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Giovanni Bilardi, vice coordinatore regionale e senatore del Nuovo centrodestra, sulla sanità calabrese.

Gli Urp, da almeno cinque anni, non esistono se non sulla carta. C'è la necessità di assumere sociologi che si impegnino nei Sert, anche per le nuove dipendenze, negli Urp e negli uffici stampa che anche essi sono spariti.
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Il vice coordinatore regionale e senatore del Nuovo centrodestra, Giovanni Bilardi valuta, attraverso una sua nota stampa, la situazione della sanità calabrese, facendo presente di aver chiesto al nuovo dg dell’Asp di Cosenza, dott. Raffaele Mauro, di revocare la perniciosa delibera 2193/2015 del suo predecessore perché è illegittima e penalizzante. L’occasione ci offre la possibilità di illustrare a Scura e Oliverio le nostre proposte sulla sanità».

Ed aggiunge: “«Crediamo che anche gli sforzi relativi alle nuove assunzioni debbano concentrarsi su un’armonia fra ospedale e territorio. Pensare alla sanità in termini esclusivamente ospedalieri è un danno enorme. L’ospedale deve essere riservato alle acuzie.

Ancora oggi, però, tanto per fare un esempio”, prosegue, “ è impossibile a un utente calabrese eseguire le batterie di test preventivi cardiologici senza rivolgersi a un nosocomio. Tutto questo forma liste di attesa esorbitanti. Per questo è necessario e fondamentale reinvestire sugli ambulatori. Ci sono casi di infermieri assunti a tempo determinato e poi trasferiti in uffici amministrativi per presunta inidoneità. Si tratta di fatti assurdi sui quali sia Scura che Fatarella devono vigilare».

Per questi motivi ha chiesto che “ si investa sulla neurologia e sulla fisiatria e che si vigili sulle liste di attesa in radioterapia. Gli Urp, da almeno cinque anni, non esistono se non sulla carta. C’è la necessità di assumere sociologi che si impegnino nei Sert, anche per le nuove dipendenze, negli Urp e negli uffici stampa che anche essi sono spariti. L’immagine della nostra sanità non viene più curata. A Oliverio chiediamo un incontro e un confronto serio su questi temi. Stessa cosa chiediamo all’ing. Scura, nell’ottica di un confronto positivo e propositivo».