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Gianni Speranza: uno, nessuno o centomila?

Un sindaco tra passato, presente e futuro.
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La gioia maggiore è quella che mi è pervenuta dalle persone semplici. La cosa più brutta sono le falsità che invece ambienti importanti dicono su di me.

Con l’intervista di oggi al sindaco di Lamezia Terme, Gianni Speranza, si è giunti al termine di questa serie di interviste alle quattro figure di spicco della politica lametina – oltre al sindaco, sono stati coinvolti Franco Talarico, Doris Lo Moro e Giuseppe Galati – invitate a confrontarsi su argomenti importanti per la città e la Calabria, dalla politica alla cultura, dall’attualità alla cronaca di tutti i giorni. Noi di Lamezia Live abbiamo intanto raccolto le domande che ognuno degli ospiti ha indirizzato agli altri, proponendoci a breve di ottenere quelle risposte che certamente favoriranno un confronto corretto e costruttivo, a beneficio dei lettori e dei cittadini tutti.

Fare il Sindaco di una città? Se lo chiedeste a Gianni Speranza, vi potrebbe rispondere più o meno così: “Venite e vedete”. Ma siccome non c’è niente come richiamo ad una frase evangelica, basta allora constatare per credere. E posta così l’iniziale riflessione, la cosa va giù a perfezione e finalmente siamo pronti ad iniziare l’intervista al sindaco di Lamezia Terme, Gianni Speranza; anche se ormai siamo nel pieno di una temperatura climatica più che estiva, che potrebbe indurre qualsiasi persona anche a rimandare alcuni impegni assunti.

Portare avanti il mandato di sindaco di una città socialmente “irrequieta” rappresenta più che un impegno, ed i lametini, per voltare pagina con il passato, vogliono che ci siano risposte da questi impegni.
Gli impegni? Si può rispondere in tanti modi semplici iniziando dall’immediato e dal concreto: è sabato, sono le ore 13,20 e oggi c’è la partecipazione ad una importante celebrazione ecclesiale tra un paio d’ore e, di ritorno da altri pressanti impegni, siamo qui per realizzare questa intervista. E devo aggiungere che oggi sarei dovuto andare a Roma per un altro impegno politico e ne sono stato impossibilitato. Le cose della città vengono prima di tutto.
Detto questo, però, invito a ricordare come è nata questa esperienza: è nata dopo uno scioglimento, dopo quasi due anni e mezzo di commissariamento; e il primo giorno che fu insediato il Consiglio comunale venne bruciata la porta dell’aula consiliare; mi fu quindi chiesto dal Prefetto di anticipare l’entrata in funzione di tale esperienza, pur senza maggioranza in Consiglio. Cioè, è nata così. Dieci anni fa Lamezia era un buco nero della Calabria e dell’Italia; oggi, Lamezia viene nominata con dignità. C’è un Consiglio comunale dove, ultimamente, c’è stata la partecipazione del Procuratore Capo della Repubblica, del Presidente del Tribunale e della Presidente dei Gup; quindi tanti magistrati che discutono sui problemi della giustizia. Ciò vuol dire che c’è un’altissima considerazione. Quello di Lamezia è un Consiglio comunale dove ci sono stati magistrati, dove è venuto il Presidente della Repubblica: questa è stata la città, con tanti difetti da parte mia e con tante sofferenze; però con tanta dignità che ha recuperato in questi anni.

Certo, c’è di mezzo una situazione di grande rischio sociale per le tante cose che non funzionano e, principalmente, per l’invadenza della ‘ndrangheta che condiziona cose e persone; una situazione che potrebbe suggerire ad una persona eletta sindaco: “Ma chi te la fa fare a correre tutto questo rischio?”. Ma anche questa volta entrano in discussione gli impegni assunti per non far alzare il capo alla mafia, ed è un’altra situazione di sfida per Gianni Speranza, che si avvia al termine del suo mandato e che quindi porta con sé un bagaglio di ricordi, di esperienza, di sfide, di sconfitte, di vittorie, di incomprensioni.
Tutte queste situazioni che ho vissuto mi hanno dato il privilegio di stare accanto ai cittadini. É stato per me un grande onore. Ed è stata un’esperienza molto sofferta, specialmente in questi ultimi mesi; ma è stata anche una grande gioia. La gioia maggiore è quella che mi è pervenuta dalle persone semplici che ti trattano come uno di famiglia. La cosa più brutta sono le falsità che ambienti importanti dicono su di me.

Non mi sono creato in questi anni un potere politico attorno a me, ma ho lavorato per la città.

