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Gratteri,la ‘ndrangheta vuole comprare sopratutto nella grande distribuzione

Ma anche nella gastronomia lo rivela il magistrato calabrese durante un convegno sull'usura
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La ‘ndrangheta vuol comprare ciò che è in vendita da Roma in su, lo vediamo nel campo della grande distribuzione commerciale e della gastronomia.

Così il procuratore aggiunto della Dda di Reggio Calabria, Nicola Gratteri, ha risposto ai giornalisti a margine di un convegno sull’usura a Firenze alle domande sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta. Riguardo alla Toscana, le mafie

qua sono a macchia di leopardo, in particolare camorra e ‘ndrangheta, ha affermato Gratteri ricordando la grande disponibilità di denaro per la ‘ndrangheta derivato dal traffico di cocaina e le attività di riciclaggio di prestanome. Ogni tanto – ha aggiunto – ci capita dalla Dda di Reggio Calabria di individuare ‘ndranghetisti che si muovono e frequentano parte della Toscana.

Gratteri poi si è concentrato, nello specifico, sul reato di usura:

La pena per usura è ridicola. Col sistema giudiziario attuale un usuraio sta in carcere non più di due anni, sostanzialmente il tempo del processo di primo grado. E metà del tempo lo trascorre agli arresti domiciliari. Per Gratteri invece andrebbero alzate le pene.Con condanne basse, o con provvedimenti come gli ‘svuota-carceri’ – ha sottolineato – si diminuisce di credibilità e ciò è diseducativo, perciò, ha sottolineato servono modifiche tali per cui non sia conveniente fare il reato di usura. Invece l’usuraio, sapendo che male che gli vada rimaner in carcere non più di due anni, è indotto a trasgredire la legge. Non è indifferente che le indagini sui casi di usura le faccia il pm tizio o caio, o come la polizia giudiziaria sa fare l’indagine, perchè spesso nella tecnica d’indagine si sottovaluta che il reato di usura è un reato difficile da dimostrare. A volte si danno per scontati alcuni elementi e si fanno errori, così non si può dimostrare il reato.

Gratteri ha anche spiegato che “non basta la dichiarazione dell’usurato. Serve invece fare delle consulenze per quantificare esattamente il tasso usurario e questo calcolo deve essere dimostrato cioè bisogna cercare di portare matrici di assegni, scritture private, registrazioni di minacce telefoniche. Si possono utilizzare tabulati telefonici delle conversazioni tra usurato e usuraio. Bisogna capire – ha concluso Gratteri – che l’indagine per usura non è una passeggiata”.