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Gianni Speranza, le avvisaglie di battaglia politica

In bilico la poltrona di primo cittadino di Lamezia
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Dopo aver dato il suo annuncio che la carica di Sindaco di Lamezia Terme era ormai arrivato al bivio, Gianni Speranza non poteva di certo sperare di ricevere fasci di fiori, pacche sulle spalle e abbracci. Anzi, una volta annunciata la battaglia, dal mondo politico arriva la puntualizzazione “…e battaglia sia”, con i primi effetti già archiviati nella giornata odierna con la dura dichiarazione da parte del Segretario provinciale dell’UDC, Salvatore Mazzotta.

Tutto è partito da una considerazione che reggeva l’impalcatura dell’annuncio dato da Speranza, specificata nella necessità di “riportare la Calabria, attraverso il voto, alla dignità che merita”.
Ed allora, prima di ripartire lancia in pugno, il politico catanzarese aveva testualmente replicato: “Guarda un po’ da quale pulpito viene la predica!”. Come dire: “hai voluto saggiare il terreno politico della competizione”, e tieniti allora questo.

Cosa? Un proclama per l’annunciata battaglia, come lo porge energicamente Mazzotta, quando rilascia una siffatta dichiarazione:

Comprendiamo  la legittima aspirazione del sindaco Speranza di voler tentare a tutti i costi (è proprio il caso di dire, quelli che già pagano i lametini a caro prezzo, vedi tasse, imposte e balzelli vari), l’ascesa a Palazzo Campanella, non sappiamo ancora se da candidato alla Presidenza della Giunta o da consigliere semplice. Però, proprio per l’esperienza che egli ha maturato sul campo, gli consigliamo vivamente di non utilizzare a vanvera espressioni da giurista della domenica, populiste o qualunquiste, perché siffatte dichiarazioni non aiutano il dibattito in corso ed alimentano il chiacchiericcio fine a se stesso.

E prosegue abbastanza animatamente:

Affermare, caro sindaco Speranza, che Giunta e Consiglio pensano di sopravvivere a se stessi ferendo e mortificando la democrazia appare, inoltre, finanche irriguardoso nei confronti di tutti i consiglieri regionali, di centro destra e centro sinistra. Per tale motivo la invitiamo a farsi spiegare che il Consiglio regionale, a differenza di quello comunale, che viene sciolto dopo le dimissioni del sindaco, rimane comunque nell’ esercizio delle sue funzioni fino all’insediamento di quello nuovo. Questo è ciò che dice la legge, questo è ciò che si desume dal vigente quadro normativo, questo è ciò che, con grande senso di responsabilità, sta facendo l’intero Consiglio regionale. Quanto ‘alla calpestata democrazia’, decideranno gli elettori calabresi.