Falsità, allora, uguale a dissesto comunale: può essere così?
No, no, non c’è dissesto. Il Comune di Lamezia Terme non è in dissesto e questo non è un provvedimento del Governo, o il frutto di qualche decreto; non è un marchingegno giuridico o altro. Qui c’è una Corte dei Conti nazionale che ha ritenuto di mettere in pratica la cosa più facile: dire che confermava quella maturata a Catanzaro, e non se la guastava con nessuno. Se ha cambiato parere, se prima ha dato la sospensiva e poi ha accolto integralmente il ricorso del Comune, significa che avevamo ragione noi: che il Comune di Lamezia non era in dissesto. Quindi è stata giusta questa battaglia a difesa non solo della dignità di questa città, ma anche della sua stessa condizione. Quelli che dicono: “sì, però hanno aumentato le tasse”, con la stessa arte dicono un’autentica sciocchezza e un’autentica falsità. Tutto questo perché, a parte che per nove anni siamo stati la città calabrese che ha avuto le tasse più basse, è vero che oggi (puntualizza “oggi”, ndr) una famiglia numerosa di Lamezia Terme paga la metà della tariffa sui rifiuti solidi urbani. Un pizzaiolo o un ristorantino di Lamezia paga la quinta parte. Quindi, punto primo: le nostre tasse non sono assolutamente le più alte; punto secondo: il dissesto significa alzare la tassazione, significa che non puoi fare la mensa scolastica, significa che non puoi più tenere l’asilo nido. Queste cose a Lamezia le abbiamo salvate.
Certo, quando io dico questo, non dico che la situazione è allegra; non dico che si può spendere. Dico che Lamezia ha i problemi finanziari che ha il 95% dei Comuni italiani. Però io non accetto più che chi ha detto di sì a tutte le scelte del Governo e della Regione, che hanno rovinato i Comuni, abbia pure l’ipocrisia di parlare male del Comune di Lamezia Terme. Chi lo fa deve avere l’onestà di ricordare chi ha governato la Regione in questi quattro anni, chi ha governato l’Italia, di ammettere che hanno sbagliato tutto, hanno sbagliato ad appoggiarli. Soltanto dopo possono parlare del Comune di Lamezia.

Sindaco, onestamente per lei è stato veramente un continuo ripetersi di salti mortali pur di mandare avanti la baracca o, mi scusi, la sua maggioranza amministrativa al Comune. Merito tutto suo o colpa di una opposizione troppo fragile dal punto di vista delle reazioni, delle contrapposizioni?
Il merito non è mio. É che tutta la città ha preso atto che il mio sforzo non era finalizzato a rafforzarmi. Io non sono uno che ha fatto le campagne elettorali quando non era candidato. In questi dieci anni ho fatto una sola campagna elettorale: l’anno in cui mi sono candidato. Non mi sono creato in questi anni un potere politico attorno a me, ma ho lavorato per la città. E quando mi sono scontrato anche con alcuni ambienti consiliari e non solo, l’ho fatto nella consapevolezza di non mettere in difficoltà nessuno. Io non sono uno che ha avuto come scopo quello di far prevalere Gianmaria Cataldi su Gianni Speranza. Sono uno che ha cercato di dire: Gianmaria Cataldi e Gianni Speranza, e tutti i cittadini, lavorano per la città. Uno che ha potuto trovare il modo di trovare un piccolo punto di incontro condiviso, appunto.

Ad oggi il Consiglio regionale non si è sciolto e sono scandalizzato da questa cosa.

Guardando al futuro ed andando incontro alla realtà: in giro “si dice” che correrà come Governatore della Calabria. O, qualora non ci fosse il “sì” dalle primarie, ripiegherebbe per il Consiglio regionale. E si dice anche che si voterà a novembre. Si dice…Gianni, come stanno realmente le cose?
Si dice… si dice…Io temo che non si andrà a votare a novembre. Temo che tutto questo schifo che si sta facendo possa portare a votare a marzo. Io spero e penso che al 90% si voti a novembre. Però vedo che sono tre mesi dalla condanna di Scopelliti e la Giunta e il Consiglio regionale stanno facendo di tutto per proseguire ancora.
Ad oggi il Consiglio regionale non si è sciolto e sono scandalizzato da questa cosa. Noi, con tutte le difficoltà incontrate, abbiamo cercato che l’Italia parlasse bene di Lamezia. Quando ci sono vicende come quella della Regione, in Italia della Calabria s’è sviluppato un concetto pessimo. E se si fa un concetto pessimo della Calabria non è che di Lamezia si possa avere un concetto da sogno. Quindi la fatica che noi abbiamo fatto è molto più difficile per la situazione che s’è creata in Calabria e in Regione.

Sì, sindaco, vero tutto. Ma alla domanda su di un prossimo suo impegno elettorale mi sembra che abbia glissato. La vedremo candidato quale Governatore della Calabria oppure al Consiglio regionale?
Non lo so ancora questo. Io so che sto facendo il sindaco ogni giorno ed è difficile trovare un sindaco che per nove anni e qualche mese, come me, non si candidi a nessuna cosa, ma si candida e si dedica a fare solo il sindaco. Ma, certo, è anche probabile che, se ci sono le primarie del centrosinistra, io mi candiderò. Però, onestamente, sto svolgendo il lavoro e il mandato per il quale i cittadini mi hanno chiamato. Non sto facendo altro.

