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Dopo tante illustri dipartite, consigli utili agli artisti

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“Nun me scuccia’, nun me scuccia’, cerca di stare almeno un’ora senza parla’… Nun me scuccia’ cchiù tanto muore pure tu…” cominciava così la 3° traccia del lato B del disco “Nero a Metà”, il terzo album che Pino Daniele pubblicò nel 1980 per l’etichetta EMI Italiana. Comincia così anche questo articolo, ben consapevole che provare a contenere un malcostume che oramai straripa da tutti gli argini, oltre che pretenzioso è anche un tentativo destinato miseramente a fallire.
Questo perché, con l’avvento dei social network, ognuno di noi si è convinto di avere il diritto di poter entrare, senza colpo ferire, nelle vicende più intime e personali di chiunque; passare al setaccio la vita di chicchessia, soprattutto quando si tratta di personaggi pubblici, è diventato un imperativo morale, così come dispensare sul web, in ogni luogo, le nostre “nobili” saggezze.
Perché ogni pinco pallino che respira sulla faccia della terra debba sentirsi autorizzato a sindacare sulle scelte di vita (o di morte) di un individuo quando si tratta di scelte che riguardano esclusivamente la sua esistenza rimane un mistero insondabile.
Che gliene frega alla signora Rosetta se io, dopo aver cantato per tutta la vita della mia terra, dei suoi profumi e dei suoi odori, alla fine scelgo che ad accogliere le mie spoglie debba essere la terra di un luogo che non mi diede i natali?
È quello che sta succedendo in queste ore sui social network in seguito alla morte di Pino Daniele, uno dei più apprezzati cantautori italiani conosciuti in tutto il mondo, morto per un infarto lo scorso 4 gennaio.
“Era un personaggio pubblico, è lo scotto che bisogna pagare per aver goduto di tanta popolarità” è la replica più digitata in rete, seguita da quello che è diventato ormai un altro mantra con cui si suole troncare ogni contestazione: “se è diventato quello che è diventato lo deve anche a noi che abbiamo sempre comprato i suoi dischi”!
La verità è che la vita privata di un artista non può e non deve mai coincidere con quella che è stata, in vita, la sua arte. I social, consentendo a chiunque di veicolare le proprie opinioni su ogni accadimento hanno finito per esasperare il voyeurismo e il privato si è dovuto arrendere alle irruzioni moleste e alle penetrazioni invasive di emeriti sconosciuti: non c’è più alcuna cautela nell’esprimere opinioni, non c’è riserbo, nessuna prudenza, nessun pudore: la vita degli altri si è fatta nostra.
Osiamo dire del nostro prossimo ciò che ciascuno di noi, in analoghe circostanze, mai vorrebbe sentirsi dire. Eppure implorare rispetto è inutile, vano invocare silenzio.
Ci stiamo facendo gli affari di Pino Daniele adesso, ci siamo fatti quelli di Mango fino a ieri, abbiamo pesato e soppesato le modalità incresciose con cui Robin Williams si è congedato dalla vita, ci siamo infilati con malsana curiosità in quella che è stata la condotta, in vita, di Lucio Dalla – tanto per ricordarne alcuni- e adesso, a tutti i cantanti amatissimi ancora in vita, agli artisti in genere che continuano a godere di una certa popolarità, un consiglio lo voglio dare: finché siete ancora in tempo, organizzate voi stessi le vostre esequie!, fatelo per decoro.
L’invito è rivolto sia ai personaggi che non hanno mai impalmato nessuno sull’altare sia a quelli che, al contrario, di attraversamenti di navate centrali, ne hanno fatti più d’uno: organizzatevi! E, ovviamente, fate testamento!!!
Fatelo quando siete ancora in perfetta salute, fatelo per il mondo di gente che avete generato, se ne avete generato, fatelo per chi vi ha seguito con affetto apprezzando il vostro lavoro; ma soprattutto fatelo perché la vostra anima, una volta liberatasi dal corpo terreno, possa proseguire il suo sacrosanto viaggio in pace.
Finché siete ancora in tempo, prendete un “pizzino” e annotate tutto quello che dovrà accadere nel momento in cui avrete esalato l’ultimo respiro: scrivete chi volete vi rimanga accanto per il commiato, chi dovrà restarsene distante, comunicate se volete donare gli organi, se preferite essere sepolto in giacca o con i leggins di scena; in caso di morte sospetta comunicate se volete l’autopsia o se preferite marcire senza cicatrici; scrivete se volete essere cremati, manifestate il luogo in cui vorrete essere seppelliti, perché anche questo sarà oggetto di ampie discussioni su facebook da parte dei più sfacciati nessuno; annotate con cura a chi lasciare cosa, senza – se possibile- fare differenze tra i pargoli che avete messo al mondo.
Fatelo per risparmiare, a noi!, il supplizio di dover leggere, dopo la vostra dipartita, ovunque, in rete, i reclami dei figli rimasti a secco dopo che le pagine di prestigiose riviste patinate avranno divulgato ben bene i dissapori che covano in seno alla vostra famiglia.
Se poi ne avete messa in piedi più d’una, di famigliola, indicate chiaramente qual è il nucleo che al vostro funerale dovrà sedere al banco principale, quale quello che dovrà occupare il secondo banco e quale il terzo, ecc…
Stabilite che il portavoce della famiglia sia quello più responsabile e coscienzioso. Arginate gli animi più rancorosi e non fate torto a nessuno. Se non avete fatto in tempo a sposare la persona con cui avete scelto di invecchiare poi, sempre che vi abbia davvero amato, erigetele una serra attorno, poiché merita l’identico rispetto di quelle che sono state le vostre ufficiali consorti. Anche l’ultima ha il diritto di accompagnarvi fino in fondo senza sentirsi un’intrusa, nonostante abbia commesso l’errore fatale di non contrariavi facilitando, per debolezza, la vostra uscita di scena.
Organizzatevi.
Perché è il solo modo che possa mettere a tacere le tristi malelingue che avrebbero volentieri voluto vivere la vostra vita.
O quanto meno si spera.