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Dossier Siria: una Nazione in bilico (1°parte)

Sempre più grave e complessa la situazione nel Paese mediorentale tra speranze di pace e rischio dell'allargamento del conflitto
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Come qualcuno avrà notato è da parecchio tempo che non scrivo nulla sulla situazione siriana. Sicuramente non perchè l’argomento sia divenuto di minore importanza, ma, al contrario, perchè gli avvenimenti ed i colpi di scena si succedono con una tale rapidità da rischiare di rendere superato dagli avvenimenti un articolo solo poche ore dopo la sua pubblicazione.

Oggi che la situazione sembra essersi un minimo stabilizzata proviamo a fare il punto sulla situazione.

In primo luogo vediamo cosa è successo negli ultimi mesi sul piano militare, anche perchè, per quanto importanti siano altri fattori, alla fin fine le guerre si vincono o si perdono sul campo di battaglia.

La Siria oggi si presenta divisa, come si suol dire, a “macchie di leopardo”, vale a dire che all’interno del Paese si alternano aree controllate dall’esercito regolare ed altre controllate dalle milizie islamiste.

Non vi è quindi un solo fronte in cui si combatte, ma decine, in quanto praticamente quasi ogni città siriana è o è stata un campo di battaglia. Alcuni di questi fronti sono relativamente calmi, anche in forza di tregue locali, raggiunte grazie alla mediazione russa, in altri invece la guerra divampa aumentando il già spaventoso bilancio di vittime e di rovine.

Vediamo quindi la situazione sui fronti principali.

Aleppo

Aleppo è la seconda città del paese dopo Damasco e contava, prima dell’inizio della guerra oltre tre milioni di abitanti. Questa grossa metropoli del nord della Siria (a poche decine di chilometri dal confine turco) è (rectius era) il più grosso polo industriale di tutta il Paese, l’area dove si concentravano tutte le principali attività produttive; in pratica una Milano in versione mediorentale.

In questa città e nei suoi dintorni si sta combattendo da tre mesi la battaglia più feroce ed importante di tutto il conflitto. Per meglio comprendere l’andamento delle operazioni militari ho postato come immagine proprio una mappa della città che evidenzia le posizioni dei belligeranti prima delle grandi offensive iniziate nel mese di luglio.

L’area rossa è quella controllata dai governativi, quella verde dalla coalizione di gruppi islamisti (Aharar al Sham -ex fronte Al Nusra-, FSA, Jund al Aqsa, Nour al Din Al Zinki ed altre formazioni minori), quella scura dall’ISIS.

La macchia gialla è il quartiere Sheik Maqsoud controllato invece dalla milizia curda dell’YPG. Appare di tutta evidenza la difficile situazione in cui versavano allora le forze governative, di fatto assediate all’interno dei quartieri ovest del centro urbano e pressati da entrambi i lati dalle diverse formazioni terroristiche. Da notare che questa malcomoda posizione era peraltro migliore di quella dell’anno precedente, quando l’intera città sembrava sul punto di cadere nelle mani dello formazioni estremiste.

Nel mese di luglio nell’area a nord del centro città si è sviluppata una vasta manovra offensiva condotta dall’esercito siriano (in particolare dall’efficentissima Forza Tigre) appoggiato da reparti di Hezbollah libanesi, di volontari iracheni (Al Nujaba) e di palestinesi (Liwa al Qud).

Dopo una settimana di accaniti combattimenti le forze siriane -anche grazie all’apporto aereo russo- sono riuschi a conquistare una serie di posizioni strategiche che ha permesso loro di controllare l’importantissima superstrada denominata al Castello utilizzata dalle formazioni islamiste per appovvigionare le proprie truppe schierate nei quartieri orientali di Aleppo.

In breve numerosi quartieri a nord del centro urbano sono così ritornati sotto il controllo governativo e gli islamisti di presidio nei quartieri orientali sono passati dal ruolo di assedianti a quello assai meno comodo di assediati.

