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Fabiola Lacroce ed i suoi tonfi densi cumuli di pensieri

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Organizzata dall’APS La Bacianca, in collaborazione con i ragazzi dell’associazione Primavera Endas, si è tenuta mercoledì (6 agosto), sul lungo mare di Falerna la presentazione del libro “Quei miei tonfi densi cumuli di pensieri” dell’autrice catanzarese Fabiola Lacroce, ne ha discusso con l’autrice il giornalista Luigi Mariano Guzzo, presenti alla serata, inoltre: Eloisa Mauri, dottoressa esperta di nutrizione, fitoterapia e omeopatia; Pasqualino De Sando, direttore tecnico e istruttore della Pro Fighting Lamezia Terme e Deborah De Grazia, assessore alla Cultura del comune di Falerna.

Una sorta di romanzo psicologico, nel quale l’autrice analizza le relazioni della protagonista, Beba, con la famiglia, con il fidanzato, col mondo. Sono soprattutto esaminate, però, le relazioni della donna con la propria mente: relazioni che le forniscono gli strumenti necessari per confrontarsi con il mondo che la circonda, per districarsi in quel reticolo di filosofie e modi di essere che è la realtà.

La protagonista non può, e non vuole, fare a meno di vivere la realtà e le proprie relazioni: con i suoi affetti, con la sua terra, con la famiglia, e con l’amore.

Il libro di Fabiola Lacroce parla di una donna, è scritto da una donna, ed è rivolto soprattutto alle donne, le invita ad alzare testa, a non lasciarsi sopraffare da una società, che nonostante le apparenze di etichetta, è ancora troppo maschilista.

Varie sfaccettature dell’autrice sono riscontrabili nel libro, fili che vanno a comporre l’ordito della personalità della scrittrice:

Il libro in sé non è autobiografico, sono i sentimenti ad esserlo. Non c’è un personaggio che si riferisce a qualcuno in particolare, ma tutti i sentimenti e le emozioni che questi provano sono autobiografici. L’opera rivendica il diritto delle donne a essere felici, a stare bene, in un mondo dove le donne sono vittime, spesso, della violenza di uomini che non sanno amare. È un invito alle donne di riappropriarsi del diritto al sorriso.

“L’amore è niente di fronte allo sradicamento dalla vita”. Le relazioni della sua vita valgono più della vita stessa: ci troviamo di fronte ad una donna che non può fare a meno dei suoi legami, tessere irrinunciabili per la completezza del mosaico della sua vita. L’amore può avere delle degenerazioni. Spesso la persona violenta non è però un mostro senza un cuore, ma una persona che vive un amore malato e che ha molti problemi con se stesso. L’amore può essere vissuto in maniera eccessiva ma ogni esperienza può avere sviluppi funzionali e positivi. Spesso da questi risvolti estremi possiamo arrivare a conoscere parti del nostro animo che non conoscevamo.

L’assessore De Grazia definisce questo romanzo come toccante e profondo. «È un libro che prende in esame argomenti attuali e gravi, come la violenza sulle donne, ma lasciando intravedere un barlume di speranza e di rinascita.».

In conclusione l’intervento di Pasqualino De Sando: «La violenza sulle donne purtroppo è un problema molto diffuso.  Una preparazione atletica adeguata e la conoscenza di alcune tecniche possono però aiutare le donne, qualora dovessero trovarsi in situazioni del genere. Un vero metodo di autodifesa deve, soprattutto, essere pratico e funzionale, spesso s’insegnano disarmamenti e sottomissioni che si dimostrano più coreografici che efficaci, noi insegniamo tecniche più concrete e veloci che danno la possibilità di sfuggire da una possibile situazione di pericolo o di aggressione, e poter così scappare o prendere tempo per cercare aiuto, questo deve essere l’obiettivo in queste situazioni, e non il KO.».

A termine della discussione si è tenuta una dimostrazione pratica di queste tecniche di autodifesa.