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Gesù, abbi pietà. La misericordia, il perdono, la salvezza riproposti nella XXX/ma Domenica del Tempo Ordinario.

Commento giornalistico alla Parola
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Innalzate canti di gioia per Giacobbe, esultate per la prima delle nazioni, fate udire la vostra lode e dite: “ Il Signore ha salvato il suo popolo, un resto d’Israele”.

(—) Essi erano partiti nel pianto, io li riporterò tra le consolazioni; li condurrò a fiumi d’acqua per una strada diritta  in cui non inciamperanno; perché io sono un padre per Israele, Efraim il mio primogenito”.

Questo che abbiamo appena letto è un passo tratto dal Libro del profeta Geremia (31,7-9) inserito nella Liturgia della Parola della XXX/a Domenica del Tempo Ordinario, dove ricorre , dominante, sempre il tema del Padre buono e misericordioso. Infatti, il profeta Isaia annuncia il ritorno degli esuli, di quel “resto” che Dio ha salvato. Si rinnova l’esodo con i suoi miracoli, la ragione di tutto questo non sono certamente i meriti, ma l’Amore di Dio: “Io sono un Padre per Israele”.

Qui non c’è alcun timore per gli effetti delle fragilità della condizione umana se ci si lascia però “sedurre” da questo Padre buono e riconosciamo che in effetti “Grandi cose ha fatto il Signore per noi”. E’ il tempo della misericordia: un tempo per sempre e per tutti; direi principalmente per coloro che riconoscono sul proprio corpo gli effetti delle fragilità, ma che poi gridano al Signore: Salvami, Signore, da ogni mio peccato”.

Del resto, è quanto ci ricorda il brano del Vangelo secondo Marco di questa stessa Domenica liturgica, con l’incontro del “ figlio di Timeo, Bartimeo, cieco, seduto lungo la strada a mendicare. Costui, al sentire che c’era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: < Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me”.

GESU’: ABBI PIETA’ DI ME!”

I suoi discepoli e coloro che seguivano Gesù con la pretesa di essere loro i giusti e gli altri i peccatori, si scandalizzarono e si scandalizzano; e gridano forte per far tacere quell’uomo che aveva bisogno di Gesù e che aumenta il suo grido:

Figlio di Davide, abbi pietà di me!”.

In questo passaggio, avviene che molti occhi si aprono e molti cuori si purificano. Gesù si rivolge anche a questi ultimi e comanda loro:

 Chiamatelo”.

In altre parole, non fatelo rimanere fuori dalle porte delle chiese; non guardatelo con occhi sprezzanti e giudicanti. Chiamate chi sta fuori; fasciate le ferite, così come fa Gesù dopo che aveva loro imposto: “Chiamatelo”.

Marco così chiude questo incontro nel suo racconto dal vivo:

Egli, gettato via il mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. Allora Gesù gli disse: “ Che vuoi che ti faccia?”- E il cieco a Lui: “ Rabbuni, che io abbia la vista”. E Gesù gli disse: “Và, la tua fede ti ha salvato”.  E subito riacquistò la vista e prese a seguirlo per la strada”.

Gesù non gli dice: “Va, presentati ai tribunali, fatti giudicare dagli uomini e poi ne riparleremo, se del caso”. NO,NO !

Gesù va incontro, guarda, fissa, chiama, si china, guarisce, in vita: “Vieni e seguimi”.

Eucaristia

Come si fa a seguirlo e a rimanere con Lui: semplice. Cibarsi dell’Eucaristia, che è il sacramento della nostra fede. Solo la fede ci avvicina al banchetto eucaristico e ci da la certezza che in esso troviamo il Corpo e il Sangue del Signore.

Non è una fede senza fondamento, ma è radicata sulle parole e  sull’assicurazione di Gesù, che nell’ultima Cena ci ha dato se stesso nei segni del pane e del vino.

Ed allora, innalziamo al Cielo la lode al Signore con la stessa preghiera che faremo ad inizio dell’odierna celebrazione eucaristica ( la Colletta) :

O Dio, luce ai ciechi e gioia ai tribolati, che nel tuo Figlio unigenito ci hai dato il sacerdote giusto e compassionevole verso coloro che gemono nell’oppressione e nel pianto, ascolta il grido della nostra preghiera: fa che tutti gli uomini riconoscano in Lui la tenerezza del tuo Amore di Padre e si mettano in cammino verso di Te”.

 

Buona domenica nel Signore.