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Ebola: il Virus, l’OMS e le Multinazionali farmaceutiche

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Sono passati 38 anni da quando dalla Repubblica Democratica del Congo, ex  Zaire, si incomincia a parlare di “Ebola”, un virus che nel 90% dei casi non lascia scampo. Eppure Ebola uccide da secoli in alcune circoscritte zone dell’Africa senza mai essersi esteso oltre la Liberia, Sierra Leone e Guinea. Il fatto che oggi interessi anche la Nigeria, paese più ricco e densamente popolato ed i cui cittadini con più frequenza si spostano all’estero, è motivo di grande allarme, perchè i contagi si possono moltiplicare in poco tempo, interessando altri Paesi.

E, se consideriamo il fatto che la Libia, dopo le bombe della NATO, è ormai priva di frontiere protette e ivi dettano legge le bande islamiste, che, tra l’altro, gestiscono, lucrando, il traffico degli immigrati che arrivano anche da Paesi interessati dal virus, come i già citati Liberia, Sierra Leone, Niger, pronti ad imbarcarsi per le nostre coste, c’è poco da stare allegri.

Gli esperti nel campo medico dicono che “il virus non si trasmette per via aerea, ma per contatto con liquidi corporei infetti del paziente in preda a vomito, diarrea, emorraggie interne ed esterne” e che non dovrebbe interessare il nostro Paese, nonostante gli oltre 100mila immigrati che a seguito della nefasta operazione “Mare Nostrum” hanno raggiunto “il paese di Bengodi”. Ma sull’argomento regna la massima confusione e le informazioni contraddittorie, riportate dai media, non fanno altro che aumentare la preocupazione nell’opinione pubblica, che non è certo rassicurata nemmeno dalle informazioni che arrivano dal settore medico- scientifico.

Infatti, il 12 agosto 2014, l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha autorizzato l’uso di farmaci, ancora in via sperimentale, per contrastare l’attuale epidemia. In un comunicato della stessa Organizzazione si precisa che: “L’alto numero di persone contagiate dall’Ebola in Africa e l’elevato tasso di mortalità hanno spinto a considerare l’impiego di farmaci non omologati per salvare i pazienti e limitare la diffusione del virus”. La dichiarazione continua facendo riferimento ai 1848 contagi ed alle morti accertate, 1013, ribadendo che è un dovere morale ricorrere a questi  farmaci per combattere  il virus, salvo poi  affermare che “non si sa quali effetti o controindicazioni questi possano avere”.

Non è nemmeno chiaro come saranno finanziati i trattamenti e le cure. Trattandosi di un vaccino destinato ad un’unica somministrazione che verrebbe utilizzato principalmente dai “poveri africani” e, dunque, privi di guadagni da parte delle multinazionali farmaceutiche, sulle quali pesa l’onere della commercializzazione del farmaco, capiamo come le stesse abbiano scarso interesse alla tragica vicenda. Nello stesso 12 agosto, il Governo liberiano ha annunciato, comunque, che la Food and Drug Administration, l’Ente Governativo statunitense per la regolamentazione dei prodotti farmaceutici, ha concesso al Paese di “accedere al farmaco sperimentale “Z MAPP”, prodotto dalla MAPP BIOPHARMACEUTICAL di San Diego, California, per trattare due medici infettati dal virus”. Ma i sospetti che nel mondo multinazionale farmaceutico si nascondano ben altri ed inquietanti interessi, che in nome del dio denaro vengano sacrificate vite umane con estrema semplicità e senza alcun rimorso, sono numerosi.

Può l’opinione pubblica fidarsi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, essendo questa Organizzazione in stretto rapporto con le multinazionali chimico-farmaceutiche e gli Istituti di Ricerca privati e governativi?
Non è un mistero, infatti, l’esistenza di un pericoloso “circolo vizioso” attraverso il quale gli Istituti Sanitari Governativi (ogni Stato ne ha uno – l’Italia ha il meno noto CUF – Commissione Unica del Farmaco) sono sotto il controllo dell’OMS e che quest’ultima è controllata dalle stesse multinazionali economiche che producono i farmaci! Il cerchio si chiude!

