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Hans Christian Andersen e la vera storia della “La Sirenetta”

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Se si parla di sirenette, molti di voi penseranno all’adattamento Disney con Ariel e i suoi amici canterini: ma il racconto originale di Hans Christian Andersen è molto più oscuro e inquietante…

 Il 2 aprile del 1805 nasceva Hans Christian Andersen, autore di alcune delle più celebri fiabe per bambini che noi tutti conosciamo. In occasione di questa ricorrenza vogliamo proporvi un approfondimento del sito bustle.com su dei suoi racconti più famoso. Molti di noi avranno sicuramente presente “La Sirenetta” nell’adattamento realizzato dalla Disney nel 1989, una storia affascinante, anche se un pochino infantile: una giovane sirena dai capelli rossi con una vera passione per il mondo degli umani sale in superficie con i suoi amici canterini, supera qualche ostacolo, conquista l’amore di un principe, si sposano e vivono felici e contenti per l’eternità. La versione originale de “La Sirenetta”, scritta dall’autore danese nel 1836 è un pochino diversa: una storia davvero “inquietante”, che non tutti i genitori sarebbero contenti di leggere ai propri pargoli… siete pronti a scoprirne i dettagli più scabrosi?

1. La Sirenetta viene torturata dalle ostriche

La storia di Andersen inizia in maniera simile al film Disney: la più giovane figlia del Re delle Sirene abita in un fastoso palazzo acquatico e ha una piccola ossessione per gli esseri umani. Ma la sua vita è un tantino più “dolorosa”. Entrata nella maggiore età, alla Sirenetta (che nel racconto non ha nome) viene concesso di salire in superficie per osservare il mondo degli umani, ma deve anche subire un rito di passaggio: otto ostriche vengono conficcate nella sua coda arrecandole il dolore necessario a domare l’orgoglio, come le spiega la nonna, rispondendo alle sue lamentale.

3. Le sirene sono prive di anima

Nel racconto di Andersen troviamo una forte impronta religiosa: le sirene possono vivere fino a 300 anni, ma una volta che sono morte, puff, sono andate per sempre. Gli uomini invece, grazie alle loro anime immortale, dopo la morte possono vivere per sempre, e questo li qualifica come esseri superiori. La Sirenetta desidera salire in superficie e conquistare l’uso delle gambe non solo per l’amore del principe, ma anche per poter avere un’anima.

4. Una volta tramutata in umano, o ti sposi o muori

La Sirenetta di Andersen ha poca, pochissima scelta: nel film Ariel deve cercare di ottenere il bacio del vero amore, oppure tornerà una sirena e per di più sarà schiava di Ursula. Nella versione originale la Sirenetta deve convincere il principe a sposarla. Se non lui non lo farà, lei morirà e, non avendo un’anima, andrà persa per sempre.

5. Diventare umani: è come camminare sui coltelli

Trasformarsi in essere umano non è affatto semplice. La Sirenetta non solo deve rinunciare alla sua voce, ma ogni passo sui suoi nuovi piedini comporta una terribile agonia. La Strega del Mare spiega infatti come la sensazione sia quella di camminare sui coltelli. Tutte le probabilità sono contro la Sirenetta: come può pensare di affascinare il principe senza il suo canto e se ogni passo equivale a una pugnalata? Altro che il fastidio dei tacchi alti…

6. Il principe è un vero idiota

Non vorremmo essere ripetitivi, ma il principe è un vero idiota. Lascia dormire la Sirenetta ai piedi del suo letto e la chiama “la sua trovatella”. La tratta come fosse il suo animale domestico e, definendosi “un esperto”, le parla approfonditamente do tutte le meraviglie del mare. Un idiota? Sì, un completo idiota.

7. Non solo l’idiota non la sposa, ma lei deve ancha ballare al suo matrimonio!

Come se non bastasse la prospettiva della morte eterna (senza neppure il conforto di un’anima immortale). Non solo la Sirenetta non è riuscita a conquistare l’amore di quello stupido principe, ma deve anche ballare alle sue nozze. Sadico!

8. L’unico modo per evitare di morire è uccidere l’amore della sua vita

Il finale della storia si fa oscuro e inquietante. Mentre la Sirenetta si prepara a morire, dissolvendosi come la schiuma delle onde, le sue sorelle le fanno dono di un pugnale magico. Se lei riuscirà a uccidere il principe e a intingere i piedi nel suo sangue prima del sorgere del sole, potrà tornare a essere una sirena senz’anima, ma almeno non si dissolverà nel nulla. Tuttavia la protagonista non riuscirà a compiere questo gesto cruento. Posa il coltello e si rassegna al proprio infelice destino.

9. Il lieto fine? Una bella fregatura

Ora, ogni lettore si aspetterebbe che la rinuncia alla scelleratezza, anche a discapito della propria vita, venga premiata, giusto? Nì. Invece di dissolversi come schiuma nel mare, infatti, la Sirenetta viene salvata da creature eteree chiamate le “figlie dell’aria” che le annunciano che adesso è una di loro. Ora non le resta che svolazzare per il mondo e spandere buone azioni a destra e a manca e, dopo solo 300 anni, potrà finalmente avere la sua anima! (Wow!) Per ogni bambino buono che riuscirà a trovare, le verrà risparmiato un anno di attesa, ma, per ogni bambino cattivo cha piangerà, prolungherà (un giorno per ogni lacrima) il suo apprendistato. Non vi sembra una gran fregatura?

Fonte: DireDonna