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Gli allarmanti dati forniti dallo Svimez nella riflessione politica della UIL regionale

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Riceviamo e pubblichiamo

La crisi della Calabria è sempre più profonda. L’economia regionale è ferma al palo, le aziende soffrono, i giovani non trovano lavoro e la politica non riesce a risolvere i propri rebus interni.

Adesso i dati forniti dallo Svimez mettono nero su bianco quelle che erano le nostre impressioni: questa regione è sempre più isolata, non solo rispetto al Veneto produttivo ma anche dentro la macro area regionale. La ripresa riguarda tutto il Mezzogiorno, ma non la Calabria. I dati sono drammatici e ci dicono che per risollevare le sorti di questa terra è necessario una inversione di rotta immediata e una strategia concreta, accompagnata da azioni di sostegno finanziario, economico e politico moderne ed efficaci.

In questo contesto sarebbe opportuno che il Governo Renzi scoprisse le sue carte e, finalmente, rendesse noti i contenuti di quel “masterplan” per il Mezzogiorno che ancora oggi è un oggetto misterioso.  Il silenzio di Palazzo Chigi ci preoccupa, perché il Presidente del consiglio dei ministri si appresta a varare una legge di stabilità che potrebbe togliere oltre 3 miliardi di euro dal piano di azione e coesione, destinati allo sviluppo del Sud, per finanziare la decontribuzione del costo del lavoro. Se così fosse si tratterebbe della mossa spregiudicata di un Robin Hood al contrario, del primo caso di solidarietà al contrario, in quanto si prevedrebbe di togliere risorse a chi sta peggio, per darle a chi sta meglio, finendo così per provocare una nuova divaricazione sempre più accentuata della forbice fra il Nord ed il Sud del Paese. Con il rischio concreto, in particolare per la Calabria di rimanere stritolata per sempre dai dati negativi resi pubblici dallo Svimez in queste ore.

In questo momento vogliamo ritornare sulle nostre idee e, prendendo spunto dal lavoro di approfondimento svolto dalla Uil nazionale a Bari nel mese di settembre, mettere un tratto di evidenziatore sotto quelle che riteniamo essere alcune delle azioni decisive per dare speranza al Mezzogiorno e alla Calabria: efficacia della pubblica amministrazione, piano straordinario per il lavoro, nuova politica industriale, corretta gestione dei fondi comunitari, stop all’inasprimento della pressione fiscale e rilancio delle infrastrutture.

In questo contesto, siamo convinti che il porto di Gioia Tauro debba diventare uno dei poli attrattivi, se non il polo attrattivo, delle politiche di sviluppo del Governo e della Regione Calabria. Per ricordare la centralità di questa struttura industriale saremo presenti con convinzione, ed in forze, anche noi venerdì mattina alla manifestazione indetta per riportare il futuro di Gioia Tauro all’ordine del giorno dell’agenda del Presidente del consiglio dei ministri. Tirare fuori dalle secche lo scalo portuale, in questo contesto storico, assume una rilevanza fondamentale. E per fare questo, come certificato anche dallo Svimez, è necessario portare a termine il percorso di creazione della Zona economica speciale a Gioia Tauro, sbloccando una impasse politico-parlamentare che, da troppo tempo, rimanda la discussione sul provvedimento e ne impedisce la sua approvazione definitiva.

Il Segretario Generale

Santo Biondo