori non si spengano dopo qualche giorno e tutto ritorna come prima in attesa di un’altra nuova catastrofe che inevitabilmente renderà questo lembo di Calabria inospitale per viverci. Ora si deve fare presto. Al governo regionale spetta il compito di far rispettare la tempistica europea delle opere di ristrutturazione promesso dal ministro Delrio che, in Prefettura a Reggio Calabria, ha fissato in dieci giorni il tempo necessario per riaprire al traffico la Statale 106 ed in venti giorni quello per risanare l’asse ferroviario lungo la fascia jonica del reggino.Adesso, infine, è determinante convincere la politica che la messa in sicurezza del suolo è la prima, vera grande opera di cui la Calabria ha bisogno per superare l’emergenza contingente e programmare un futuro fatto di sicurezza e vivibilità.La speranza che questa volta si faccia sul serio c’è. Qualche timido segnale positivo si è visto, a partire dalla visita del ministro Del Rio e dai vertici permanenti nei palazzi istituzionali in cui si è parlato di emergenza com’è giusto che sia, ma è necessario che nei prossimi giorni si attivi quella progettualità necessaria ad un territorio che ha necessità di infrastrutture a partire dalla viabilità, ferroviaria e stradale ferma ai primi anni del novecento, per progettare il proprio rilancio economico e sociale.