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ECONOMIA: ventuno milioni di italiani in debito con il fisco

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Ci sono circa 21 milioni di contribuenti che risultano avere debiti a vario titolo con gli oltre 8mila enti creditori per cui esercita la riscossione Equitalia”. Il bilancio è stato tracciato dall’Ad della società pubblica di riscossione Ernesto Maria Ruffini in audizione in commissione Finanze alla Camera. L’amministratore delegato ha sottolineato che “di questo il 53% ha accumulato pendenze che non superano i 1000 euro mentre il 74% ha debiti inferiori a 5 mila euro“.

L’1 ottobre 2006 il sistema della riscossione nazionale è passato sotto il controllo pubblico e il legislatore ha attribuito le attività di riscossione, in precedenza affidata in concessione a circa 40 aziende di proprietà di istituti bancari e soggetti privati, all’Agenzia delle entrate, che le esercita per il tramite di Equitalia.
A partire da quella data gli incassi di Equitalia a favore dell’erario sono “sensibilmente aumentati“, ha spiegato Ruffini, e sono stati in media di 7,8 miliardi di euro all’anno, mentre negli anni precedenti, dal 2000 al 2005, l’ammontare era di 2,9 miliardi. L’incremento è ulteriormente cresciuto l’anno scorso, superando gli 8,7 miliardi di euro, il 6,17% in più rispetto al 2015.

Il “magazzino”, cioè i carichi residui da riscuotere affidati a Equitalia dal 2000 al 2016 “ammonta a 817 miliardi di euro ma la quota su cui azioni di recupero potranno ragionevolmente avere più efficacia si ferma a 51,9 miliardi”, ha spiegato Ruffini aggiungendo che “oltre il 43% è difficilmente recuperabile“. Ci sono infatti “147,4 miliardi dovuti da soggetti falliti, 85 da persone decedute e imprese cessate, 95 da nullatenenti”. Per altri “30,4 miliardi la riscossione è sospesa per i provvedimenti di autotutela emessi da enti creditori o sentenze dell’autorità giudiziaria“, ha proseguito poi Ruffini.
Restano così 459,2 miliardi di cui oltre il 75%, 384,4 miliardi, si riferisce a contribuenti rispetto ai quali Equitalia “ha già tentato invano in questi anni azioni di riscossione“. Altri 26,2 miliardi sono pagati a rate e “l’effettivo magazzino residuo su cui agire si riduce a 84,6 miliardi di cui circa 32,7 riferiti a posizioni non lavorabili per effetto delle norme a favore dei contribuenti“.