Ma sicuramente sarà un Gianni Speranza che vorrà ancora vivere la battaglia elettorale, e presentarsi per sostenere il suo impegno politico, e dibattere ancora su tutte quelle problematiche che negli anni ha dovuto affrontare per dare risposte ad una città emblematica quale Lamezia. Emblematica perché ancora da diversi settori della società provengono echi di ritorno al passato, echi scissionistici; dove soffiano venti di indipendenza che possono frantumare il sogno di Perugini. Per sintetizzare, c’è stata, c’è e ci sarà sempre una identità lametina?
Non c’è l’unità che vorremmo e che sarebbe necessaria. Ma non c’è dubbio che c’è questa identità lametina. Lamezia è una comunità che ha tante risorse, che ha tanti talenti, ma che ha anche tanti problemi, tante sofferenze e tante altre cose che appesantiscono la situazione. Lamezia appare come se stesse sulle montagne russe, no? Cioè tende ad andare sopra e sotto con facilità ogni giorno.
Io penso che si stia piano piano costruendo, nel corso degli anni, una identità di una città e di una comunità unica. Non è un percorso facile e ideale, però si sta costruendo. Io penso che la nostra storia, le nostre tradizioni, i nostri giovani, il nostro presente siano una bella identità. E la nostra identità non è più lamentela; la nostra identità deve essere la convinzione che siamo una delle migliori comunità della Calabria e che dobbiamo impegnarci per questo con grande umiltà e con grande rispetto per noi stessi. La nostra identità è il superamento di lotte spesso individuali e familistiche che ci sono in città.

Sindaco, si nota bene come lei si accosti spesso al parlare filosofico; ma lei è infatti un filosofo di professione ed è un prestato alla politica. Ma come si rapporta con le nuove sfide tecnologiche che nulla hanno di filosofico e di politico?
Premetto subito che io non sono un filosofo, perché sarebbe del tutto presuntuoso considerarmi tale. Io sono un professore di Filosofia, ed è un qualcosa di diverso. Il professore di Filosofia insegna la filosofia; il filosofo è uno che scrive, che teorizza, e quindi è un’altra cosa. Non sono prestato alla politica, perché la politica l’ho sempre fatta fin da ragazzo. Ma in vita mia mi sono candidato solo due volte. Non ho mai avuto incarichi di sottogoverno, di enti, eccetera.
Come io vivo le nuove tecnologie? Come un fatto che bisogna avere, alla mia età, il coraggio di sentirsi qualche volta analfabeti, perché solo se uno si sente analfabeta e ignorante è capace di imparare qualcosa. Quindi mi sembra chiaro che adesso che sto finendo il mio mandato di sindaco, la cosa prevalente è che non sono presuntuoso e spero di continuare così ad esserlo; perché, ripeto, solo se uno non è presuntuoso può sempre imparare qualcosa sia dalla vita come dalla politica.

É giusto chiudere questa intervista dimostrando un particolare attenzione ai giovani. Quali sono state le politiche realizzate dalla sua amministrazione per permettere ai giovani di non “fuggire” altrove e rimanere in questa nostra comunità?
Io penso che, insieme, impresa, politica e società calabrese in generale offrano poco ai giovani.
Se mi posso permettere, le dico che ai giovani comincia ad offrire poco l’Italia. Una volta i nostri ragazzi andavano a Milano, a Torino, altrove. Oggi tanti ragazzi, sia per fare lavori importanti ma anche per fare i lavori più ordinari, vanno all’estero. E sa perché? Perché all’estero la dignità di un ragazzo, sia che lavori all’Università e sia che lavori in un bar, viene rispettata. Quindi, qui c’è un problema drammatico, ed è che questo Paese butta i giovani nel precariato e non li rispetta. C’è quella presunzione di cui accennavo prima.
Io non voglio essere, o far parte, di quel mondo vecchio e presuntuoso che ai giovani fa solo prediche. Io sento il problema dei nostri figli come il limite maggiore, è il difetto più grande della mia generazione, che al di là del far politica o no, non ha saputo lottare o non ha saputo fare quello che bisognava fare, affinché i nostri ragazzi venissero rispettati nella loro dignità e nei loro diritti. E questo è un limite profondo che ci portiamo dietro e che è il tema dei prossimi anni, che non riguarda però soltanto i giovani, ma che riguarda anche noi: ovvero, se prima di andare in pensione siamo in grado di fare qualcosa per i nostri ragazzi.

Punto. Ore 14,30 circa. Avrei voluto che anche Gianni Speranza mi avesse rilasciato le sue domande da porre alle altre tre figure politiche (Talarico, Lo Moro e Galati) coinvolte come lui in questa serie di interviste. Mi faccio da parte, volutamente. Anche per me l’ora è tarda ed il caldo opprimente.