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Don Saverio Gatti e Don Pasquale Luzzo

Due figure prestigiose e possenti per la la Diocesi di Lamezia e la Chiesa italiana tutta.
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“Lascio alla Diocesi di Nicastro tutto quello che io possiedo in beni immobili ed in danaro per la costruenda casa “Domus Bethaniae” dove la comunità dei giovani possa realizzare una responsabilità ed una maturità ecclesiale. Credo in Dio, nel suo amore, e nella sua misericordia. Chiedo ai fratelli perdono dello scandalo che ho dato, dell’egoismo che spesse volte ha distrutto la ricchezza dell’amore, del mio sacerdozio non pienamente e responsabilmente vissuto. Ringrazio Don Vittorio, Don Giulio, Don Eugenio, Don Natale, Don Peppino, Don Pietro e tutti gli altri sacerdoti per l’esempio che mi hanno’ dato nell’ umiltà della dottrina e nella bontà di vita. Ringrazio i giovani e le ragazze per il loro esempio di rettitudine e di sacrificio. Mi affido alla misericordiosa bontà di Dio nella speranza di essere tutti insieme una famiglia felice. Desidero essere seppellito nella nuda terra senza marmi o altro”.  Sac. Saverio Gatti  – DAL TESTAMENTO DI DON SAVERIO GATTI

Don Saverio Gatti nacque a Nicastro  l’11 Gennaio del 1922 . Don Saverio portava il nome di uno zio farmacista, a cui era molto legato, il quale aveva sempre provveduto al mantenimento della famiglia dopo la perdita del padre. Da lui aveva ereditato la sua passione per la musica, ed un vecchio pianoforte su cui suonava sempre. Fu delicato compositore e brillante esecutore, doti che evidenziava soprattutto quando suonava l’organo in Cattedrale. Entrò nel Seminario Vescovile di Nicastro nel 1934 insieme ai fratello Gianni, magistrato, che mori giovanissimo, e che lui ricordò sempre con profondo rimpianto. Nel suo diario così scrive: “anniversario della morte di mio fratello Giovanni: trentadue anni! Nella linea della volontà del Padre, tutto è bello, perché tutto è buono. Gli avvenimenti della vita ci parlano del tuo amore. Tutto è grazia!”8. Nel 1938 passò, poi, nel Seminario Reggio Calabria, non trascurando, però, la famiglia verso la quale nutrì un perenne sentimento di intenso amore e gratitudine. Dal Seminario scriveva spesso alle sorelle e alla madre.

DON PASQUALE LUZZO

Il cuore di mons. Pasquale Luzzo, parroco della chiesa del Carmine, nonché vicario generale della diocesi di Lamezia Terme, ha cessato di battere poco prima mezzogiorno di lunedì 12 agosto. La dipartita è stata subito <annunciata> dal rintocco delle campane a morto della chiesa del Carmine. E sin da subito, tutto un susseguirsi di ricordi sul web in tanti che l’anno conosciuto e ne hanno apprezzato la sua straordinaria umanità.

Luzzo era nato a Nicastro il 9 gennaio 1939, e il 28 giugno 1965 era stato ordinato presbitero. Vicario generale della diocesi di Lamezia Terme dal 2005, è stato per un quarantennio parroco della chiesa del Carmine in Sambiase, un sacro tempio di stile barocco rinascimentale. E come non ricordare la data di domenica 9 ottobre 2011, quando don Pasquale Luzzo è stato a fianco di Benedetto XVI durante la sua Visita a Lamezia, in occasione della consegna dei doni alla S. Messa nell’area ex Sir. E arriviamo ai giorni nostri. Circa un mese fa si erano svolti i festeggiamenti annuali (dal 7 al 16 luglio) in onore di Maria SS del monte Carmelo, conosciuta in paese come la Madonna del Carmine. Una festa, dove è pesata come un macigno l’assenza di don Pasquale, duramente provato dalla lunga malattia che pian piano lo stava consumando. Anche in quella occasione, a fine processione del 16 luglio, dal palco di piazza Garibaldi, di fronte al bellissimo simulacro che raffigura la Vergine del Carmelo, don Carlo Cittadino aveva rivolto un pensiero particolare “a colui che per 44 anni ha vissuto e ha celebrato questa festa, don Pasquale Luzzo (e qui, un lungo applauso si è levato dalla folla di fedeli), che in questa comunità ha vissuto ed ha amministrato il suo servizio sacerdotale. Lui questa sera (nda, 16 luglio) qui è presente con il cuore e con la mente, anche se non fisicamente, in quanto impossibilitato per motivi di salute. Ci stringiamo attorno a Maria perché gli stia vicino, confortandolo e benedicendolo. A lui va tutto il nostro affetto di parrocchiani e dell’intera comunità sambiasina”. Altro applauso dei fedeli. Alla processione del 16 luglio scorso avevano partecipato numerosi emigrati, giunti dall’Australia e dall’Argentina, che hanno fatto ritorno nella propria terra, tra i propri parenti, contenti di seguire i festeggiamenti in onore della Madonna del Carmine. In alcuni di questi emigrati, in special modo da quelli di Melbourne,  era ancora vivo il ricordo del 2010, quando don Pasquale Luzzo si è recato oltre oceano, chiamato in quella terra dagli emigrati che si apprestavano ad iniziare la festa in onore alla Vergine, proprio con la statua della Madonna del Carmine, fatta realizzare simile a quella che si venera nella chiesa di Cafaldo in Lamezia ovest; e loro hanno voluto la presenza di don Pasquale per benedire il simulacro. Alla festa del 16 luglio 2011, poi, fu presente una delegazione proveniente da Melbourne (Australia). E in quella occasione don Pasquale Luzzo ricordò dal palco di piazza Garibaldi l’accoglienza riservatagli in Australia l’anno prima, parlando di “grande onore che loro mi hanno attribuito, che non era solo rivolto alla mia persona, ma attraverso la mia persona, ad amici, familiari e alla nostra cara terra, da cui essi sono partiti per trovare fortuna e vivere una vita più serena; e dove, vi assicuro, almeno i nostri paesani portano con dignità il nome delle loro origini, per i valori che hanno saputo conservare ed esprimere: lavoro, accoglienza, religiosità, ospitalità…, che esprimono con sensibilità e modi che non immaginavo”.

