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Giovani artisti crescono

La mostra di pittura degli allievi dell'artista lametino Maurizio Carnevali
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La collettiva così nata, ha preso forma in un risveglio di nomi da appuntare per un prossimo futuro artistico tutto lametino

Autodidatti, da manuale, creativi, eclettici e sornioni, e un po’ estranei alla notorietà. Ma tutti a realizzare un sogno: esporre le proprie  tele per mettere in risalto la passione per il disegno, la pittura, che magari è venuta fuori da ragazzo, o per chi ragazzo è adesso è una passione da far crescere alla ricerca di una materia che si plasma dentro, che nel guardare il mondo circostante restituisce forma al pensiero, a quel sogno appunto che si chiama opera, esordio, che si chiama creazione.
Giovani talenti crescono, ed espongono pure; grazie all’incontro con il maestro Maurizio Carnevali, gli “Allievi in mostra” hanno esposto le loro opere in modo da trattenere nello spazio quelle loro timide rimostranze, perché poi sono tante le difficoltà nel trovare qualcuno che dia loro solo retta, di consigliare alla loro faccia tosta di sbandierare il motto: “Io posso mostrare agli altri come si indugia nei sogni, perché no”.
Carnevali ha deciso così di dedicare uno spazio del proprio studio ai suoi allievi, ne ha fatto una questione di talento e di possibilità, per un altro approccio didattico, chi lo sa; di certo il tirocinio vuole che alle prime regole del galateo dell’artista principiante – un bagaglio di umile follia – si aggiungano attestati di una seppur minima abilità tecnica e una volontà senza confini di materializzare i propri sogni.
La collettiva così nata, ha preso forma in un risveglio di nomi da appuntare per un prossimo futuro artistico tutto lametino, un risveglio che alla fine si identifica in una voglia di tracciare il solco delle nuove leve o semplicemente di aggiungere una finestra sul mondo là fuori alla riservatezza delle proprie pareti. Questi i nomi dei giovani artisti che hanno esposto i loro lavori: Pina Calfa, Caterina Carnevale, Ludovica Catanzaro, Francesco Cristiano, Costanza D’Amico, Marilena Filippone, Pierluigi Folino, Nataly Pandolfo, Eleonora Pollice, Martina Bilotti e Katia Tarantello.

Ci sono lavori che s’ispirano alla scuola degli impressionisti, ma rispecchiano un tocco personale e una venatura naif

Ci sono lavori grafici, disegni, una parte non pittorica, e poi colori a sprizzare gioie e aurore a secondo degli stati d’animo, ragazzi di tutte le età, dalla piccola figlia di nove anni del maestro, Caterina, alla ragazzotta di sessantatré anni, tale Pina Calfa che di bambina ha però la passione, che ha deciso da poco di frequentare i corsi per sviluppare la pittura, perché lei veniva dalle sfumature grigie del disegno.
La piccola Caterina per la sua età pare volerti invece divertire con le sue figure da Basquiat in fiore, però certo ha nove anni mentre Basquiat il fanciullo ce l’aveva dentro e lo proiettava come un graffito per le strade, mentre Caterina ti dona l’ebbrezza dei bozzetti di primavera, non della stagione ma della vita.
Solo per citarne alcuni, ci sono lavori che s’ispirano alla scuola degli impressionisti, ma rispecchiano un tocco personale e una venatura naif, così come il sussulto floreale ai piedi di una luna striata di Katia Tarantello, e c’è ancora tanta luna nel tramonto sul lago, sull’ombra che sul bianco lunare siede a prua in quieta solitudine. E ci sono i lavori sui volti orientali di Marilena Filippone, su barbe orientali, su occhi orientali così chiari e profondi che ci vedi spuntare nitido il levante. E la prima citata Pina Calfa regala invece scene da teatro e di danza, è sua la ballerina in leggero rilievo che ricorda la Fracci, ma forse tutte le ballerine ricordano la Fracci, così come ogni luce ricorda il sole, e qui la ballerina è immersa in un chiaroscuro di viola che sorgere bianca per lei non può che essere un attimo. Eppure: “Non ho mai osato prendere i pennelli, io ho sempre disegnato – ci confida Pina – poi mi sono avvicinata al maestro Carnevali perché mi ero stancata di guardare il mondo in bianco e nero”.
Così come ha frequentato le lezioni Costanza D’Amico per riprendere l’approccio a imbrattare di delicate figure le tele con i colori a olio, lei con un passato di studi al liceo artistico e un riavvicinamento alla pittura dopo anni di studi universitari lontano da quel mondo, e oggi a quel mondo ha restituito un vecchio marinaio che i corsi d’acqua pare gli scorrano addosso, tanto è rugoso il volto; una donna di ghiaccio (“l’ho chiamato Pensiero – ci spiega – il pensiero che si ferma glaciale”); e una mamma con bambino dai colori delicati dell’abbraccio.
E per uscire di nuovo dalle posture tinteggianti di queste figure, irrompe la meticolosità dei tratti in Ludovica Catanzaro, che immaginiamo se ne stia davanti all’anatomia dei suoi visi a entrare fin dentro i dettagli che seguono instancabilmente le ombre e le luci, in un bianco e nero che tratteggia i profili come nella migliore tradizione dei ritratti di strada. E se la strada è lunga, è così corta l’età che il percorso si nutre di anni e anni di vita d’artista.
Son tutti sorridenti gli allievi, e come non esserlo se a scuola riscoprono essenzialmente se stessi: “Carnevali non vuole fare di noi tante copie del maestro, ma c’indirizza perché ognuno approfondisca il proprio stile”, concordano tutti. E vissero tutti felici e diversi.

foto Pasquale Catanzaro