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Giornalisti della Regione Calabria finiti in una interrogazione presentata dal parlamentare Nicola Morra

Il documento, controfirmato pure da altri suoi otto colleghi, indirizzato al Presidente Renzi e al Ministro Madia
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Di tanto in tanto rispunta qualche interrogativo sullo status del lavoro di alcune categorie di giornalisti, che di poco conto comunque non è.

E’ di questi giorni che viene messa in risalto la posizione giuridica di alcuni giornalisti che lavorano a tempo pieno alla Regione Calabria, posizione che è stata inquadrata attraverso una specifica interrogazione firmata dal senatore calabrese del Movimento 5 Stelle, Nicola Morra e controfirmata da altri otto suoi colleghi. Interrogazione indirizzata al Presidente del Consiglio Matteo Renzi e al Ministro della Pubblica Amministrazione Marianna Madia.

Con tale documento, scrivono:

“«Mesoraca, dal 1° aprile 1995, in violazione dell’articolo 97 della Costituzione e delle leggi che disciplinano l’accesso alla pubblica amministrazione  è stato assunto a tempo indeterminato, con deliberazione del consiglio regionale della Calabria (numero 484 del 95), quale vice capo ufficio stampa; lo stesso funzionario con la nuova assunzione è transitato dalla categoria C riservata agli impiegati all’incarico di giornalista retribuito come vicecaporedattore prima e caporedattore poi, pur non essendo di ruolo; con decreto del 27 gennaio 2015 il dipartimento del personale della Regione Calabria ha trasferito il dottor Mesoraca all’ufficio stampa considerandolo dipendente di ruolo, pur essendosi dimesso, come risulta dagli atti probanti dell’ispezione citata, il 31 marzo 1995».

Attraverso vari passaggi, si ha poi modo di approfondire ancora tale situazione, pesante soprattutto quando inquadrano la posizione di altri cinque giornalisti  che «risultano tutti di ruolo pur non avendo mai superato una selezione pubblica o un concorso, nemmeno riservato, dalla data della loro assunzione».

La loro retribuzione media netta annuale – aggiungono i parlamentari – «supera gli 80mila euro, in pratica molto di più di quanto non guadagni un dirigente medico di secondo livello, con un costo complessivo per l’erario di oltre un milione di euro annui».
Una situazione che, secondo i senatori, «viola palesemente gli articoli 3 e 97 della Costituzione e sancisce atto di prepotenza verso tutti gli altri giornalisti calabresi e italiani in possesso dei requisiti per poter accedere alle funzioni di addetto stampa».

Ed a questo punto, dopo altre sottolineature evidenziate nella interrogazione, i parlamentari pentastellati, Morra e soci, si rivolgono al governo per conoscere le iniziative che intende prendere «per intervenire sulle palesi illegittimità costitutive dei due uffici stampa della giunta e del consiglio regionale della Calabria, al fine di rivedere l’assunzione degli attuali componenti e di valutare il recupero delle somme percepite nonché per adottare le opportune verifiche presso il dipartimento del personale della Regione e l’ufficio di Presidenza del Consiglio regionale della Calabria».

C’è di più: i pentastellati ritengono che sussistano i presupposti, «in presenza di danno erariale», per l’attivazione «delle azioni risarcitorie dinanzi alla magistratura contabile nei confronti di quanti, nel potere politico e burocratico delle giunte regionali e degli uffici di presidenza del Consiglio regionale della Calabria, hanno avallato eventuali illegittimità».