Per rovesciare la situazione i comandanti delle formazioni “takfire” hanno lanciato, a partire dai primi giorni di agosto, una massiccia controffensiva nell’area sud di Aleppo. L’obiettivo era quello di riaprire una via per rifornire i quartieri orientali e nel contempo possibilmente isolare le truppe governative di stanza nel centro urbano.

L’iniziativa militare ha avuto un iniziale successo perchè i miliziani di Aharar al Sham ed i loro alleati sono riusciti a perforare le difese dell’esercito siriano ed a conquistare alcune posizioni strategiche tra le quali il quartiere di Ramouseh ristabilendo così il contatto con i loro compagni dei quartieri orientali.

Si è trattato però di una vittoria di Pirro per due ragioni: in primo luogo perchè le vie verso i quartieri orientali sono rimaste comunque sotto il controllo di fuoco dell’esercito siriano che ha potuto così impedire il passaggio di aiuti consistenti alle formazioni guerrigliere annidate in questi quartieri. In secondo luogo perchè, per effettuare queste non decisive conquiste, gli islamisti hanno avuto perdite imponenti. Secondo fonti russe infatti non meno di seimila dei quindicimila miliziani che avevano preso parte all’offensiva sono caduti sul campo di battaglia, per non parlare delle decine di blindati e automezzi distrutti dal fuoco siriano e dagli aerei russi.

Perdite così consistenti hanno impedito agli islamisti di resistere alla successiva controffensiva delle forze governative che, in un paio di settimane, sono riuscite a riprendere il controllo della quasi totalità delle posizioni perse a sud di Aleppo richiudendo così la morsa sui quartieri est della città. A partire dalla fine del mese di settembre l’esercito siriano ed i suoi alleati sono riusciti ad allargare e consolidare le aree recentemente conquistate rendendo così molto difficile se non impossibile un nuovo tentativo degli islamisti di riaprire una via verso i quartieri orientali.

Nel mese di ottobre le difese dei guerriglieri in questi quartieri hanno mostrato vistosi segni di cedimento e numerosi distretti (come quelli importanti strategicamente di Oweja, Bustan Basha e Sheik Saeed) sono ritornati, dopo anni, sotto il controllo governativo.

Le possibilità per gli islamisti di mantenere ancora a lungo il controllo dei quartieri del centro di Aleppo occupati dal lontano 2013 appaiono a questo punto veramente ridotte e le alternative per loro si riducono solo a due. O un accordo con l’esercito che permetta loro di lasciare i quartieri occupati -che quindi tornerebbero sotto il controllo governativo- o una battaglia all’ultimo sangue che terminerebbe probabilmente con la loro totale eliminazione.

Sempre che le divergenze tra le varie formazioni guerriglieri sulla scelta da effettuare non conducano ad una sanguinosa guerra intestina che faciliterebbe ulteriormente il compito alle forze governative.

In ogni caso la conquista dell’intero centro urbano di Aleppo sarebbe la vittoria più importante per Assad dall’inizio del conflitto, non solo perchè restituirebbe al Governo siriano il controllo della seconda (per certi versi la prima) città del Paese, ma anche perchè permetterebbe di spostare molti reparti, tra l’altro forse i migliori di cui dispone l’esercito siriano (assieme ai parà che difendono Deir Ezzor), verso altri fronti ponendo le premesse per una relativamente rapida fine del conflitto.

Questa prospettiva non può essere accettata da chi, mi riferisco a potenze straniere, vuole ancora ad ogni costo la fine di Bashar Assad e del suo regime. Non è escluso quindi che nelle prossime ore si possa assistere a clamorosi e pericolosi colpi di scena. La martellante campagna dei media occidentali contro l’intervento degli aerei russi nella battaglia di Aleppo non è certo tranquillizzante.

fonte: Mario Villani

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