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Fermare strage nelle RSA – salvare i nostri anziani, non fare come la Lombardia.

Dal Segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista : riceviamo e pubblichiamo.
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Quella che segue è una denuncia di una strage di dimensioni enormi che sta avvenendo in Lombardia. Una situazione che rischia di verificarsi anche in Calabria. Una regione, la nostra, dove non vi è mai stato un controllo attento e puntuale delle RSA (Residenze Sanitarie Esistenziali) da parte degli enti competenti. Il dramma di Chiaravalle poteva e doveva essere evitato. Ora si tratta di chiedere con forza controlli immediati di tutte le RSA della Calabria, di imporre regole per evitare ulteriori contagi, di fornire il personale dei DPI (Dispositivi di Protezione Individuale) necessari. E’ necessario che si facciano sentire tutti i sindaci del Lametino, come di tutta la regione, i familiari degli ospiti di queste strutture, i sindacati dei lavoratori del settore.

I pazienti delle Rsa in Lombardia, 60 mila persone “muoiono come mosche” lontani dai cari e senza cure adeguate. Lo ha denunciato Luca Degani presidente dell’Uneba, Associazione delle cooperative sociosanitarie, elencando le morti e soprattutto le inadempienze e gli errori di una gestione regionale irresponsabile.

Il riferimento è alla strage di anziani nelle case di riposo, dalla Residenza Anni azzurri di Lambrate, al Polo geriatrico e riabilitativo di Via San Faustino di Milano, alla Borromea di Mediglia, alla Fondazione Santa Chiara di Lodi, a Crema , a Vimercate e a tutte quelle di cui ancora non sono chiari i decessi.

Tutto ciò ha inizio con l’assurda delibera del 6 marzo, con cui Regione Lombardia decide che in alcune RSA vengano accolti pazienti di coronavirus con sintomi non gravi; Si è incredibilmente deciso di portare il contagio proprio dove vivono soggetti anziani più fragili, spesso con pluripatologie, proprio quelli per i quali andava previsto un aumento delle tutele!

Non solo nei confronti delle RSA non si organizzato per tempo un serio piano di prevenzione  e difesa dal contagio come sarebbe stato necessario, ma  sono state trasformate, come all’inizio i Pronto Soccorso degli ospedali, in luoghi del massimo pericolo, con la conseguenza prevedibile del  più alto numero di morti.

E’ questa l’eccellenza della sanità lombarda tanto decantata dalle destre al governo della regione da 30 anni?

Il tempo è passato e non sono arrivati i DPI o ne arrivavano di non professionali. Non è stato steso un protocollo generale su come comportarsi in caso di contagio sia all’interno della struttura, sia in rapporto al ricovero ospedaliero.  Se i posti in ospedale non ci sono, i pazienti nelle RSA hanno diritto ad essere curati bene con tamponi che facciano le diagnosi per permettere di separare i contagiati dai sani, con ossigeno, respiratori fino alla terapia sub-intensiva, farmaci adeguati. Va attuato un piano immediato di isolamento dei contagiati e di verifica dei loro contatti. Per cure e isolamento si proceda alla requisizione di cliniche private e alberghi se non c’è posto negli ospedali.

Il personale deve essere tutelato con tutti i DPI necessari e formato alla nuova emergenza, anche prevedendo il supporto di altre figure professionali mandate dall’ATS (pneumologi, cardiologi, etc.)

Ci uniamo alla mobilitazione dei familiari, dei medici e degli operatori delle RSA per denunciare questo scandalo che mette in pericolo di vita 60 mila persone, i loro famigliari e il personale che li cura.

Ma una tragedia di questa portata non può e non sarà dimenticata e, a tempo debito i responsabili saranno chiamati a risponderne.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale