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Giorgio Caporale e il centro di gravità della sua musica

Dal jazz al rock, il percorso dell'artista lametino fino a "Testa o croce" rileggendo Lennon
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Dialogando tra chitarra e batteria, un musicista può sperimentare suoni, fraseggi e passaggi arditi. La mancanza d’interazione con altri colleghi “armonici” consente un’illimitata libertà espressiva. Giorgio Caporale ha da sempre praticato in sala prove, performance in duo. Tutto questo gestendo una miriade di effetti intorno come il delay, loop, dando libera interpretazione alla batteria in termini anche di percussioni …

Quando suono in duo … quello che adoro è trasmettere tra di noi una serie di pulsazioni sonore indipendentemente da quello che si suona, che nella maggior parte dei casi si tratta di totale improvvisazione sensazioni del momento

L’approccio in trio di Giorgio Caporale

Il CD di cinque brani che racchiude i risultati del progetto EXSIR, nato anch’esso dalla volontà di Giorgio , in cui le diverse energie del gruppo si fondono in una soluzione insolita, dove senza pianoforte il quartetto si esprime con la massima libertà armonica e dove i ritmi del contrabbasso e delle percussioni esaltano la tensione verso musicalità folkloriche afro-americane.
Frutto di una precisa scelta è la predilezione per trii “Amo molto i quartetti ma ultimamente mi sono misurato soprattutto con trii come fecero tanti … mi piace la libertà formale che deriva dal suonare io trio senza strumenti armonici“.

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Il Quartetto

Nato nel 2007 Caporale Jazz Quartet raggruppa professionisti calabresi provenienti da diverse esperienze musicali e regionali. L’idea parte dalla voglia di fondere stili e armonie differenti, che, partendo da tempi sostenuti e da ritmi dal carattere deciso e sprizzante, creino suoni nuovi, diversi da quelli più commerciali, capaci di traslare contenuti sempre innovativi, meticci, pieni di colore e forme espressive cangianti. Su questa idea incidono ovviamente le esperienze professionali di partenza dei quattro. Alla vitalità di Giorgio Caporale, chitarrista che nel tempo ha avuto occasione di studiare ed esprimersi in presenza di nomi del jazz locale e nazionale come Gigi Cifarelli, Pietro Condorelli.

Fin dall’inizio il quartetto si è dedicato alla rilettura di classici degli anni 50 e 60, includendo nel proprio repertorio suggestioni blues, standard jazz. A partire dal 2009 la band ha raccolto i consensi degli appassionati di tutto il circuito jazz calabrese. Hanno accompagnato a Lamezia Jack Hirshman, uno dei maggiori poeti della Beat Generation americana, durante un reading/evento. Nel 2012 sono nuovamente presenti a Roccella Jazz con il nuovo progetto “Exsir”.

Dal Pop al Jazz

La prima musica che affascina e coinvolge Giorgio Caporale è il rock.

Da adolescente ascoltavo Bob Dylan, Mark Knopfler, Frank Zappa e Jimi Hendrix, anche se, nel 98 invece di andare a vedere un gruppo rock Italiano come tutti i miei coetanei, preferii recarmi a Roccella Jazz (quando questa ancora si poteva definire tale) per ascoltare Scott Henderson membro allora dei Tribal Techdei

Nonostante il jazz nelle sue più sconfinate combinazioni sia l’ambito espressivo in cui Giorgio Caporale costruisce la sua carriera musicale, il rock rimarrà sempre il centro di gravità della sua musica. Non è a caso se dall’ assimilazione del sound dei più grandi chitarristi rock, Giorgio forgia il suo personalissimo timbro strumentale. Ma il rock è anche sinonimo di melodie e canzoni che hanno fatto la storia del novecento, poterlo decifrare con il linguaggio del jazz è una delle attività preferite dal chitarrista. Lo dimostra il recente progetto dedicato interamente alla musicalità di John Lenon

Testa o Croce

GiorgioCaporaleTestaocroceIl progetto, denominato “Testa o croce”, propone  una ri-lettura di brani di Lennon, ormai  diventati  veri e propri classici della musica pop  mondiale, un attraversamento interpretativo dell’universo musicale  del “Quartetto di Liverpool” realizzato in chiave strumentale. È un  percorso affidato al timbro, alle  sonorità, alla “voce” dei singoli strumenti, “costruito” su una gamma di brani scelti “obbedendo” al richiamo delle emozioni, alle sensazioni forti che ancor oggi  essi emanano. Testa o Croce in questa dimensione emozionale, rappresenta la binarietà di una selezione offerta alla immediatezza esecutiva, alla freschezza e spontaneità della rielaborazione, in cui non è in gioco il caso, ma la densità e il carico di sollecitazioni interpretative del singolo musicista. Sono pezzi che hanno rivoluzionato la musica pop, che hanno trasformato le stesse regole compositive determinando quel fenomeno musicale che ha segnato letteralmente un’epoca, la sua storia, connotandone la cultura, il costume. È una musica che ha accompagnato una generazione, ma che non è cristallizzabile in un segmento temporale definito: è senza tempo, di ogni tempo. Ognuno, ieri come oggi, può scegliere quale brano più gli “appartiene”, quale è più vicino al proprio mondo interiore, ai propri sogni, ai propri voli liberi. Ogni nota scava nel vissuto di chi ascolta, fermentandone la sensibilità, liberando in ognuno le energie positive, colorandone di fantasia il quotidiano; ogni accordo, ogni frammento sonoro, oltre a rigenerare suoni e immagini che nell’immaginario collettivo sono ormai leggenda, permette di cogliere e di “assaporare” il valore sempre attuale di composizioni immortali attraverso cui, azzerato ogni possibile ritorno nostalgico.

Il mio stile è sempre stato un miscuglio di fattori diversi; jazz, blues, rock, country, sperimentale. Passo molto tempo a studiare musica nella ricerca. Mi interessa molto capire da dove provengono le cose e seguirle all’indietro. Se per esempio ascolto Dylan dopo un po’ diventa chiaro che certamente ascoltava Hank Williams, allora mi metto ad ascoltare Williams cercando di capire a sua volta da chi viene influenzato e cosi via fino all’argine ultimo che riesco a trovare (magari ancora tra i vecchi vinile di mio padre). In questo modo realizzo un viaggio nella storia della musica che si riflette nelle mie influenze.Qualsiasi cosa io stia suonando, mi piace moltissimo improvvisare ma ogni assolo deriva sempre dalla struttura della melodia scritta. Spesso le persone si concentrano sugli aspetti armonico-melodici, diciamo sulla parte matematica della musica, ma questo tipo di approccio tende generalmente a far mancare personalità al fraseggiuo. Per me la melodia è il parametro principale e, a prescindere da qualsiasi altra considerazione, cerco di mantenerla sempre in mente. Anche il testo è fondamentale e aiuta: per esempio, se suono una canzone di John Lennon cerco di immaginare il suono della voce e di riprodurlo nel mio fraseggio.