Quanti farmaci, testati per anni, dopo la loro messa in commercio, vengono poi ritirati dal mercato per aver provocato seri danni alle persone? E che dire delle vaccinazioni di massa?
Quanti sono a conoscenza che il COMILVA (Coordinamento del Movimento Italiano per la Libertà delle Vaccinazioni) ha da qualche anno affermato che ci sono oltre 240 studi scientifici che attestano le gravi malattie che possono essere provocate dalla somministrazione di un vaccino? Nessun Ente, Medico, Multinazionale è legalmente perseguibile in caso di effetti collaterali dei vaccini!

Quando, non molti anni fa, l’Accademia delle Scienze, su richiesta del governo degli Stati Uniti, stilò un Rapporto sull’esistenza o meno di rischi insiti nelle vaccinazioni, la conclusione fu abberrante! Tutti e nove i vaccini esaminati potevano causare “gravi danni all’organismo”.

Avete per caso letto da qualche parte il Rapporto in questione? Era in ferie o in silenzio l’Organizzazione Mondiale della Sanità quando i maggiori pediatri statunitensi presentarono quella relazione?
Una malattia più è pericolosa e diffusa e più gli interessi economici diventano grandi.

Più una malattia è rara e colpisce poche persone e più c’è il sospetto che nessun farmaco per il caso venga prodotto e distribuito, semplicemente perchè non è redditizio per le “Aziende”. Studiare una malattia costa e se non vi è un rientro economico non se ne fa nulla. E, di certo, non se ne farà nulla fin quando “Ebola” rimarrà nei confini africani. L’affare delle multinazionali è altrove.

Così anche tanti sono gli interrogativi e le zone d’ombra che, come per l’AIDS e altre epidemie, si celano dietro l’Ebola, a partire da quanto accaduto nel centro di ricerca di Kenema, in Sierra Leone, collegato con l’Università Tulane di New Orleans, uno dei dipartimenti più importanti di Malattie tropicali e ricerca su Ebola. E’ lo stesso ospedale che collabora anche con l’US Army Medical Research Institute of Infectious Diseases (settore delle forze armate che si occupa delle malattie infettive) e nel quale sembra  che si facciano test e sperimentazioni per trovare vaccini su febbre gialla e febbre di Lassa per immunizzare i soldati.

Ma uno strano episodio e di estrema gravità sembra si sia verificato in quell’ospedale, assaltato dalla popolazione locale, che ha giustificato tale azione con il fatto che in quel laboratorio, oltre a sperimentazioni di bio armi e nuovi virus da utilizzare in guerra, quanti si recavano per controlli sull’Ebola ne uscivano ammalati. Questo ha costretto il Ministro della Sanità della Sierra Leone, il 23 luglio scorso, a chiudere il laboratorio trasferendo i pazienti in altra sede ed invitando l’Università di New Orleans a sospendere i test su Ebola.

Sembra infatti che la virulenza di “Ebola Virus” che ha infettato quel Paese sia il risultato di una mutazione genetica o di una variante fatta in laboratorio. Ipotesi sulla quale concorda lo stesso Presidente, Ernest Bai Koromache, che il 31 luglio ha dichiarato lo “stato d’emergenza”. Un ennesimo assalto ad un laboratorio si è verificato a Monrovia, capitale della Liberia, il 17 agosto, ad opera , dicono le agenzie di stampa, di un gruppo di uomini armati che hanno sfondato le porte, saccheggiato il laboratorio e permesso la fuga delle circa 30 persone infettate dal virus.

Perché anche in Liberia questo assalto? Cosa cercavano gli uomini armati? Per conto di chi hanno operato?
Nessuna intenzione di essere “complottisti”, ma molte cose strane accadono intorno ad Ebola! La storia passata e recente dimostra, senza ombra di dubbio, la complicità diretta o indiretta di “orrendi” crimini perpetrati da multinazionali farmaceutiche sulla pelle dell’umanità. Ciò non è motivo di serenità per ognuno di noi, poiché la salute consiste anche nel capire, e conoscere, i meccanismi perversi che invadono la nostra vita, fisica e mentale, a nostra insaputa, e che lo “stato di uomini liberi” si traduce soprattutto nello smascherare la menzogna.