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Il fabbro di Donetsk che trasforma le bombe Ucraine da opere di violenza in bellezza

Si chiama Viktor Petrovich è un fabbro di Donetsk e trasforma in rose gli obici lanciati sulla Citta'
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Donetsk non è solo la capitale dell’omonima ed autoproclamata Repubblica del Donbass, ma è la Citta’ dei parchi, dei lunghi viali alberati, dei musei, delle piazze, dei teatri, dei monumenti che rappresentano la storia e testimoniano le radici di un popolo.
C’è posto per tutto il passato senza nulla cancellare di esso.  Il fiume Donec che attraversa la Citta’  le  da ancora più bellezza mentre immensi giardini di rose ben curati la fanno essere, appunto, la “Citta’  delle rose”.
Poco distante la guerra, il fronte è a pochi chilometri; i militari dell’autoproclamata Repubblica si fronteggiano con l’esercito ucraino che dal 2014 ad oggi ha causato migliaia di morti e circa 1 milione e mezzo di profughi nel completo silenzio del mondo “cosiddetto” democratico.
Ma a Donetsk vive anche un personaggio straordinario ed unico, di cui nessuno parla, di cui nessuno dice della sua vita e della sua arte.
Si chiama Viktor  Petrovich ed è un fabbro speciale perchè con i frammenti degli obici ucraini lanciati sulla sua Citta’ costruisce fiori e rose di ferro.
E’ il 18 aprile 2017, torniamo dal fronte nei pressi di quel che rimane dell’aeroporto di Donetsk, dell semidistrutto monastero femminile di Iver’, della cittadina fantasma di Spartak,
 oggetto dei quotidiani bombardamenti ucraini, dove le 69 persone rimaste, delle 3 mila, vivono negli scantinati dimenticati dal mondo, ma non dalle autorita’ civili e militari.
Scendiamo verso la periferia di Donetsk acompagnati dagli ufficiali dell’Esercito Danijl Brezsonov e Mikhail Andronik. Scendiamo dall’auto, Mikhail ci fa strada, oltrepassiamo un  giardino, entriamo in un magazzino dove osserviamo un mucchio di frammenti di bombe e materiale bellico, nella stanza successiva Viktor  Petrovich lavora modellando quegli  strumenti maledetti in rose e fiori di ferro.

da Sx Vittorio Rangeloni, Viktor Petrovich,Irina Vikhoreva,Vittorio Gigliotti

Ci accoglie con entusiasmo, ci parla del suo lavoro, si augura che la guerra termini presto, mi manifesta la sua disponibilita’ a venire a fare una  mostra dei suoi lavori in Italia.
 Su degli scaffali sono ben in vista i suoi capolavori unici, ne acquistiamo qualcuno, lo portiamo in Italia.
Penso alle tante mostre “idiote” fatte nel nostro paese per racimolare qualche contributo da qualche inutile ente, alle idiozie fatte passare per opere d’arte, ed osservo con stupore  chi, invece, con tutto l’amore costruisce fiori dalle bombe e con passione e semplicità’ lancia un messaggio di pace che merita di essere accolto e fatto conoscere.