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Elezioni amministrative a Lamezia Terme e formazione di una rinnovata identità sociale.

Pillole di riflessione su alcuni temi “dimenticati” dalle agende politiche – elettorali.
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Elezioni amministrative a Lamezia Terme e formazione di una rinnovata identità sociale.

Così come in altre città di dimensioni più o meno grandi e sparse su tutto il territorio regionale, ma più che altro su quello lametino, troviamo opportuno ed utile proporre di  rifare il censimento degli abitanti. Sarebbe proprio il caso, questo è più che certo, perché nel solo recente biennio le persone stabilitesi in Lamezia e dintorni sono incredibilmente aumentate.

Nella sola area di Lamezia la “ pacifica” e massiccia invasione è stata facilitata dalla presenza di facili vie di invasione, con interi quartieri – in prevalenza dei centri storici –abbandonati dai cittadini residenti e stabilitisi altrove.

E’ così successo, in pratica, che diverse centinaia di questi residenti si siano fatti attrarre dalla ingannevole “ moda” di avere casa senza spostarsi di molto dal centro abitato e non continuare la dimora – di conseguenza- negli abbandonati quartieri storici.

Anzi, gli immigrati li hanno presi in fitto, creando dei poli di diverse e diversificate etnie: dai marocchini ai romeni; dagli ucraini ai cinesi; dagli africani alle rimanenti popolazioni dell’Est. Popolazioni che hanno animato, in un certo qual modo, e rigenerato tali quartieri e con notevoli ripercussioni nella vita di questa Città al centro della Calabria e polo nevralgico nell’intero Meridione.

C’è da chiedersi ( ma lo dovrebbe fare la politica , specialmente in questo periodo elettorale) : ma come vivono? Ci sono di peso? Sono di ingombro e ci rubano il posto di lavoro?

Innanzitutto bisogna giustamente evidenziare che  almeno la stragrande maggioranza di loro trovano un inserimento facile proprio nel mondo del lavoro;  garantendo  la continuità dei mestieri, oppure li sostituiscono radicalmente.

Per loro merito, queste nuove categorie di cittadini ( sempre più “italianizzate” ) si prendono cura assistenziale  degli anziani ed i bisognosi. Oppure vanno a lavorare nei campi e sulle autostrade, così come nel commercio e più incisivamente nell’agricoltura-

In pratica, affermano loro stessi, vanno a svolgere attività lavorative dove i nostri concittadini  non intendono più svolgerle, in nome di una comprensibile emancipazione.

Per tale visione di vita, tali immigrati chiedono tacita collaborazione per considerarsi italiani come gli italiani, anche se  le differenze di comportamenti denota una difficoltà enorme nel fissare paletti sociali in vista di un nuovo modus vivendi.

In fondo, vorrebbero anche loro collaborare per accogliere e formare una nuova IDENTITÀ’.

Chi ci pensa ? Ed è qui che si va a cadere nel pozzo! 

La Chiesa italiana è già impegnata in questo cambiamento di marcia ed i risultati sono evidenti ed incoraggianti. Ma c’è tanta fatica da fare e ci sono tanti silenzi stridenti da svegliare.

Ed allora bisogna chiedere, e chiedersi: in tutti i programmi elettorali ci sono riferimenti di sorta su quanto ora indicato? C’è una cultura del “ diverso”? O esistono ancora ( e forse più massicciamente) malcelate dimenticanze, paure, menefreghismi?