I parrocchiani del Carmine, e non solo i parrocchiani, in queste ore stanno piangendo la dipartita di don Pasquale Luzzo, e la loro mente va ancora al 16 luglio scorso, la prima festa senza don Pasquale. Ricordano la discesa della statua, per adagiarla sulla base per la processione serale. Un rito, quello della discesa della statua, velato da tanta commozione tra i numerosi presenti che vi hanno assistito, con la comparsa di qualche lacrima che ha solcato i volti dei fedeli, dispiaciuti per l’assenza di don Pasquale, che fino allo scorso anno era stato sempre presente a questo momento.

Anche il vescovo di Lamezia, S.E. Mons. Luigi Cantafora aveva rivolto in occasione degli ultimi festeggiamenti un pensiero a don Pasquale Luzzo, “le cui precarie condizioni di salute non gli hanno consentito di essere presente quest’anno alla festa e nel corso del novenario. Ed è la prima volta dopo 43 anni. Il nostro pensiero a don Pasquale Luzzo, parroco di questa chiesa e vicario generale della diocesi lametina, perchè –aveva detto ancora il Vescovo di Lamezia- possa vivere questa prova della salute accompagnato dalla tenerezza della Madre di Dio e della nostra incessante preghiera”, facendo riferimento poi alla frase di Sant’Agostino <siamo fatti per Te, o Signore, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in Te>. Nei giorni scorsi don Pasquale Luzzo aveva ricevuto anche la visita di mons. Giuseppe Fiorini Morosini, già vescovo di Locri-Gerace, ora Arcivescovo metropolita di Reggio Calabria, dove si insedierà alle 18:30 del 9 settembre. Tra i due tanta stima, fiducia e collaborazione, soprattutto negli anni che padre Morosini è stato al convento dei Minimi a Sambiase, dal 1974 al 1986.

Con il ritorno alla Casa del Padre di don Pasquale Luzzo, scompare un pezzo di storia di Sambiase. Sovente in occasione dell’annuale fiera di San Biagio, che si svolge nei giorni 1, 2 e 3 febbraio proprio nei pressi della chiesa del Carmine (stracolma di fedeli in occasione della Candelora e di San Biagio), ai tanti curiosi che gli chiedevano notizie storiche sulla chiesa di Cafaldo, non si sottraeva mai nel darle, evidenziando che, “come tutte le chiese appartenenti all’Ordine Carmelitano, la chiesa di Cafaldo aveva il terminale della facciata a forma di M, che è la prima lettera del nome della Madonna. Nel 1936 –ricordava-, il prospetto del sacro edificio fu modificato con l’attuale facciata di stile romanico; ma anche in questi ultimi anni sono stati fatti molti lavori di restauro. I Carmelitani –raccontava-, dopo il disastroso terremoto del 1638, ricostruirono, insieme al convento, anche la chiesa, arricchendola di molte opere pittoriche. Quelle che ancora si conservano, sono: l’apparizione della Madonna a S. Simone Stok; il profeta Elia sul Tabor; l’imponente ‘Vinea Carmeli’, quattro Santi Carmelitani in altrettante lunette; un affresco che rappresenta l’adorazione dei Magi. Queste pitture, con molta probabilità, sono del Colelli, che fu uno dei migliori allievi di Mattia Preti”. E concludeva con le notizie più recenti: “la grande porta d’ingresso della chiesa è del 1936, e l’antiporta del 1940. Agli anni settanta, invece, risale la costruzione della casa canonica e delle opere di ministero pastorale con salone di proiezione, aule per catechismo, sedi per i vari gruppi e attività, nonché attrezzature sportive”.

Un’intera comunità adesso piange la scomparsa di don Pasquale Luzzo, assieme ai Gruppi e alle Associazioni presenti in Parrocchia: le Terziarie Carmelitane, l’A.g.e.s.c.i., gli scout, il gruppo giovanile del Dopocresima, la Polisportiva Carmine, il gruppo Famiglie, il gruppo liturgico con il Coro e i Chierichetti, il M.a.s.c.i. e un punto di Pax Christi. Senza dimenticare le Suore del Cottolengo, che dagli anni ’30 non solo gestiscono una scuola materna molto apprezzata ma, in comunione con la parrocchia, promuovono interessanti attività, dando un prezioso contributo particolare alla pastorale parrocchiale (da qualche anno, la parrocchia festeggia anche Santa Teresina –il 1° ottobre- nella frazione Piano Luppino, dove c’è una caratteristica chiesetta dedicata, appunto, a Santa Teresina di Gesù Bambino -con annessi locali-, complessivamente di circa 300 metri quadrati, che sorta con la collaborazione degli abitanti del luogo, serve oltre a Piano Luppino, altre due frazioni limitrofe: Bucolia e Santa Maria).

Tutti si apprestano ora a dare l’ultimo saluto alla colonna portante della comunità sambiasina. Alle 16:30 l’inizio del rito funebre nella Cattedrale di Lamezia Terme.