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Giandomenico Crapis scrive una lettera aperta al Sindaco Paolo Mascaro

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Giandomenico Crapis scrive una lettera aperta al Sindaco Paolo Mascaro

Ecco il contenuto pubblicato in forma integrale

Caro Sindaco, Lei inveisce contro due consiglieri di opposizione che, ad un anno dal suo insediamento, hanno osato convocare una manifestazione politica per domani sera. Lo ha fatto con linguaggio arrogante e violento, non degno del ruolo che occupa. Di cosa parliamo? Dell’opposizione che fa l’opposizione. O per Lei non è  concepibile nemmeno in radice? A leggere le sue invettive Lei ci sembra  talmente ego-centrato da mostrarsi incapace di accogliere la critica e sopportare la dialettica politica. Cosa vorrebbe, che tutti le dicessero bravo? Forse è il caso che si faccia spiegare da qualcuno che non funziona così.

Ce lo lasci dire in tutta franchezza: noi, che avevamo di Lei un altro concetto, ci andiamo facendo adesso l’idea che di fronte alla critica Lei non sappia contenersi, diventando inutilmente arrogante, puntando ad intimidire gli avversari, a insolentirli, a zittirli addirittura, a tacitarli con un linguaggio che non Le conoscevamo. E che non le si addice. Lei alimenta toni e contrapposizioni oltremisura, toni che ci preoccupano per la ricaduta che potrebbero avere, avvelenandolo, sul civile confronto politico.  Ci creda, Lei non ci guadagna da questa contrapposizione muscolare e nervosa, che fino ad oggi l’ha vista polemizzare ciecamente con chi l’ha preceduta. Una polemica fatta, sin dal primo giorno, da un ricorrente e stucchevole scaricabarile, che è diventato con le settimane e con i mesi sempre più imbarazzante, rapportato al quasi niente, ci perdoni, del suo operare amministrativo. Di fronte alle difficoltà del quotidiano amministrare, invece che giocare, Lei ha calciato la palla in tribuna. Lo ha fatto con la drammatizzazione sul bilancio e la chiacchiera infinita sul dissesto, nonostante le sezioni riunite della Corte dei conti avessero detto che non c’era nessun dissesto all’orizzonte. La prova? L’ha data lei stesso approvando due consuntivi, uno 2014 e uno 2015, entrambi con avanzo di milioni:  un anno e mezzo di questi consuntivi, ci pare, appartengono all’età di Speranza e non alla sua. E sono in attivo. Infatti il dissesto non c’era prima, e non c’è adesso, ma Le è servito solo per fare  ‘ammuina’, un po’ di scena. Come sull’Icom,  dramma  evaporato quando i giudici hanno dato ragione a Speranza, o  sull’acqua, una sceneggiata costruita quasi a voler insinuare che in dieci anni c’era chi non aveva pagato le bollette, quando invece non solo ciò era puntualmente avvenuto, ma il debito era tutto degli anni ’90 e si trattava di un fatto comune ai principali comuni calabresi: e c’era poco da drammatizzare, tant’è che non c’è voluto molto per trattare una rateazione comoda.

Insomma una serie di allarmi inutili per nascondere una certa inconcludenza amministrativa, per di più in una città con lavori già iniziati e con finanziamenti previsti: fermi i lavori del Bastione di Malta, fermi quelli del complesso s. Domenico, ferma la differenziata nonostante la città sia stata premiata dalla regione tra quelle più virtuose, peggiorata la situazione dei giardini pubblici e del verde, abbandonati i lungomari di Marinella e Ginepri, scelte cervellotiche ( e pericolose, come s’è visto) come quella dei bus a piazza Mazzini, salvaguardie per i più deboli peggiorate, zero su cultura e formazione. E in un anno: non una sola idea per la città. Una sola. Ci creda. Soltanto  lamentele, chiacchiere e, come dicono Piccioni e Villella, ‘piagnistei’.

Caro Sindaco, si dia una calmata, la smetta di autocompiacersi (Lei si loda e s’imbroda: il “mio coraggio”, dice, e vanta miracoli che non esistono), replichi con pazienza e con senso del ruolo alle critiche. Rispetti chi l’ha preceduta che ha operato con onestà e ha lasciato alla città un patrimonio importante di opere e di progetti. Altro che disastri economici. Le difficoltà che Lei ha trovato sono quelle di tutti i comuni dopo il 2010, e nemmeno le peggiori. S’informi. La smetta, infine, di lamentarsi e cominci, se ne è capace, ad amministrare questa città. Di nuovo, oltre alle parole, ci spiace dirlo, ma Lei non ha fatto vedere nulla, e anche quando ha fatto vedere qualcosa, si trattava di cose varate da altri. Ci perdoni, in ultimo, se diciamo che pensando a Lei ci viene sempre più in mente quella frase che Rossini disse ad un giovane musicista che gli presentava una sua opera: “c’è del nuovo e del bello nel suo lavoro, ma ciò che bello non è nuovo e ciò che è nuovo non è bello”.

Giandomenico Crapis