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I fumi neri inquinanti, i rom … il mio amico Pasquale

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Pasquale, un signore abbastanza tranquillo, giovane e intenzionato a metter su un’azienda agricola su terreno agricolo di sua proprietà, con visibile preoccupazione e timore mi fa presente di essere stato richiamato e solennemente rimproverato – qualche mese fa – da un altro imprenditore agricolo suo amico perché lo aveva “pizzicato” mentre dava al fuoco dei rami secchi di ulivi potati tempo prima. Perché? gli chiese ancora in preda al timore. Perché se passano i vigili urbani o le forze dell’ordine ti fanno un verbale con una pesantissima multa da pagare, se non proprio l’arresto, fa l’altro. L’amico giovane imprenditore allora scappò , si mise in auto e con delle taniche piene d’acqua raccolta in un torrente vicino spense subito le poche fiammelle , guardando che il tenue fumo si confondesse con l’aria limpida. Bene. Andiamo alla sostanza.

È da anni che a Lamezia i rom vengono accusati di bruciare materiale fortemente inquinante, come gomme d’auto, pezzi d’auto rottamata, altro materiale vario sicuramente inquinante; e non lo fanno di nascosto, no, no. A pochi metri c’è la sede del Commissariato di Polizia; non molto distante la Compagnia dei Carabinieri; muso a muso c’è l’ ospedale cittadino; più sotto c’è il palazzo comunale, con annessa sede dei vigili urbani. Gli interventi da parte di Magistratura e delle stesse Forze dell’Ordine sono stati sempre all’impronta della massima serietà e rigore. Nonostante tutto ciò . . . il fumo nero nero si alza alto verso il cielo, come se volesse segnalare che in quel posto ci sono coloro che hanno certamente bisogno di essere sistemati in luoghi decenti ed in case abitabili, di essere aiutati nel recupero dei loro figli, soprattutto; di non essere abbandonati. E sono i rom, persone come noi, non extraterrestri che vorrebbero farci azioni dimostrative. Ma, tutto sommato, è così difficile far capire loro che quel fumo uccide e che potrebbe comportare gravi sanzioni? È così difficile, dopo decenni di diatribe e di proposte, portare a soluzione tale problema? Intanto, anche l’altro giorno la stessa scena s’è ripetuta ed io ho pensato al mio amico Pasquale: lui, sì, sarebbe morto dalla paura!